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Perché ha vinto Veltroni

14 ottobre 2007 | scritto da Roberto |

In questo giorno di, ehm, trionfo della democrazia e della partecipazione, riprendo l’articolo scritto qualche tempo fa per LMT Magazine di ottobre, che s’intitolava “Perché Veltroni sarà a capo del Pd, democraticamente”.

Non è mica facile parlare di politica, Partito Democratico e candidature alle primarie, in questo periodo. Magari sarebbe bello andare a prendersi un caffè con la Bindi, sempre che lo beva, e convincerla a scoprire tutte le sue carte, sentire cosa pensa davvero, che già un gesto importante è stata la sua presenza al convegno di Sbilanciamoci, per un confronto sulla necessità di un’economia radicalmente diversa.

E se non è facile parlarne, di questa “nuova” creatura politica e del sistema che ne eleggerà (imporrà?) il capo, ancora più difficile è cominciare. Potrei farlo citando un manifesto intravisto dal finestrino dell’auto qualche giorno fa. Non ho ben capito di cosa si trattasse, probabilmente un incontro, un dibattito, fatto sta che due nomi campeggiavano scritti in grande, sullo sfondo col orato: Fini Veltroni. Che uno pensa subito: ma che bella coppia, potrebbero pensare di fare un partito insieme. E in effetti. Un bel due tessere al prezzo di una, per parodiare la campagna per il tesseramento dei Ds, “una tessera che ne vale due”.

La politica si fa promozione da supermercato, estetica senza etica, prodotto, contenitore di parole che dicono tutto e niente, salvo poi tradirsi in ansie legalitarie che risvegliano in tanti forti preoccupazioni.

Il Partito Democratico di Veltroni vuole “affascinare quei milioni di italiani che credono nei valori dell’innovazione, del talento, del merito, delle pari opportunità”, parola del futuro leader. “In quell’’affascinare’ c’è tutto il degrado della vita politica italiana”, ha scritto Sbancor su Carmilla. Sì, perché questo è il linguaggio della “nuova” politica che entra, ormai in deriva, sullo stesso territorio di Berlusconi. Con la differenza che le sue capacità di giocare su questo terreno sono nettamente inferiori a quelle dell’avversario, come già abbiamo avuto modo di vedere in tutti questi anni.

Tornando alle ansie legalitarie, invece, ci facciamo prestare le parole dai Wu Ming, che in questo sfogo istantaneo che è anche provocazione non mandano a dire nulla:

Questa ex-sinistra ormai sub-destra che, anziché muovere guerra alla povertà, muove guerra direttamente ai poveri e lo fa perché li odia, i poveri, li odia biliosamente, dal profondo delle budelle, prova ribrezzo per i poveri, perché puzzano, sono d’i ntralcio, sono pre-moderni , questa ex-sinistra dei vigili coi tonfa, questa ex-sinistra in piena “modenizzazione” (non è un refuso) che firma per aprire i CPT anziché per chiuderli, che rincorre e afferra al lazo gli istinti più ferini e prevaricatori, che fa l’apologia criminogena della roba , gli sghei , e in cambio di un voto “moderato” c he non esiste (che significa essere “moderati”? Essere un po’ contro le unioni civili? Essere moderatamente contro l’eutanasia? Essere al 50% come Schifani?) vende “sicurezza” a chi è già al sicuro, al contempo deturpando la vita e la dignità di chi campa appeso a un filo, questa ex-sinistra ormai sub-destra che ha trasformato la mediazione al ribasso i n vera e pr opria masturbazione, vi si dedica gemendo di piacere, e ha come unico referente l’Homunculus, l’Homunculus che spia dalle persiane e teme, trema e teme, ha paura di tutto e di tutti, vive un terrore prefabbricato e media-stimolato come falso veder bestia quand’ombra (Inferno, canto II, 48)…

Esagerazioni? Non tanto. E’ (anche) questa la sinistra che sta dando vita al Pd, che sostiene Veltroni, quella dei Dominici e dei Cofferati, quella su cui puntano ormai i poteri forti, a partire dalla Confindustria.

Ma se proviamo a volgere lo sguardo su qualche altra realtà, troviamo anche segnali interessanti, come la candidatura del trentaseienne Mario Adinolfi, outsider assoluto anche se proviene dall’esperienza politica prima nella Dc poi nel Partito Popolare: il suo obiettivo è rappresentare quel 28% dell’elettorato che ha meno di 40, che non ha nessuno i n Parlamento né nei luoghi di potere. Nel programma della sua candidatura propone punti molto chiari e soprattutto vicini a tutti quelli della sua generazione, dalla libertà di scaricare contenuti via internet per uso personale alla tutela della giovane coppia, indipendentemente dall’orientamento sessuale.

Una scommessa di democrazia diretta che verrà persa, nonostante tutto l’impegno e la mobilitazione, semplicemente perché il Partito Democratico non nasce su questi presupposti.

Basta farsi un giro nelle sezioni Ds: si vota Veltroni, questo il diktat del partito.
E guai a sgarrare, che una controllatina ai voti ci può sempre scappare. Questo sì che è lo spirito democratico per affrontare primarie che si riveleranno, se va bene, poco più di una messa in scena, come lo sono state quelle dell’Unione per candidare Prodi.

Certo, anche in alcune aree dei Democratici di Sinistra i malumori non vengono nascosti, soprattutto tra i giovani dell’Sg (che erano anche a Genova nel 2001) che, mentre si chiedono cosa succederà a loro con la calata dall’alto del Pd, si arrabbiano perché devono firmare per presentare liste in cui i nomi dei candidati non sono ancora scritti. Ma la rabbia sarà ricacciata in gola – a meno che qualcuno non decida di stracciare la tessera – o, al più, sfogata in una discussione tra le mura della sezione.

Che il 14 ci sono le primarie. E si va tutti in fila alle urne con l’euro in mano. A votare. Veltroni.

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