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Se Il pistarolo si studiasse a scuola: esercizi di memoria e giornalismo

8 maggio 2010 | scritto da Roberto |

pistarolo Se <em>Il pistarolo</em> si studiasse a scuola: esercizi di memoria e giornalismoNelle scuole, dovrebbero farlo leggere nelle scuole Il pistarolo di Marco Nozza. Non per coltivare nuove leve di giornalisti (in realtà anche: a questo Paese non farebbe mica male), ma perché è un esercizio di memoria fondamentale, filtrato attraverso il mestiere e la testa di un io narrante che ci impone di essere attenti, di guardare più a fondo e che riesce a collegare, a fare di tanti frammenti una storia unitaria. E, per me, è difficile scriverne, di un libro così, soprattutto perché non ne sono certo all’altezza (e non per niente l’introduzione è di Corrado Stajano): sono le pagine scritte che dovrebbero parlarne. E allora ne faccio parlare un po’, partendo dalla fine, che tanto non c’è nessuno spoiler possibile:

Non amare gli scheletri (e le vittime) non è una buona ragione per confondere le stragi (e i morti delle stragi). E invece a noi ex pistaroli è rimasta una gran voglia di fare confusione il meno possibile ma di ricordare, ricordare tutto, rimettere in sesto (e ben in fila) gli avvenimenti, a cominciare da quelli dei quali siamo stati testimoni diretti, non sempre sereni, il più delle volte inquieti, tormentati, pieni di paure, nervosi, lupi solitari, oppure completamente sbadati, svaniti, increduli, perfino incoscienti. C’è rimasta una gran voglia di comporre il puzzle (il “prima”, il “poi”, il “durante”) e sentiamo che dobbiamo finirlo in fretta, il nostro puzzle, perché il fiato viene a mancare di giorno in giorno, la memoria corre il rischio di sbriciolarsi quando non è esercitata, ed è proprio questo (lo sbriciolamento, l’annullamento della memoria: quella individuale, quella collettiva, quella storica) l’obiettivo di chi vuole mettere una grossa pietra sopra a tutte queste storie, con il pretesto che sono storie che dividono, fomentano l’odio, provocano le divisioni, allontanano gli equilibri, le riconciliazioni, gli accordi.

E’ vero il contrario. Quel passato aiuta a capire. Illumina i comportamenti, altrimenti incomprensibili, dei personaggi che affollano i palcoscenici di oggi.

Si parla di Piazza Fontana, di servizi e di Brigate rosse, di piste nere che non sono mai nere del tutto, di depistaggi, di politici e di minacce. Di questo, e di tanto altro, compreso un modo di fare giornalismo che oggi è sempre più difficile in un mondo della comunicazione in cui predomina sempre la forma sulla sostanza, in cui la capacità di analisi si sgretola davanti a un flusso di informazioni incessante che lavora esattamente come la censura. E allora questo racconto di vita, l’esperienza di Nozza come pistarolo de Il Giorno, e della sua “compagnia di giro, brigata di pronto intervento”, è un esercizio di memoria, una guida concreta, pratica, attenta per ogni giornalista – anche se il suo compito non è seguire le piste di questa Italia sempre troppo piena di morti strane, assurde, e di gente che forse sa, ma continua a tacere.

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