disoccupate le strade dai sogni ovvero delle umane sconfitte
26 marzo 2008 | scritto da Roberto |
perché non è solo una questione di modalità: dell’inutilità della lotta armata (anzi: del suo essere negativa, dannosa, esiziale) nelle nostre società ormai sono convinti tutti, o almeno tutti coloro che hanno ancora saldamente il cervello agganciato al mondo reale, alle sue dinamiche.
ma non è tanto di questo. quanto della testimonianza di un percorso umano, di un cambiamento segnato quotidianamente dagli eventi che accadono, dall’impossibilità di darsi pace, di farsi bastare la consapevolezza del male che ci sta intorno.
della disillusione segnata sul quotidiano. ma anche della paura che mette addosso quella determinazione, quella che porta una mente lucida a rifiutare ogni confronto reale, a preferire l’amore per una lotta (armata) già persa in partenza a quello delle proprie figlie, l’astrattezza del fare del bene all’umanità mettendo da parte il fare del bene alle prime persone che hai vicino.
sarà banale. sarà che tutto questo sembra così lontano dal 2008, da roma, nonostante certe contraddizioni del sistema si siano acuite, certe conflittualità continuino a segnare il quotidiano, certe terribili conseguenze siano realizzate davvero solo oggi: Iraq e Afghanistan, la tragedia dei migranti, la riduzione delle libertà civili e ancora il dissenso e la critica sociale rubricati esclusivamente a questioni di ordine pubblico.
eppure. leggendo le pagine di disoccupate le strade dai sogni il sentimento che si sente più forte è la disillusione. la distanza, anche. c’è una reazione emotiva diversa rispetto alle storie raccontate da bill ayers in fugitive days, che pure lasciano amarezza ma anche speranza.
qui sembra tutto come predeterminato, dalle prima pagine (consapevolezza nostra, forse, che sappiamo come andrà a finire già da subito) l’aria è cupa, le parole dense, l’orrore nascosto una riga dietro l’altra, fino a deflagrare, tra colpi di pistola, esplosioni, morti.
i weathermen hanno scontato la loro pena, quasi tutti sono tornati a vite normali, civili, borghesi. i militanti della rote armee fraktion dal carcere sono usciti con i piedi in avanti (suicidati o uccisi: una questione di fede, dice prinz). c’è, per questo, più sincerità? più genuinità? non so, non credo. e forse non è nemmeno così importante.
resta addosso solo un senso di sconfitta ma non per quella lotta, no, un senso di sconfitta umanissimo, di ogni essere umano, che nutra o meno speranze per un mondo migliore, un senso che ti dice davvero di prendere “tutti i tuoi cazzo di sogni” e andare “fuori, in fila, a fare un lavoro di merda!” (così cantavano i casino royale qualche anno fa, aggiungendo un fanculo finale che poco fa).
che basta poco per accecarsi, in ogni direzione.
Tag:Alois Prinz, Bill Ayers, disillusione, Disoccupate le strade dai sogni, Fugitive Days, RAF, Ulrike Meinhof, Weather Underground







One Response to “disoccupate le strade dai sogni ovvero delle umane sconfitte”
By umo on mag 27, 2010 | Reply
peso. tosto. ancor di più legato all’altro.
titolo del libro davvero bello.
e sperare che gli ideali-se ancora ci sono- non diventino tutte illusioni..perchè un pensiero positivo ci vuole, ogni tanto!
e rileggendo le tue ultime righe, speriamo (spero davvero con tutto il cuore!)che non sia solo un abbaglio..che cercare di creare giorno per giorno un futuro possibile, migliore, seppur sembri di andar contro i mulini a vento,sia una lotta per cui valga ancora la pena. o altrimenti, ci si vedrà tra qualche anno, forse, tra i disillusi.