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Visitate Venezia finché siete in tempo: perché astenersi alle prossime elezioni

15 febbraio 2008 | scritto da Roberto |

Come avevo anticipato, eccomi a parlare della necessità dell’astensione alle prossime elezioni. Il titolo del post è cambiato, ma la catastrofe continua ad aleggiare sopra le nostre teste. E anche molto più in basso.

La campagna elettorale ha ormai preso il via, con le due facce della medaglia del futuro bipolare della politica italiana, Berlusconi e Veltroni, in distinta seduta nella terza camera che governa il Paese, il salotto di Vespa, a raccontare le loro promesse per il futuro dell’Italia, che intanto affonda ogni giorno di più, tra gli attacchi alla dignità (e alla libertà) delle donne, le missioni di pace che continuano a riportare in patria salme tricolore, la precarietà e l’inflazione a segnare le giornate di un numero sempre più grande di persone.

E tra partiti che si fondono a comando, sezioni ex-Ds in cui si litiga con quelli della Margherita per sottrarsi pezzetti di potere locale, cose che sono rosse, ma di vergogna e l’Udeur che, nostro malgrado, si ostina a non estinguersi nonostante gli arresti e gli avvisi di garanzia, le speranze per il futuro sono poche, pochissime. Anzi: non ci sono.

Spegniamo la tv, lasciamo fuori opinionisti e tuttologi, barrichiamo le segreterie di partito con segretari e iscritti dentro, che non facciano danno. E cerchiamo di ragionare lucidamente. E sui fatti.

Se l’accorpamento elettorale An-Fi fa temere un riflusso di voti verso la destra estrema, spostandoci verso il centro non è che le cose vadano poi così meglio. Senza nemmeno voler sottolineare il ruolo di Veltroni e del Partito Democratico nella caduta del governo Prodi, basta dare un’occhiata a cosa questo governo ha promesso e non realizzato in questi quasi due anni.

Sul numero 3 del settimanale Carta c’è una dettagliata analisi che ci aiuta: le missioni militari, la base di Vicenza, gli inceneritori (fino alla Napoli di De Gennaro), la Bossi-Fini sull’immigrazione, il decreto sicurezza, i diritti delle coppie di fatto, la legge sulla cooperazione, la Tav, la legge 30, la Fini-Giovanardi sulle droghe, la commissione d’inchiesta su Genova.

Ancora voglia di votare il PD? E non agitate lo spettro di Berlusconi: è più vivo di tanta sinistra e centro e poi, se ancora si aggira per l’Italia, ci sarebbero altre due cose da dire, sul governo Prodi: conflitto d’interessi e riforma del sistema radio-televisivo. Sufficiente?

Sulla lista Rekombinant Franco Bifo Berardi ha messo insieme uno sfogo e alcune riflessioni, rivolgendosi alla sinistra (quella che adesso ha l’arcobaleno) dal significativo titolo Parole al vento sull’orlo dell’ultimo abisso. Eccone qualche estratto, pienamente condivisibile. (Se volete leggerlo tutto, lo trovate qui)

Un anno e mezzo dopo le elezioni lo spettacolo che abbiamo sotto gli occhi è catastrofico. Non solo per l’Italia, che quella ormai ci possiamo mettere una pietra sopra e tanti saluti. Ma per la sinistra, se ancora ha senso occuparsene. E soprattutto per la società, quella sì che dispiace davvero veder come l’hanno ridotta. (…)

Per non votarvi mai più basta sapere che mentre inzuppavate un fazzoletto dopo l’altro con lagrime da coccodrillo ai funerali degli operai della Thyssen, accettavate la detassazione delle ore straordinarie. Tutte le parole sulla prevenzione e la sicurezza sul lavoro sono parole ipocrite, se si fa finta di non sapere che detassare le ore straordinarie significa incrementare il numero dei morti e dei feriti sul lavoro. (…)

Da che mondo è mondo, quando non esistono le condizioni minime per un confronto democratico si fa così: si denuncia la situazione e si chiama il popolo a non andare alle urne. Tanto statene certi: come me saranno molti quelli che alle urne non ci andranno. Potrebbero diventare una marea. Mettetevi alla testa dell’esercito astensionista invece di piagnucolare per alleanze indecorose il cui fallimento è già sotto gli occhi di tutti. Lanciate una campagna di denuncia della dittatura mediatica, appellatevi all’Unione europea per chiedere il commissariamento di un paese in cui domina da decenni incontrastato un gruppo finanziario criminale guidato da un apologeta del fascismo.

La riflessione sul sistema al collasso viene raccolta, sempre su Rekombinant, da Paolo di Molle Industria (a cui ho rubato la citazione del titolo), che allarga i suoi ragionamenti dalla fine dell’Italia alla fine del petrolio e del mondo:

La fine del mondo non è un evento. E’ un processo. Che è in corso. (…) Mettiamoci il cuore in pace: non succederà niente di particolare, sarà solo l’inizio di un graduale processo. Dimentichiamoci il beffardo “no future” di Johnny Rotten e il languido “Final Countdown” degli Europe. La Fine non sarà un grande evento da prima serata, sarà più simile al Grande Fratello che ogni anno è peggio eppur continua inesorabile.

Una divagazione? Chissà. La catastrofe è inevitabile, e nel nostro Paese comincia anche dalle prossime elezioni.

E proprio a queste torniamo, per chiudere. Un recente intervento di Giulietto Chiesa sul manifesto ci presenta le idee in modo ancora più chiaro:

Incredibile a dirsi c’è ancora gente che pensa che il Partito Democratico sia un partito di sinistra. Moderato ma di sinistra. Invece l’operazione – di successo – che questa sigla ha compiuto è quella di traghettare al centro una parte dell’ex elettorato di sinistra. Non c’è scusante per chi finge di non accorgersene. Il Partito di Montezemolo non può rappresentare gli operai della Thyssengroup, o i precari.

E una dritta per la cosa rossa: Veltroni vada da solo, ovunque, nessuna alleanza in nessun posto.

La sinistra arcobaleno, invece? L’unica condizione possibile perché si possa anche solo prendere in considerazione minimamente l’ipotesi di un voto a loro è, come scrive Chiesa, “la formazione di liste aperte, decise in primarie dove chiunque potrà candidarsi, da farsi con una consultazione di massa sul web, nelle forme della maggiore trasparenza. I candidati che ne usciranno saranno i candidati di tutti, dei partiti, dei cittadini, dei movimenti”.

Se sarà così lo vedremo nelle prossime settimane, anche se le premesse non sono buone, con il collasso alle porte e la propaganda che già ci arriva addosso da ogni direzione. Dovremmo scegliere se mettere una x sulla destra estrema, su Veltrusconi o sulla cosa rossa? Alle condizioni attuali ogni scelta di voto è impossibile e l’unica strada praticabile è un’astensione consapevole e, possibilmente, di massa.

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  1. 2 Responses to “Visitate Venezia finché siete in tempo: perché astenersi alle prossime elezioni”

  2. By Nìkanor on feb 15, 2008 | Reply

    Facciamo un sondaggio:
    quali sono i volti nuovi di questa tornata politica? ditemelo e lo voto!

  1. 1 Trackback(s)

  2. mar 8, 2008: Festina lente » Blog Archive » Tra lavori e città: Facebook, astensione e cospirazione precaria

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