“Democrazia” di tortura
18 luglio 2008 | scritto da Roberto |Ne abbiamo parlato tante volte, di Genova. Perché la memoria è un ingranaggio collettivo e perché in questo Paese la democrazia non è più solo a rischio, ma è ormai definitivamente in agonia, allo stadio terminale. E continuiamo a parlarne perché davanti a uno Stato che garantisce l’impunità ai torturatori in divisa – a livello giudiziario e a livello politico – l’unica cosa che possiamo fare è opporci, con la nostra coscienza e la nostra memoria.
Le condanne per il processo su Bolzaneto sono l’ennesimo chiaro segnale che in questo Paese c’è qualcosa che non va, un cancro violento che rifiuta i fondamenti della democrazia. Un cancro governato dalla politica, non per incompetenza ma per precisa volontà, a cominciare da una legge sulla tortura che ormai da troppi anni è ferma in parlamento e che avrebbe imposto pene più severe per gli aguzzini e, soprattutto, che avrebbe evitato la prescrizione per i loro reati. Invece, come avviene sempre quando a essere sotto processo sono appartenenti alle forze dell’ordine, l’unico esito è l’impunità, nonostante quelle (poche e leggere) condanne: nessuno pagherà.
Nemmeno Massimo Luigi Pigozzi, che ha strappato una mano (prendendo da una parte medio e indice, dall’altra anulare e mignolo e tirando violentemente) a un ragazzo genovese, per poi fargliela ricucire senza anestesia: solo 3 anni e 2 mesi, perché non è stata riconosciuta l’aggravante dell’aver agito con “crudeltà nei confronti della vittima”. Già, probabilmente l’ha fatto per divertimento, non per crudeltà. A gennaio 2009 scatta la prescrizione, e il poliziotto resta in servizio.
Ma non è solo per la tortura, che in Italia continua colpevolmente a non essere prevista dal codice penale. E’ anche per le promozioni che, in una antidemocratica armonia bipartisan, hanno visto coinvolti i principali responsabili delle violenze di Genova. Basta leggere quanto scrive il sito del Comitato Verità e Giustizia per Genova.
Ma il peso di questa sentenza va molto oltre il fatto che nessuno pagherà: è la conferma definitiva che l’impunità per certi comportamenti è e sarà garantita per gli uomini in divisa, qualsiasi cosa facciano. E non c’è bisogno di ricordare la mattanza genovese, basta pensare allo stillicidio di soprusi e violenze (soprattutto, ovviamente, nei confronti dei più deboli, giovani e migranti) che segnano quotidianamente il nostro Paese. Per una memoria delle vittime delle azioni di polizia è possibile leggere il materiale presente sul sito www.reti-invisibili.net, che proprio di questo tiene vivo il ricordo, per una sete di giustizia che si ostina a non lasciarsi estinguere.
Certo, in questo quadro nerissimo, di positivo c’è che certi fatti sono stati messi nero su bianco, che si è accertato che nella caserma di Bolzaneto sono avvenute cose inumane, lo Stato dovrà pagare circa 15 milioni di euro di risarcimento alle vittime. Ma non basta. Perché non si possono usare due pesi e due misure, condannando i manifestanti per reati istituiti in tempo di guerra, come se fosse più grave spaccare una vetrina o incendiare una macchina di rompere una testa, far saltare i denti, fracassare le costole. Perché anche questo è il messaggio. L’involuzione della democrazia cominciata nel 2001 è alla sua ennesima, atroce, tappa.
Articolo pubblicato sul settimanale Sette sere del 18 luglio 2008.
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