Davvero. (scrivere, emigrare)
20 febbraio 2008 | scritto da Roberto |Ieri notte scrivevo per Sette sere e citavo un estratto da un testo di Wu Ming 1 sull’ultimo Giap, questo:
L’Italia è un ghetto, gated community, galera della mente. Negli sguardi il mondo è assente. Provincialismo, campanilismo, familismo, visioni sempre più anguste. Le lingue inciampano sugli idiomi forestieri, i media ufficiali alzano muri, presidiano i confini, fanno entrare in prevalenza fesserie, propaganda, mode effimere e gossip. Dentro, poi, è una nube perenne di gas, “l’onorevole ha dichiarato… il senatore ha detto… la coalizione… le riforme…”. Non-eventi, commenti sui commenti, dibattiti dementi. La Rete permette di comunicare col mondo, ma nessuno insegna a usarla al meglio, in modo conscio e responsabile, e anche lì si formano ghetti, énclaves, circuiti di celle di clausura in cui s’amplifica il provincialismo.
Mentre chiudo l’articolo per il prossimo numero della Voce delle Voci (si parla di editoria “mediattivista”) rifletto su ciò che descrive Wu Ming e penso che sì, forse potrebbe essere ora di uscire dal ghetto, non solamente come pratica quotidiana, ma davvero: emigrando. Che qua, complice una campagna elettorale già troppo piena di promesse, l’ossigeno sembra cominciare a mancare. Davvero.
Tag:emigrazione, La voce delle voci, Sette sere, Wu Ming






