Bologna chiama casa: riflessioni semiserie sull’abitare, passeggiando per la città
8 agosto 2010 | scritto da Roberto |Avevo scritto questo pezzo qualche anno fa, me l’aveva chiesto lui per il progetto di una rivista di cui poi non si è fatto nulla. Si parlava di casa e mi chiedeva di raccontare qualcosa su Bologna e il problema dell’abitare. La rivista non è partita, e l’articolo è rimasto “a prendere polvere” in una cartella di un hard disk esterno. Qualche giorno fa, passeggiando per Bologna, se ne parlava ancora, di casa, di affitti, di possibilità e ci è tornato in mente quell’articolo. L’ho riletto e mi sono accorto che è ancora più che attuale, nel 2010, che a Bologna il problema della casa rimane grave, per non parlare di chi, quasi sempre migrante, è costretto ad accamparsi all’aperto, in spazi lontani dagli occhi ma non dagli sgomberi della polizia. Sarà che tra poco, qui, si deve cercare un nuovo tetto e non è facile trovare una soluzione accettabile in questa precarietà: ho deciso di pubblicare queste riflessioni, con la certezza che saranno in tanti a ritrovarcisi.
Bologna chiama casa
Bologna, Italia, 2007. Zoom: strada.
Monolocale signorilissimo ampio e molto luminoso, zona Piazza Malpighi, libero da subito, no studenti, no fumatori, 600 euro al mese.
Cani, bancarelle, studenti, vigili e punkabbestia. Muri. Muri pieni appiccicati di annunci attaccati dal tramonto all’alba e al sorgere del sole già a terra, stracciati. Bestemmie. Un posto letto. Una camera decente. Una casa dignitosa.
Posto letto in ampia e luminosa doppia con lavatrice fastweb posto bici a ragazza seria e non violenta, a due passi dell’università, NO ERASMUS!, 249,50 euro spese escluse.
Che l’Università ci prova anche, a mettere le bacheche apposta, in via Zamboni, ma la ricerca di casa deborda, s’attanaglia, s’appiccica in ogni spazio libero, muro, vetro, cartello stradale, cassonetto, fermata dell’autobus che di sicuro qualcuno ci guarda. Anche la bacheca dei Ds sotto la Provincia, le pagine de L’Unità strappate e sepolte sotto ricerche e offerte e posti letto e non fumatori e solo ragazzi seri, lavoratori, preferibilmente settimana corta, amanti degli animali, ma non bestie.
Libero da subito per quattro mesi sottotetto abitabile, da condividere con coniglio di cui prendersi cura: subaffitto causa trasferimento improvviso, possibilmente a vegetariani non studenti di medicina. 397 euro spese escluse (basse).
Niente da fare, la ricerca può durare settimane, mesi. Poi ci si adatta. Agli affitti assurdi, ai pagamenti in nero, alle case che cascano a pezzi e l’amministratore se ne frega, a dispetto del nome non amministra un bel niente, se non il suo portafogli, che si gonfia.
Perché sì, Bologna, 2007, è anche questo.
Bologna che espelle gli studenti come un corpo estraneo e virulento tra le sue mura, Bologna che senza i suoi studenti sarebbe morta, dentro e fuori – e viene il sospetto che lo sia già – eppure non c’è niente da fare: il fuorisede non vota, gli si tirano via più soldi possibili per l’affitto che per il resto la città è cara i negozi sono cari e ci pensano loro a finirgli i soldi in tasca. E poi non pretenda di bere la birra per la strada la sera, che non faccia casino, che chi vota ha diritto alla sua tranquillità.
Bologna che se non hai la macchina la sera allora che cosa puoi fare? Quando il servizio dei bus notturni è praticamente inesistente e i locali li stanno spostando sempre più fuori dal centro?
Bologna che tutti ce l’hanno ancora come miraggio, come utopia, ma che in realtà s’è già consumata tutta, quella magia, e ora non restano che cacche di cane per la strada, un’asocialità diffusa e un’aria tesa, inquinata, quasi irrespirabile. Bologna che ha settemila appartamenti sfitti, semplicemente perché a qualcuno fa comodo tenerli così. Anche se giurano che sono molti meno.
Bologna che sgombera se occupi. Sempre. Perché la legalità parte da qui, certo, non dagli affitti da rapina. Bologna che però sembra che il Comune faccia un bando per la casa per i precari, quelli che hanno il reddito troppo alto per le case popolari ma non arrivano a fine mese, e sono tanti, i precari, che si vedono dalle facce in giro sull’autobus o a piedi o su bici scassate e si leggono magari anche sui blog, e allora adesso aspettano, che magari riescono ad avere una casa decente, a un prezzo non disonesto.
Bologna che il sogno si consuma anche quando gli studenti fregano gli studenti, Bologna fratricida: entro primo in casa e faccio il mio prezzo, poi faccio pagare di più a te, che finché non ti lamenti va bene, anche se paghi il doppio e la tua camera è la metà. Che Bologna fosse un po’ puttana ce l’aveva già detto Guccini. Che gli anni ’70 sono finiti da un pezzo lo sappiamo già. E forse non ci interessa nemmeno tanto.
