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Genova, Diaz, sette anni dopo

17 novembre 2008 | scritto da Roberto |

Un ennesimo bruciante senso di ingiustizia. E tanti commenti, reazioni, sguardi che si cercano a dare un senso, che ancora una volta non c’è. Politicamente, un centrosinistra come sempre confuso e un centrodestra che con il suo giubilo ci fa vedere ancora una volta quanto gli siano alieni i fondamenti della democrazia.

E cerchi un po’ di tempo per trovare le parole giuste, qualcosa per commentare l’ennesima violenza, aggettivi da appiccicare addosso a istituzioni in cui non riesci proprio a credere più. Ha ragione Lorenzo Guadagnucci: Genova è spartiacque, con un prima e un dopo che è in tutto diverso. E peggiore. Con lo squadrismo di stato ancora una volta impunito, secondo le parole di Don Gallo. E ancora una volta è dimostrato che in questo Paese è molto più grave distruggere cose che spaccare teste e ossa, almeno se indossi una divisa.

Non pagano i responsabili, e chi – se pure poco – deve pagare, “ancora indossa il casco e impugna il manganello” e dice: “Ancora non ci hanno messo a terra”. Orgoglio cameratesco che prevale sul senso delle istituzioni. Abu Ghraib a Genova, scrive Barbara Spinelli, ricordandoci di come potrebbe esserci una strada di responsabilità e civiltà anche per le forze dell’ordine. Anche se ora, qui, sembra lontana oltre il possibile.

Ci sono notti che non passano mai, e si resta nelle tenebre, a tentoni, in attesa di uno spiraglio di luce, intenti a ricordare.
Ci sono notti che hai vissuto e che nessuna voce ragionevole, nessuna schifosa sentenza, nessun insulto reiterato, potranno mai guarire. (iQuindiBlog)

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  1. One Response to “Genova, Diaz, sette anni dopo”

  2. By michele on nov 17, 2008 | Reply

    bello il pezzo de iQuindici…

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