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Di Bologna e pedalate

21 febbraio 2010 | scritto da Roberto |

Quasi sera, casa, a piedi scalzi sentire il pavimento, con i muscoli delle gambe a rilassarsi, caldi e allentati, Alela Diane che canta intorno, dopo aver pedalato chilometri su una bici un po’ scassata, scoprendo colli e periferie, guardando le tante facce di questa città che, se non ci si allontana dal cerchio delle porte e dei viali, non si pensa nemmeno possano esistere. Anche se a ogni affondo di pedale ti rendi conto che sì, Bologna è piccola, la scopri plurale, di paesaggi e suggestioni, e attraversarla su una sella nemmeno troppo stabile mi fa scoprire lei, i suoi angoli i suoi visi le sue improvvise aperture, breccia nella parete gialla di un cantiere, San Luca a spuntare dietro una curva, con gli aerei che si alzano e abbassano così poco lontano dalla tua testa e dai tetti delle case, e mi fa riscoprire me, ciò che mi è necessario e ciò che diventa zavorra a rallentare il passo, la curiosità verso ogni cosa e la mente per gestirla, per seguire piste possibili.

aldrovandismall1 300x201 Di Bologna e pedalateDimenticare il centro, dopo il tempo quieto a leggere il giornale su una panchina di piazza Aldrovandi, e chiedersi il senso dei nomi senza saperlo (Croce Coperta?) ma con la voglia di imparare non solo osservando, ed ecco le Caserme Rosse e pezzi di storia che troppi dimenticano o non sanno, e le piccole case di Corticella, che sembra di essere entrati in un altro mondo, poi la Beverara, e riguadagnare il centro risalendo via Zanardi, tirando occhiate agli spazi ovunque in costruzione, a modificare ancora il volto della città, il modo di viverla. E le facce che cambiano, e le persone, da un quartiere all’altro, da una strada all’altra, captando frammenti di discorsi, in questa Bologna senza portici.

E si torna a odiare le auto e chi le guida, a farsi tagliare la strada e buttare frasi arrabbiate, ma si continua a pedalare sorridendo, scivolando tra portici e marciapiedi e zone pedonali, senza lo stress delle quattro ruote, agili, rapidi, silenziosi, a sentire addosso quel leggero senso di superiorità verso chi si ostina a chiudersi solo in scatole di lamiera per muoversi, giganti destinati all’estinzione: che in bici si respira e suda, si arriva ovunque, anche a scalare i primi colli per vedere se fiato e gambe tengono ancora e il fatto che tengano, un po’ stupisce e fa sorridere, anche se l’ennesima strada salita finisce in una casa e tocca tornare indietro.

L’aria di febbraio è fresca, dà gusto, con il sole addosso, a disegnare questa città dall’alto, con torri antiche e recenti che svettano sul suo scendere verso la bassa, nella foschia, e mi rendo conto che la bicicletta è una cosa di cui non farò mai a meno, mi è indispensabile, perché non è un marchingegno meccanico estraneo di cui fare uso, ma è un naturale prolungamento delle gambe e, di più, un’attitudine alla vita e al pensiero.

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  1. 2 Responses to “Di Bologna e pedalate”

  2. By mery on feb 22, 2010 | Reply

    prolungamento delle gambe, é proprio vero..e bello riscoprire il piacere di andare senza avere una meta da raggiungere in un tempo determinato, bello prendersi aria e sole e vento, assaporare la primavera che arriva in questa città che sento mia, proprio in queste piccole cose, e la sensazione radicata che il ritmo naturale di bologna, ciò che la rende lei, é la pedalata e il passo, e il motore é un disturbo che distrae e innervosisce e ammala…sguardo concentrato assaporo ogni crocicchio, fiera delle mie due ruote senza marce…e grazie a te per i tuoi occhi attenti

  3. By Noemi on feb 28, 2010 | Reply

    Strana coincidenza che entrambi abbiamo scritto sulle nostre città, con sentimenti e indagini diverse: tu sulla tua Bologna, io sulla mia Roma. Bello vedere come escano fuori sguardi così differenti, era proprio ciò che mi interessava. Non ti ringrazio. Spero tutto bene.

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