Che adesso poi, che mi scade l’ennesimo contratto breve e che da questa seconda casa in meno di un anno me ne devo ancora andare, io gli annunci li leggo bene e non rido solo perché so che è tutto vero. Quasi prendo un garage e lo subaffitto come monolocale, servizi all’esterno. Voglio vedere in quanti rispondono all’annuncio. E mi raccomando: no Accademia, no Dams.
Bologna chiama casa
Bologna, Italia, 2007. Zoom: strada.
Monolocale signorilissimo ampio e molto luminoso, zona Piazza Malpighi, libero da subito, no studenti, no fumatori, 600 euro al mese.
Cani, bancarelle, studenti, vigili e punkabbestia. Muri. Muri pieni appiccicati di annunci attaccati dal tramonto all’alba e al sorgere del sole già a terra, stracciati. Bestemmie.
Un posto letto. Una camera decente. Una casa dignitosa.
Posto letto in ampia e luminosa doppia con lavatrice fastweb posto bici a ragazza seria e non violenta, a due passi dell’università, NO ERASMUS!, 249,50 euro spese escluse.
Che l’Università ci prova anche, a mettere le bacheche apposta, in via Zamboni, ma la ricerca di casa deborda, s’attanaglia, s’appiccica in ogni spazio libero, muro, vetro, cartello stradale, cassonetto, fermata dell’autobus che di sicuro qualcuno ci guarda.
Anche la bacheca dei Ds sotto la Provincia, le pagine de L’Unità strappate e sepolte sotto ricerche e offerte e posti letto e non fumatori e solo ragazzi seri, lavoratori, preferibilmente settimana corta, amanti degli animali, ma non bestie.
Libero da subito per quattro mesi sottotetto abitabile, da condividere con coniglio di cui prendersi cura: subaffitto causa trasferimento improvviso, possibilmente a vegetariani non studenti di medicina. 397 euro spese escluse (basse).
Niente da fare, la ricerca può durare settimane, mesi. Poi ci si adatta. Agli affitti assurdi, ai pagamenti in nero, alle case che cascano a pezzi e l’amministratore se ne frega, a dispetto del nome non amministra un bel niente, se non il suo portafogli, che si gonfia.
Perché sì, Bologna, 2007, è anche questo.
Bologna che espelle gli studenti come un corpo estraneo e virulento tra le sue mura, Bologna che senza i suoi studenti sarebbe morta, dentro e fuori – e viene il sospetto che lo sia già – eppure non c’è niente da fare: il fuorisede non vota, gli si tirano via più soldi possibili per l’affitto che per il resto la città è cara i negozi sono cari e ci pensano loro a finirgli i soldi in tasca. E poi non pretenda di bere la birra per la strada la sera, che non faccia casino, che chi vota ha diritto alla sua tranquillità.
Bologna che se non hai la macchina la sera allora che cosa puoi fare? Quando il servizio dei bus notturni è praticamente inesistente e i locali li stanno spostando sempre più fuori dal centro?
Bologna che tutti ce l’hanno ancora come miraggio, come utopia, ma che in realtà s’è già consumata tutta, quella magia, e ora non restano che cacche di cane per la strada, un’asocialità diffusa e un’aria tesa, inquinata, quasi irrespirabile.
Bologna che ha settemila appartamenti sfitti, semplicemente perché a qualcuno fa comodo tenerli così. Anche se giurano che sono molti meno.
Bologna che sgombera se occupi. Sempre. Perché la legalità parte da qui, certo, non dagli affitti da rapina.
Bologna che però sembra che il Comune faccia un bando per la casa per i precari, quelli che hanno il reddito troppo alto per le case popolari ma non arrivano a fine mese, e sono tanti, i precari, che si vedono dalle facce in giro sull’autobus o a piedi o su bici scassate e si leggono magari anche sui blog, e allora adesso aspettano, che magari riescono ad avere una casa decente, a un prezzo non disonesto.
Bologna che il sogno si consuma anche quando gli studenti fregano gli studenti, Bologna fratricida: entro primo in casa e faccio il mio prezzo, poi faccio pagare di più a te, che finché non ti lamenti va bene, anche se paghi il doppio e la tua camera è la metà.
Che Bologna fosse un po’ puttana ce l’aveva già detto Guccini.
Che gli anni ’70 sono finiti da un pezzo lo sappiamo già. E forse non ci interessa nemmeno tanto.
Che adesso poi, che mi scade l’ennesimo contratto breve e che da questa seconda casa in meno di un anno me ne devo ancora andare, io gli annunci li leggo bene e non rido solo perché so che è tutto vero. Quasi prendo un garage e lo subaffitto come monolocale, servizi all’esterno. Voglio vedere in quanti rispondono all’annuncio. E mi raccomando: no Accademia, no Dams.






