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Tra servizi, poteri e misteri: come è possibile (e necessario) raccontare l’Italia

15 aprile 2010 | scritto da Roberto |

Elementi, piste, frammenti. Ma anche fatti, dati. Molti fatti e molti dati. Che portano a ipotesi, incroci, verifiche. Procedere così, a vista, mentre intorno si costruisce un quadro sempre più pieno di dettagli. Sono immerso in queste settimane in letture impegnative ma rivelatrici: è come quando senti di aver imboccato la strada giusta, e allora le cose cominciano a tornare, senza costruire risposte definitive, ma in modo da continuare ad aggiungere elementi al quadro generale. Credo sia questo, il giornalismo, in fondo. Provare a unire e accostare, divorare pagine e pagine anche solo per trovare un nuovo dubbio, o una nuova conferma. Fare domande. Cercare.

Allora fanno parte dello stesso percorso Aldo Giannuli che scrive di servizi segreti, Gioacchino Genchi che racconta un’altra storia d’Italia, e ancora la parole di Enrico Deaglio in Patria, e tutti gli altri libri e articoli e analisi che ora si affollano sulla mia scrivania. E non ci si stupisce più nemmeno tanto, quando davanti ripassano più e più volte gli stessi nomi, le stesse situazioni, così da chiedersi se sia possibile riuscire a fare una mappa che contenga tutto, che decifri  e contestualizzi ogni fatto, ogni connessione. Perché nella complessità della storia contemporanea, manca spesso la luce su singoli episodi, sì, ma manca ancora di più la capacità di unire i puntini, lo sguardo in grado di tessere insieme i vari fili che corrono in direzioni diverse, e la voce che li sappia raccontare.

Ma è importante che tutto questo lavoro non si fermi, che si continui a fare luce, a tracciare schemi, a raccontare storie vere. Ed è quello che ha fatto – ancora una volta – Antonella Beccaria, in un libro che uscirà il 19 maggio (sia in edizione cartacea che digitale, liberamente scaricabile), E rimasero impuniti. Dal delitto Calvi ai nodi irrisolti di due Repubbliche. Il testo, edito da Socialmente, racconta uno snodo importante della storia di questo Paese:

Ripercorrere questo pezzo di passato prossimo significa addentrarsi in angoli di una Repubblica che, tra Prima e Seconda incarnazione, non ha ancora fatto i conti con quanto ha vissuto negli ultimi decenni.

Perché in una contemporaneità che sembra continuare a precipitare, il lavoro di resistenza culturale passa necessariamente attraverso l’esercizio costante di una memoria critica.

A margine, una segnalazione: sabato 17 aprile alla Libreria Irnerio di Bologna, Andrea Pompili, insieme ad Antonella Beccaria, presenterà il suo Le tigri di Telecom, un altro pezzetto di recentissima storia italiana da approfondire e da raccontare.

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