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Conflitti d’autunno

24 ottobre 2008 | scritto da Roberto |

manif small Conflitti dautunnoDurante la passata estate avevamo scritto che c’erano tutti i segnali che annunciavano un autunno dalle temperature elevate, fatto di tensioni sociali e scontento in vari settori e in tante aree del Paese. Non ci facciamo vanto di essere Cassandre a profetizzare sventura, dopotutto bastava un po’ di buon senso e un occhio, nemmeno troppo attento, all’operato di questo governo – ma anche di tanti sindaci-sceriffi, armoniosamente divisi tra destra e sinistra come gli ispiratori del decreto Maroni sulla sicurezza. Bastava leggere i segnali, dunque.

Osservando la situazione attuale, congiungendo i puntini come nei giochi della Settimana enigmistica, il quadro che man mano ci si disegna davanti non è certo incoraggiante. O forse sì. Mi viene subito alla mente un titolo del filosofo franco-argentino Miguel Benasayag, recentemente uscito per Feltrinelli: Elogio del conflitto. Forse avevamo scritto anche di questo, della necessità di riprendere in mano il concetto di conflitto, che richiama immediatamente la molteplicità di voci e di esperienze, la contraddittorietà del vivere civile e sociale, la necessità di recuperare ciò che è opposizione, conflittualità, concetti che troppo spesso sono banditi dai media, dalla politica, dalla collettività.

Reclamare diritti è conflitto; protestare rabbiosamente contro il razzismo che sempre più palese prende il sopravvento sull’intelligenza e sul rispetto è conflitto; gli studenti che pretendono di essere parte in causa in una riforma che cala la mannaia sull’università e sulla scuola pubblica sono conflitto. Ben vengano, dunque.

Perché l’alternativa – e purtroppo in questi giorni il Presidente del Consiglio ha lanciato un chiarissimo messaggio a proposito – è la criminalizzazione del dissenso e la demonizzazione del conflitto sociale: per il ministro Sacconi coloro che protestano sono “presuntuosi” (o peggio, per il ministro Brunetta). In ogni caso sono pochi, minoranza, ignoranti, vittime di ideologismi… Tutte dichiarazioni che mirano a delegittimare, a escludere l’altra parte, negandole la dignità di interlocutore, dipingendola come un gruppetto di persone che non ha niente di meglio da fare che rompere le scatole, contestare. Come se fosse una protesta fine a se stessa, senza idee alle spalle. Ed è questo il messaggio che deve passare. Così le università potranno essere sgomberate dalla polizia, così come i centri sociali, così potranno essere allontanati tutti gli indesiderabili, riuniti secondo criteri etnici (i rumeni), oppure sociali (i mendicanti, i lavavetri…) o “lavorativi” (le prostitute).

Al conflitto si sostituisce così una repressione e un “populismo penale” (definizione del filosofo Luigi Ferrajoli) per cui le norme contano più per la loro valenza simbolica che per le loro possibilità attuative: vedi l’introduzione del reato di clandestinità o quello di prostituzione in strada. C’è anche un’altra cosa, però: con le proteste che si diffondono in tutte le città d’Italia, determinate e consapevoli, viene anche da pensare che forse in questo Paese stiamo cominciando a svegliarci, dopo anni e anni in cui ci hanno fatto passare di tutto sulla testa senza trovare una minima reazione. Le temperature più alte della media di questo autunno potrebbero dunque non preannunciare solo mutamenti climatici.

Pubblicato su Sette sere del 24 ottobre 2008

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