Pena di morte: la moratoria, l’Italia e le armi
1 settembre 2007 | scritto da Roberto |Alcuni giorni fa ho assistito alla presentazione del Rapporto 2007 sulla pena di morte nel mondo di Nessuno Tocchi Caino, a cui era presente anche il Presidente del Consiglio Romano Prodi, perché incaricato di consegnare il Premio Abolizionista dell’anno 2007 al Presidente del Ruanda Paul Kagame, che con il suo governo ha avviato il processo di pacificazione e abolito la pena capitale.
Ne ho scritto per Ultimapagina.it: oltre a dati e numeri, che ci dicono che la situazione non è proprio così positiva (le esecuzioni nel 2006 sono aumentate rispetto all’anno precedente), è emerso che la moratoria sulle esecuzioni potrebbe comunque avere un voto favorevole alla sessantaduesima assemblea generale dell’Onu.
E, al di là delle critiche che alcuni sollevano a Nessuno Tocchi Caino, ho voluto portare anche la riflessione sull’operato del governo italiano: se si è messo in prima linea, in particolare a livello europeo, per l’importante battaglia contro la pena di morte, perché continua a permettere l’esportazione di armi italiane in tutto il mondo (nel 2006 si è registrato un aumento del 61%), comprese aree di conflitto? Non dovrebbe essere anche questo un aspetto dell’impegno in favore della pace e del rispetto dei diritti umani? Sarebbe stato bello chiederlo a Prodi, che però ha lasciato presto la conferenza per altri impegni, per sentire come giustificava questa inaccettabile contraddizione.
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