Conciliando l’incubo
4 ottobre 2007 | scritto da Roberto |Giorni stranamente frenetici, di una frenesia che non è propriamente tale, è come un accumulo di pensieri e suggestioni e immagini a livello mentale, spesso nemmeno troppo definiti. C’è un po’ anche la sensazione di un riconoscimento di qualcosa che però rimane ancora sfuocato. Forse è solo l’autunno.
Sicuramente le ultime letture incidono molto sul mio stato mentale. Libri belli, forti, devastanti. Alcuni legati a ciò che sto scrivendo da quasi un paio di mesi, altri no, ma che in qualche modo vanno anch’essi a disegnare uno scenario globale, macro, che picchia duro sul mio desiderio di futuro. Di alcuni ho scritto, di altri lo sto facendo o lo farò.
In ordine sparso.
Come un’onda che sale e che scende, il volume di Vollman sulla violenza. Pesante, pieno di percorsi e spunti cui perdersi e che a volte fanno un po’ perdere il filo (Napoleone, l’organizzazione sociale delle formiche…) tese a descrivere, catalogare la violenza umana, come e quando possa essere giustificata. Una lettura che mi accompagna già da qualche tempo, quasi sempre notturna, forse, inconsciamente, per conciliare incubi. Forse per farmi sentire fragile in mezzo a un mondo che non risparmia quanto a ferocia, spietatezza, arbitrio impazzito. Vorrei scriverne approfonditamente, ma per adesso leggo e un po’ mi ci perdo.
Poi è arrivato, attesissimo e devastante, Sappiano le mie parole di sangue, di Babsi Jones. Oggi forse ho finito di scriverne, ma non so ancora dove pubblicherò, in ogni caso il pezzo apparirà anche qui. Il libro, leggetelo. Assolutamente.
E ancora: evasioni e rivolte, di Emilio Quadrelli. Divorato sull’eurostar Roma-Bologna e su quello che mi riportava di nuovo a casa. Ne scriverò. Intanto abbiamo chiesto alcuni estratti da pubblicare su Informationguerrilla.org, che i contenuti sono così forti che devono arrivare a più persone possibili. E soprattutto ci mostra in modo chiarissimo che tutto è collegato, dall’occupazione in Iraq ai quartieri delle nostre città, dai Cpt all’Afghanistan. E il futuro non sarà bello.
Ultimo arrivato in questa piccola stanza in cui non so più dove mettere i libri è Euroil, di Paolo C. Conti ed Elido Fazi, che racconta del progetto di una borsa iraniana del petrolio e delle possibilità di crollo del valore del dollaro e della guerra ormai imminente, in cui ovviamente il nucleare non c’entra nulla. L’ha già detto anche Kissinger. Ma non solo petrolio, no, si tratta di difendere la supremazia del dollaro. Senza quella – mantenuta, da impero, attraverso politiche economiche prive di etica e guerre – gli Stati Uniti potrebbero crollare. E, anche in questo caso, le immagini di futuro si fanno sempre più cupe.
A togliere ogni illusione c’è L’illusione umanitaria. La trappola degli aiuti e le prospettive della solidarietà internazionale, che ci mostra come l’emergenza umanitaria sia un business che fa gola a molti e su cui molti vogliono mettere le mani, mafie comprese. Le truppe umanitarie sono solo l’altra faccia degli eserciti. Una lettura frammentata in percorsi in autobus attraverso la capitale, percorsi su gomma che collegano luoghi e percorsi mentali che partono da presupposti diversi, da esigenze diverse, da idee diverse, ma che aggiungono un poco alla volta elementi a un solo, terribile quadro generale.
Riusciremo a scappare da questo futuro?
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