Notte bianca: illusione di comunità (1a parte)
9 settembre 2007 | scritto da Roberto |Programmi ovunque da consultare, persone da giorni affaccendate in costruzione di palchi e allestimenti. E gente che arriva da treni aerei macchine, da ovunque. Che viene da chiedersi il perché. Che i musei saranno anche gratis, ma la fila è infinita, che i negozi sono aperti, ma che senso ha comprare e spendere solo perché è sabato sera anziché un altro giorno della settimana? Ma forse per qualcuno ha senso, oltre che per chi ci guadagna, ovviamente: le spese durante la Notte bianca pare si impennino.
Camminavo per le strade del centro, disorientato dall’eccesso di appuntamenti in programma e senza aver voglia di fare alcunché, in fondo, se non, forse, sfuggire alla folla – oppressiva, indisciplinata, che in queste occasioni mi spaventa sempre un po’ – e mandare a dormire un raffreddore che da qualche giorno mi sta addosso. E ci chiedevamo, chiacchierando e camminando, dove fosse il bello di questa nottata. Non l’abbiamo mica trovato. Anzi.
“Panem et circenses”: questo è ciò che ci rimbalzava in testa, immaginando un Veltroni seduto in Campidoglio a guardare soddisfatto la città.
La Notte Bianca mette in scena lo spazio pubblico in tutti i suoi aspetti: luoghi abitualmente chiusi o abbandonati, luoghi periferici così come luoghi prestigiosi e appartenenti al patrimonio storico della città, rivisitati in maniera originale dagli artisti. La Notte Bianca consente alle città organizzatrici di riflettere insieme sull’evoluzione attuale delle notti metropolitane e di mettere in campo servizi e modelli organizzativi adeguati.
La Notte Bianca è l’occasione di promuovere forme di mobilità “poco inquinanti”: bicicletta, tram e trasporti pubblici in generale, navette fluviali.
Ma ci credi davvero, Walter? Dai, non c’è mica bisogno che tu faccia finta. Noi non ci crediamo, neanche un po’.
Che non è solamente perché auto e moto stavano da tutte le parti, le prime sulle strade le seconde parcheggiate ovunque sui marciapiedi; non è nemmeno solo perché concentri tutti questi spettacoli in un’unica notte quando hai lasciato passare un agosto deserto di qualsiasi evento: questa è politica culturale? Questo è tenere viva la città?
Non è nemmeno soltanto perché il regolamento sugli sponsor etici è stato strappato per l’ennesima volta: Enel, BNL, Banca di Roma, Unipol e Sky. Dovrebbe essere sufficiente leggere questi nomi per trovarsi davanti agli occhi il traffico di armi, il mancato rispetto dell’ambiente, l’imbavagliamento dei giornalisti… Eppure hanno dato circa 2 milioni di euro. (Sponsor in nero, Giulio Sardi su Carta)
E neppure solamente perché “l’Italia delle notti bianche, appare un Paese dove alla comunità e alla società si sostituisce la ‘folla’”, come scrive Ilvo Diamanti, parlando delle notti tirate all’alba e non solo di quelle che, istituzionalizzate, risultano ancora più vuote.
E’ tutto questo, tutto insieme. Ansia di una comunità che non si crea solo nello spostarsi a folla da un luogo all’altro, nel vagare con sopra gli elicotteri e intorno luci blu lampeggianti, quel non vivere realmente luoghi di cui durante il resto dell’anno non ci si può riappropriare, spazi che si fanno e restano estranei, e il brutto di una città che si limita al ruolo di vetrina, mentre noi, qua, sempre più precari, non capiamo bene che cosa abbia da mostrare.
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