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	<title>Festina lente &#187; Me myself &amp; I</title>
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	<description>&#34;Più leggero è il bagaglio, più lontano si arriva.&#34; (R. Kapuscinski)</description>
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		<title>Lavori in corso</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 11:46:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho aperto questo spazio nell&#8217;estate del 2007, da allora ho fatto qualche piccolo intervento per aggiornarlo e modificarlo ma gli anni cominciano a sentirsi (sul web&#8230; e anche fuori! ;-p). Anche perché, nel frattempo, sono cambiate un po&#8217; di cose, sia a livello professionale, sia nell&#8217;uso della rete e degli strumenti disponibili. Nell&#8217;ultimo anno ho trascurato questo blog, un po&#8217; perché più attento ad altri mezzi (diversi), Twitter sopra tutti, un po&#8217; per maggiori impegni di lavoro. Ma credo che una delle ragioni più importanti sia che <em>Festina lente</em> era nato con alcune premesse e con determinate aspettative (e con molto più tempo libero): adesso la situazione è cambiata e, di conseguenza, questo sito non risponde più alle mie esigenze. Quindi ho iniziato a riprogettarlo dalle fondamenta: cambieranno la struttura e la grafica, cambierà l&#8217;organizzazione dei contenuti, quelli qui presenti non saranno buttati al macero virtuale (mmm, forse qualcuno sì!) ma troveranno collocazioni più adatte. Tempi certi non ce ne sono, perché si lavora nei ritagli liberi. Intanto, però, ho voluto raccontare a chi mi seguiva sul blog cosa sta accadendo dietro questa home page aggiornata sempre più di rado.</p>
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		<title>Giornalismo: il paradosso dei precari che scrivono di precarietà</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 09:06:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Inizio con un&#8217;affermazione provocatoria: <strong>forse anche i giornalisti stessi sono responsabili della precarietà</strong> che è diventata caratteristica principale del settore. Certo, sono anche i principali responsabili della redazione dei contenuti: <strong>senza i precari, che prendono nella maggior parte dei casi compensi da fame, nessuno potrebbe leggere i giornali o seguire i notiziari</strong>. Ma i giornalisti precari non smetteranno mai di fare il loro lavoro, nonostante tutto. Non so se per dedizione alla causa o abnegazione verso un mestiere che sta probabilmente attraversando una delle crisi più forti della sua storia. (E all&#8217;interno di questa crisi esplodono pure i <a href="http://festinalente.ztl.eu/2011/10/20/tra-giornalismo-e-tweet-contenuti-internet-e-il-senso-del-mestiere/">dubbi personali</a>.)</p>
<p><strong>Perché si continua ad accettare di lavorare a queste condizioni?</strong></p>
<p>Ma andiamo con ordine. Questa mia riflessione nasce da un <a href="http://www.radiocittafujiko.it/due-euro-ad-articolo-pagare-per-fare-i-giornalisti" target="_blank">servizio realizzato per Radio Città Fujiko in cui si parla proprio di precarietà nel giornalismo</a>, <a href="https://twitter.com/#!/jumpinshark/statuses/128752560889798656" target="_blank">segnalato su Twitter da jumpinshark</a>, a cui ho fatto notare <strong>il paradosso dei precari che scrivono di precarietà</strong>, che potrebbe diventare quasi un nuovo genere letterario, come suggeriva lo stesso <a href="http://jumpinshark.blogspot.com/" target="_blank">jumpinshark</a>.</p>
<p>Continuando la discussione su Twitter, sono emersi parecchi problemi, tutti più o meno noti, ma ciò che mi colpisce è che sono tanti <strong>i giornalisti che scrivono di precarietà, in qualche modo rimuovendo la questione, allontanandola da se stessi</strong>, come se fosse un problema che non li riguarda. Inoltre, tante volte si denuncia la precarietà nel settore, ma fare i nomi è sempre difficile. A Presa diretta hanno recentemente compiuto un&#8217;azione onesta, sottolineando la precarietà di chi aveva realizzato i servizi. La <a href="http://www.odg.it/content/%E2%80%9Csmascheriamo-gli-editori%E2%80%9D-una-legge-toglier%C3%A0-le-provvidenze-chi-sfrutta-i-giornalisti-0" target="_blank">ricerca <em>Smascheriamo gli editori</em></a> ha raccolto una serie di dati sui compensi nelle varie redazioni e forse non ha trovato la dovuta attenzione e non ha suscitato abbastanza rabbia. Ma quei numeri parlano da soli e, in ogni caso, il lavoro non è di certo completo.</p>
