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Lavori in corso

16 gennaio 2012

Ho aperto questo spazio nell’estate del 2007, da allora ho fatto qualche piccolo intervento per aggiornarlo e modificarlo ma gli anni cominciano a sentirsi (sul web… e anche fuori! ;-p). Anche perché, nel frattempo, sono cambiate un po’ di cose, sia a livello professionale, sia nell’uso della rete e degli strumenti disponibili. Nell’ultimo anno ho trascurato questo blog, un po’ perché più attento ad altri mezzi (diversi), Twitter sopra tutti, un po’ per maggiori impegni di lavoro. Ma credo che una delle ragioni più importanti sia che Festina lente era nato con alcune premesse e con determinate aspettative (e con molto più tempo libero): adesso la situazione è cambiata e, di conseguenza, questo sito non risponde più alle mie esigenze. Quindi ho iniziato a riprogettarlo dalle fondamenta: cambieranno la struttura e la grafica, cambierà l’organizzazione dei contenuti, quelli qui presenti non saranno buttati al macero virtuale (mmm, forse qualcuno sì!) ma troveranno collocazioni più adatte. Tempi certi non ce ne sono, perché si lavora nei ritagli liberi. Intanto, però, ho voluto raccontare a chi mi seguiva sul blog cosa sta accadendo dietro questa home page aggiornata sempre più di rado.

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Caro Sindaco, #salvaiciclisti

23 febbraio 2012
salvaiciclisti banner small Caro Sindaco, #salvaiciclisti

Caro Sindaco,

Come avrà già avuto modo di apprendere dalle notizie degli ultimi giorni, l’Italia si posiziona al terzo posto in Europa per mortalità in bicicletta. Negli ultimi 10 anni, ben 2.556  ciclisti hanno perso la vita sulle nostre strade ed è per porre freno a questa situazione che due settimane or sono abbiamo lanciato in Italia la campagna #salvaiciclisti con cui abbiamo chiesto al Parlamento italiano l’applicazione degli 8 punti del Manifesto del Times.

In questi i giorni il Parlamento sta facendo la propria parte ed una proposta di legge sottoscritta da (quasi) tutte le forze politiche è pronta per la presentazione alla Camera e al Senato. Senza il suo preziosissimo contributo di amministratore locale, però, anche la migliore delle leggi rischia di restare lettera morta ed è per questo che siamo a chiedere la sua adesione alla campagna #salvaiciclisti per il miglioramento della sicurezza dei ciclisti nella sua città.

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Salviamo i ciclisti

8 febbraio 2012

cycle logo Salviamo i ciclistiGentili direttori del Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport, Il Messaggero, Il Resto del Carlino, il Sole 24 Ore, Tuttosport, La Nazione, Il Mattino, Il Gazzettino, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Giornale, Il Secolo XIX, Il Fatto quotidiano, Il Tirreno, Il giornale di Sicilia, Libero, La Sicilia, Avvenire.

La scorsa settimana il Times di Londra ha lanciato una campagna a sostegno delle sicurezza dei ciclisti che sta riscuotendo un notevole successo (oltre 20.000 adesioni in soli 5 giorni).

In Gran Bretagna hanno deciso di correre ai ripari e di chiedere un impegno alla politica per far fronte agli oltre 1.275 ciclisti uccisi sulle strade britanniche negli ultimi 10 anni. In 10 anni in Italia sono state 2.556 le vittime su due ruote, più del doppio di quelle del Regno Unito.

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Italia 2011: sembra un bollettino di guerra

4 novembre 2011

Forse sono fatti che non hanno molto in comune. Anche se qualcosa si può rintracciare, in quell’idea di capitalismo e sviluppo che sta distruggendo la nostra democrazia, il nostro paese e il nostro territorio.

Ma a leggere le notizie di oggi, in Italia, si ha la sensazione di essere davanti a un bollettino di guerra.

Il disastro di Genova, dopo quello che è successo in Liguria nei giorni scorsi, non è solamente una questione di clima, ma un problema di abuso del territorio perpetrato per anni che oggi mostra le sue nefaste conseguenze.

Il Fondo Monetario Internazionale (come fosse un’istituzione degna ancora di credito) che annuncia di aver preso di mira l’Italia per attuare le misure che affosseranno definitivamente quel poco che resta in piedi di questo paese, dopo aver portato fame e miseria in giro per il mondo.

La repressione nei confronti di qualsiasi dissenso: dagli studenti identificati ieri a Roma alla richiesta di carcere per chi entra nei cantieri Tav in Val di Susa contenuta nel decreto sviluppo.

Nel frattempo salgono l’inflazione e la disoccupazione (con un dato probabilmente sottostimato, e di molto)  e l’indignazione anti-casta, ben guidata da Santoro e compagnia, distrae tutti, spingendo ancora di più la società verso il qualunquismo. E verso destra.

Forse è il caso di smettere di chiamarci ancora Bel Paese.

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Giornalismo: il paradosso dei precari che scrivono di precarietà

26 ottobre 2011

Inizio con un’affermazione provocatoria: forse anche i giornalisti stessi sono responsabili della precarietà che è diventata caratteristica principale del settore. Certo, sono anche i principali responsabili della redazione dei contenuti: senza i precari, che prendono nella maggior parte dei casi compensi da fame, nessuno potrebbe leggere i giornali o seguire i notiziari. Ma i giornalisti precari non smetteranno mai di fare il loro lavoro, nonostante tutto. Non so se per dedizione alla causa o abnegazione verso un mestiere che sta probabilmente attraversando una delle crisi più forti della sua storia. (E all’interno di questa crisi esplodono pure i dubbi personali.)

Perché si continua ad accettare di lavorare a queste condizioni?

Ma andiamo con ordine. Questa mia riflessione nasce da un servizio realizzato per Radio Città Fujiko in cui si parla proprio di precarietà nel giornalismo, segnalato su Twitter da jumpinshark, a cui ho fatto notare il paradosso dei precari che scrivono di precarietà, che potrebbe diventare quasi un nuovo genere letterario, come suggeriva lo stesso jumpinshark.

Continuando la discussione su Twitter, sono emersi parecchi problemi, tutti più o meno noti, ma ciò che mi colpisce è che sono tanti i giornalisti che scrivono di precarietà, in qualche modo rimuovendo la questione, allontanandola da se stessi, come se fosse un problema che non li riguarda. Inoltre, tante volte si denuncia la precarietà nel settore, ma fare i nomi è sempre difficile. A Presa diretta hanno recentemente compiuto un’azione onesta, sottolineando la precarietà di chi aveva realizzato i servizi. La ricerca Smascheriamo gli editori ha raccolto una serie di dati sui compensi nelle varie redazioni e forse non ha trovato la dovuta attenzione e non ha suscitato abbastanza rabbia. Ma quei numeri parlano da soli e, in ogni caso, il lavoro non è di certo completo.

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