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Pugni (solo) in tasca

7 gennaio 2008 | scritto da Roberto |

Che uno può anche crederci che nella televisione possano esistere spazi più liberi e interessanti, capaci realmente di dare voce non solo a chi voce di solito non l’ha ma soprattutto che siano capaci di lavorare su un diverso linguaggio, che non sia quello tipico della comunicazione che annulla le differenze, che elimina il conflitto in una indifferenziata inclusione che disinnesca ogni idea. Uno può anche crederci, dicevo, ma difficilmente è così, nonostante le migliori intenzioni e volontà che possano esserci dietro, alla base del progetto.

Se devo essere sincero, nemmeno sapevo cosa aspettarmi, quando mi hanno invitato a partecipare alla trasmissione Pugni in tasca, nuovo talk show di Mtv condotto da Mario Adinolfi, per la puntata i cui temi portanti erano il lavoro e la precarietà, che andrà in onda venerdì 11. Sicuramente curiosità: mai stato in uno studio televisivo, mai partecipato a un programma tv. Interessante, da vedere com’è. Poi quando al telefono mi dicono che è presente anche l’ex ministro Roberto Maroni, la curiosità diventa ancora più forte. Chissà cosa ne viene fuori, penso. Forse ancora un po’ ingenuo pure alla soglia dei trent’anni. Sia quel che sia, io ci vado: questo inizio anno che non mi ha ancora ripreso alla normalità – se una normalità in questo strippo lavorativo ci può essere -, dopo la parentesi quasi onirica delle feste, non ha ancora orari pure se si affolla di cose da fare.

Premetto necessariamente di non aver mai visto Pugni in tasca (del resto, senza una tv in casa è anche un po’ difficile): non ritengo però che questo mi impedisca di dare un’impressione da dentro, avendo partecipato a una puntata. E premetto anche che mi sembra una gran cosa che tutto lo staff della trasmissione sia under 40: queste mie riflessioni – nemmeno troppo medi(t)ate – non sono contro di loro, sono sul medium stesso. E a chi mi dice che ogni spazio strappato alla banalità o ai Vespa Ferrara Santoro Floris di turno è una vittoria rispondo con uno sguardo interrogativo. Semplicemente non ne sono troppo convinto.

Tanti ospiti a cui dare voce, poco il tempo, di conseguenza, e non è tanto un problema se non riesco a fare la domanda che vorrei per rispondere a un’affermazione dell’ex ministro responsabile della legge 30: tutti gli interventi, nonostante la rabbia e le idee emerse durante il briefing prima di cominciare la registrazione, arrivano nello studio come depotenziate, ammortizzate, annullate. Ed è il mezzo stesso che fa succedere questo, i suoi tempi, i suoi modi, le sue caratteristiche. Come se ci fosse bisogno di un’ulteriore conferma del fatto che in televisione non ci può essere spazio per l’approfondimento, per il dialogo vero, per il conflitto.

(Ecco: conflitto è un parola che dovremmo riscoprire, significare, vivere.)

Non che mi aspettassi tanto, no, però era come se una speranza ci fosse e alla fine mi ritrovo con un poco di delusione, condivisa, a quanto pare: mentre rientro verso il Verano sul 163 i precari delle forze armate che prima erano in studio con me esprimono le stesse mie perplessità.

Quello che pesa è che non è praticamente possibile parlare di precarietà in maniera seria, in questo Paese, ovvero nell’unico modo sincero: dando spazio, senza condizioni, a chi la vive. C’è troppa gente che straparla di una condizione di cui non conosce nulla, siano essi politici di professione o magari anche persone comuni, persino giovani, che per qualche appartenenza politica, per paraculismo, o per un culetto sempre troppo asciutto bollano come lamento il racconto della precarietà, semplicemente perché non hanno la più pallida idea di cosa sia. Buon per loro, per carità: ma che non ci vengano a fare lezione di morale o a dirci quanto è bella la nostra Italia.

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  1. 2 Responses to “Pugni (solo) in tasca”

  2. By la compagna D. on gen 9, 2008 | Reply

    ma i precari (non sempre giovani!) della tv non parlano mai in questi programmi?

  3. By Roberto on gen 10, 2008 | Reply

    mah, potrebbe capitare che se denunciano la precarietà nella trasmissione per cui lavorano potrebbero non lavorare più… ma forse questo è un mio eccesso di paranoia!

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