<p><span id="more-1215"></span>Ogni articolo che parla di precarietà scritto da un giornalista precario dovrebbe iniziare con la frase: &#8220;Per realizzare questo articolo ho guadagnato x euro&#8221; (o, meglio, &#8220;guadagnerò&#8221;, perché la puntualità nei pagamenti è un altro problema diffuso). Ovviamente non è possibile, perché una frase del genere non arriverebbe mai alla pubblicazione.</p>
<p>Non che questo possa risollevare la situazione dei tanti collaboratori e freelance italiani. Per fare questo servono soprattutto <strong>iniziative come quella della <a href="http://precariato.odg.it/" target="_blank">Carta di Firenze</a></strong>. Ma bisogna anche <strong>cacciare via i timori delle conseguenze, la paura che blocca tutti</strong>, che porta a fare un servizio sulla precarietà da precari (senza poterlo dire), che ha portato chi cerca di stare dentro questo settore a vivere una guerra tra poveri, nella quale se io rifiuto una collaborazione perché pagata troppo poco, c&#8217;è subito qualcuno pronto a non lasciarsi sfuggire l&#8217;occasione. E probabilmente <strong>la lista di coloro che possono permettersi di lavorare anche gratis è ancora lunga</strong>.</p>
<p><strong>La precarietà nel giornalismo è un corto circuito in sé</strong>, un&#8217;impasse, perché <a href="http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2956&amp;fromRaggrDet=10" target="_blank">i giornali stessi oscurano i precari che li tengono in piedi</a>. Quindi ben venga che se ne parli, ma bisogna provare a osare di più, a colpire più a fondo. Perché lavorare come freelance potrebbe davvero essere il modo migliore per svolgere questa professione ma non se è un gioco al massacro.</p>
<p><strong>In Italia il giornalismo è in agonia</strong> e le ragioni sono tante: la precarietà, il sostanziale <strong>monopolio televisivo</strong> sul mercato pubblicitario, la questione dei <strong>finanziamenti pubblici all&#8217;editoria</strong> che distorce ulteriormente il settore, <strong>la difficoltà tutta italiana nell&#8217;alfabetizzazione informatica</strong> che riguarda troppo spesso anche i giornalisti e l&#8217;informazione. Ma se la scossa non viene da quelli che tengono in piedi tutto questo sistema, be&#8217;, allora il giornalismo italiano resterà in agonia ancora per parecchio tempo.</p>
<p><em>Credits: <a href="https://twitter.com/#!/jumpinshark" target="_blank">jumpinshark</a> per la segnalazione e lo spunto, <a href="https://twitter.com/#!/taipei8" target="_blank">taipei</a> per il confronto</em>.</p>
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		<title>Tra giornalismo e tweet: contenuti, internet e il senso del mestiere</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 13:52:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Difficile tornare sulla realtà di questi giorni dopo avere tenuto questo blog in stallo per oltre un mesetto. Anche se i fatti del 15 ottobre meriterebbero qualche riflessione approfondita. Fortunatamente in tanti hanno detto e scritto cose intelligenti e lucide su quanto è successo e, soprattutto, su quello che si prospetta nei mesi a venire. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Difficile tornare sulla realtà di questi giorni dopo avere tenuto questo blog in stallo per oltre un mesetto. Anche se i fatti del 15 ottobre meriterebbero qualche riflessione approfondita. Fortunatamente in tanti hanno detto e scritto cose intelligenti e lucide su quanto è successo e, soprattutto, su quello che si prospetta nei mesi a venire. Cito solamente <a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5599" target="_blank">una discussione, sicuramente la più significativa e la più densa, che sta andando avanti da giorni su Giap</a>. Ormai sono più di 400 commenti, ma con pazienza e un po&#8217; di tempo vale la pena recuperarli tutti, link compresi.</p>
<p>Quanto a me e alle ragioni di questo prolungato silenzio, interrotto, per chi mi segue su Twitter, solo da qualche cinguettio quotidiano, sono tante e diverse. Prima di tutto <strong>una senso di fatica</strong>, che arriva a tratti, a seguire l&#8217;<strong>iper-produzione di contenuti della rete</strong>: fermarsi per un po&#8217; di tempo dà come la sensazione di scomparire, di rimanere fuori e indietro. Ci sono giornate in cui scelgo di non buttare l&#8217;occhio sui social network (Twitter, soprattutto), nemmeno dal telefonino, staccando dall&#8217;aggiornamento costante di persone, siti e argomenti, per poi ritrovarmi anche in affanno a recuperare quei temi, i cui echi continuano a rimbalzare, di cui mi sono sfuggiti gli elementi originari.</p>
