Letteratura (di genere) e realtà: su Mary Terror e il rapimento di neonati
10 giugno 2010 | scritto da Roberto |Devo ammettere che ho sentito come un cortocircuito, quando ho letto la notizia di Luca Cioffi, il neonato rapito a Nocera Inferiore: è stato come vedere Mary Terror uscire dalle pagine del romanzo di McCammon, squarciando il confine tra finzione e realtà, e mettere in atto il rapimento nel mondo reale. Ora che i fatti si sono conclusi, si possono tentare alcune considerazioni fuori dall’emotività del momento.
A colpire, soprattutto la similitudine così forte nelle modalità, il travestimento, la sicurezza nel gesto e poi l’allontanamento in auto. Questi elementi, raccontati dai testimoni sotto i riflettori dei media nazionali, hanno richiamato gli stessi elementi della finzione. E quando sono venute alla luce le motivazioni della rapitrice, le connessioni con il testo si sono fatte più forti. Tralasciando (dal libro) gli elementi più horror e il discorso sul terrorismo, sulla rielaborazione (violenta) di un passato (altrettanto violento) che schiaccia ogni possibile presente, ciò che resta, il fulcro a cui anche i fatti reali ruotano intorno, è la questione della maternità.
Mary Terror e la donna di Nocera devono portare un bambino al loro uomo (che sia reale oppure idealizzato dalla distanza temporale e spaziale), entrambe dopo una gravidanza interrotta contro la loro volontà, perché così si ristabiliranno degli equilibri che loro cercano.
Ancora, Mary Terror si convince che quello che ha rapito sia il suo bambino, mentre nei fatti di attualità sembra che il rapimento sia stato messo in atto per simulare il parto di una gravidanza che non c’era più. Queste ragioni, reali o possibili che siano, ci dicono qualcosa di un rapporto insano con la maternità e anche con il bambino, che si trova a essere usato per ragioni altre dall’amore che dovrebbe essere la base di una relazione di maternità (e paternità).
Di questi argomenti, si è occupato Gianluca Nicoletti nella puntata di Melog 2.0 dell’8 giugno (cambiando tema all’ultimo minuto), prendendo suggestioni anche dai topoi letterari e insistendo sull’idea dei figli intesi come cose, strumenti e spesso anche armi in mano ai genitori. Una discussione interessante, che apre a una molteplicità di dubbi e domande. Anche perché, in questi giorni, siamo stati in parecchi a rimanere colpiti dallo sconfinare della finzione nella realtà, con tutte le domande che questo ci ha rovesciato addosso, scambiando opinioni e dubbi via mail e scrivendone sui blog. Ma l’argomento è tutt’altro che chiuso.
E per finire, una segnalazione, laterale rispetto al tema centrale di questo post, ma in qualche modo utile per tracciare altre suggestioni, siccome si tratta di letteratura di genere: Daniele Barbieri ha pubblicato sul suo blog un testo illuminante e divertente, Fantascienza, migranti, B&B, che tratta, appunto, di letteratura di genere e realtà, in questo caso il tema delle migrazioni e del razzismo e, tra le altre cose, ci dice:
La fantascienza cos’è? E’ uno dei possibili incroci fra il mondo cosiddetto reale e il fantasticare intorno al mescolarsi fra le scienze e la specie dominante del pianeta Terra, il cosiddetto homo sapiens.
Ovviamente le scienze possono essere hard, dure (fisica e astrofisica, chimica, biologia, ecc) o soft, più morbide (sociologia, economia, psicologia…).
Se sostituiamo a “fantascienza” un’altra etichetta, in questo caso “horror”, ma potremmo metterne un’altra delle tante che si usano, siamo di nuovo al centro della questione, il rapporto tra letteratura e realtà, nelle sue infinite possibili sfaccettature.
Tag:Daniele Barbieri, fantascienza, Gianluca Nicoletti, horror, letteratura, Luca Cioffi, Mary Terror, maternità, Melog 2.0, rapimento, Robert McCammon







2 Responses to “Letteratura (di genere) e realtà: su Mary Terror e il rapimento di neonati”
By Costanza on giu 10, 2010 | Reply
E’ vero i bambini sono sempre più considerati alla stregua di proprietà, proprietà da indirizzare nei gusti, nei desideri, nei comportamenti, plasmando piccoli cloni dei genitori, a spregio di qualsiasi alfabeto educativo di una qualche affidabilità.
Non aiuta in tutto ciò, una sorta di MUST sociale sulla maternità: “o figli o vali di meno o attiri sospetto o sei per forza frustrata, anche quando di tuo non lo saresti o comunque avresti gli strumenti per non esserlo”. Credo che anche questo imperativo così arretrato non faciliti le cose a chi è più debole e disarmato.
By AngoloNero on giu 12, 2010 | Reply
Grazie del tentativo, non importa se non è riuscito
Sì, la coincidenza tra la storia del libro e quella di Nocera era particolarmente forte.
Mi piace anche il discorso di Costanza, quello sule pressioni che la società fa sulle donne perché siano madri. Se non hai figli sei “diversa”.
È un mondo difficile…
Ciao,
A.