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E intanto muoiono i partigiani

22 gennaio 2008 | scritto da Roberto |

Scrivo poco, qui sul blog, lo so. Ma nell’ultima settimana ero troppo impegnato a respirare per potermi dedicare a qualsiasi altra attività, fosse anche solo digitare parole. Ho dovuto rimandare anche l’indagine su cui dovevo lavorare per il prossimo numero de La Voce delle Voci, slitterà a marzo. Pace.

Ho sfruttato però l’impossibilità di rinviare una trasferta lavorativa in Romagna per divorarmi, in treno, Cosa cambia di Roberto Ferrucci, romanzo sulle giornate di Genova del 2001, sul privato e sul collettivo, sui segni che ognuno si porta dentro, siano lasciati da manganelli o da parole. Se riesco a trovare il tempo ne scrivo più approfonditamente. Intanto leggetelo, che la memoria è un ingranaggio collettivo. E se c’è poca speranza nella giustizia e nella politica, la memoria forse rimane l’unico strumento possibile, come ci ricorda Paco Ignacio Taibo II:

Non c’è altro omaggio possibile che il ricordo, non c’è altro culto reale che la memoria critica; non c’è amore più grande delle complicità con le sue ossessioni. Tutto è sogno, quasi tutto si trasforma in incubo.

E gli incubi. Tracciano rotte di insonnia. Disegnano un presente collettivo sempre più nero da sopportare. E intanto muoiono i partigiani, tra le lacrime di coccodrillo di quella stessa “sinistra” che da anni lavora al revisionismo sulla Resistenza.

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  1. 4 Responses to “E intanto muoiono i partigiani”

  2. By r. on feb 21, 2008 | Reply

    In effetti, c’è una strategia di “pacificazione” che fa perno sul revisionismo: si impone la lingua bipartisan (quest’incomparabile ferrolegno) svuotando il senso stesso della parola “partigiano”

  3. By roberto ferrucci on feb 22, 2008 | Reply

    Grazie, mi auguro davvero tu riesca a trovare il tempo per scriverne qualcosa. A presto, roberto ferrucci

  4. By r. on feb 22, 2008 | Reply

    Ti ringrazio. Sul revisionismo e il suo rapporto con la normalizzazione (il progetto di un “paese normale”, uno slogan lanciato in Italia da D’Alema, ma coniato molto tempo prima dalla Nuova destra, in particolare tedesca…), ho ripubblicato su “incidenze” diverse cose scritte anni fa, ma credo che cogliessero criticamente una tendenza oggi ormai dominante: quella che, giustamente, critichi nel tuo post.
    Per ora, è vero, nel poco tempo di cui dispongo mi sono limitato a rendere accessibili in rete quegli scritti, ma credo che possano contribuire a cogliere alcuni orientamenti fondamentali dei processi in atto e a tracciare alcuni punti di attacco per un approccio critico.
    Mi ha colpito positivamente il fatto che, nel tuo post, rifiuti un’immagine consolatoria del panorama attuale.
    Di qui il mio “messaggio nella bottiglia”.

  1. 1 Trackback(s)

  2. gen 25, 2008: Xaaraan - Il blog di Antonella Beccaria » Genova 2001: la memoria è un ingranaggio collettivo

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