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Il silenzio degli innocenti: media e razzismo

5 marzo 2009 | scritto da Roberto |

In genere potremmo essere portati a pensare che l’istigazione razzista, il primo conato da cui parte la caccia al diverso (che dai quotidiani gesti di insofferenza e disprezzo arriva fino ai roghi dei campi e alle feroci aggressioni ai migranti) provenga da capipopolo dichiaratamente xenofobi e violenti, se non nei fatti, nel linguaggio.

Utilizzando l’espressione “razzismo democratico“, Giuseppe Faso ci ha già dimostrato quanto sia fuorviante questa visione: spesso non è chi usa toni forti e frasi che incitano all’odio il principale responsabile della deriva razzista e intollerante di questo Paese, soprattutto perché si rivolge a una nicchia in cui certe idee sono già ben radicate, purtroppo. Il problema è quando sui media e in politica (e, di conseguenza, nella società) vengono utilizzate parole e concetti ambigui che contribuiscono ad allargare lo spazio per il razzismo in una fetta sempre più ampia di popolazione.

Le parole sono quindi linea di trincea su cui lavorare per riconquistare l’uso di un linguaggio corretto, ma rischia di essere un’impresa davvero difficile, se a istigare e mistificare, dando immagini volutamente distorte, sono giornalisti e testate verso le quali nessuno sarebbe portato a nutrire sospetti di razzismo e xenofobia. Eppure.

Sotto il titolo Il silenzio degli innocenti – Materiali per la negoziazione di un’immagine meno infamante degli immigrati, dei rom e dei sinti, è proprio Giuseppe Faso che, per Giornalisti contro il razzismo, raccoglie e analizza criticamente due esempi di questa tendenza: una risposta di Corrado Augias a una lettrice de la Repubblica e un articolo di Luca Ricolfi su La Stampa a proposito di immigrati e criminalità.

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