<p>Chiaramente non sto parlando della necessità di una disintossicazione: la rete è parte del nostro quotidiano, non è una cosa a sé stante. Si può mettere in atto una dieta mediatica rigorosa, ma stare senza internet è una cosa che non considero praticabile. Solo che qualche domanda, ogni tanto, ci scappa.</p>
<p><span id="more-1204"></span>E allora mi chiedo se abbia senso seguire tutto, dove &#8220;tutto&#8221; è già una buona selezione sui tantissimi argomenti che mi interessano e che, anche come giornalista, cerco di seguire. La risposta non ce l&#8217;ho, ma anche la mia <strong>attività</strong> puramente <strong>giornalistica</strong> è calata negli ultimi mesi, però, in questo caso, ci sono altre ragioni a sovrapporsi: prima di tutto un problema di <strong>convinzione nell&#8217;affrontare questo mestiere</strong>, che non è legato solamente alla situazione di costante precarietà che si vive e alle condizioni in cui lo si fa, ma anche alla reale capacità di incidere sulla realtà che dovrebbe portare con sé il lavoro di ogni giorno.</p>
<p>Non apro nemmeno il discorso del sovraccarico informativo, della memoria, dell&#8217;approfondimento, che già lo conosciamo bene tutti e ci siamo comunque immersi fino al collo. Vorrei piuttosto sentir rispondere qualche collega alla domanda: <strong>che senso ha fare giornalismo oggi in Italia?</strong> Cosa resta del produrre ogni giorno articoli e servizi a parte i pochi spiccioli dei compensi? <strong>Si sta cercando di fare un lavoro culturale, prima ancora che politico, oppure si segue sempre il titolone, il clamore, il punto di vista immediato e superficiale su ciò che ci sta accadendo intorno?</strong> Perché io sto facendo sempre più fatica a seguire le notizie sui canali di stampa tradizionali (quotidiani &#8211; e relative edizioni online -, tele e radiogiornali). Perché ho la sensazione che le parole siano spesso vuote, che si continui ad abusare di frasi fatte e concetti bolliti, che <strong>non si riesca a esprimere qualcosa di nuovo, nemmeno nel linguaggio</strong>. Poi è chiaro che la realtà ci sfugge di mano, se non la sappiamo dire.</p>
<p>Mi rendo conto che riflettere sul giornalismo è riflettere di politica e in Italia in questo momento ho l&#8217;impressione che siano due strade estremamente difficili e piene di ostacoli. Perché &#8220;<a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5802" target="_blank">la catastrofe c&#8217;è già stata</a>&#8221; e ormai non siamo più solamente <a href="http://festinalente.ztl.eu/2010/12/06/dentro-a-un-imbuto-trentenni-precari-immobili/">noi della generazione locked in</a> a essere chiusi in <a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5599&amp;cpage=5#comment-9002" target="_blank">guscio di solitudine reale</a>. Così si parte dal politico per parlare del privato e si finisce con il tornare, inesorabilmente, al politico. Vorrà pur dire qualcosa?</p>
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		<title>Dall&#8217;Emilia Romagna alle Langhe in bicicletta (con un po&#8217; di treno)</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 16:08:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa volta il racconto di viaggio arriva in una forma diversa, un po&#8217; per curiosità e un po&#8217; per il modo diverso in cui ho raccolto pensieri e appunti. In una settimana che dall&#8217;Emilia Romagna mi ha portato alle Langhe ho gustato il bello del muoversi lentamente, la fatica del pedalare per arrivare alla meta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa volta il racconto di viaggio arriva in una forma diversa, un po&#8217; per curiosità e un po&#8217; per il modo diverso in cui ho raccolto pensieri e appunti. In una settimana che dall&#8217;Emilia Romagna mi ha portato alle Langhe ho gustato il bello del muoversi lentamente, la fatica del pedalare per arrivare alla meta, il calore dell&#8217;ospitalità degli amici. Questo è un piccolo riassunto, una sorta di diario breve di una settimana passata in giro per l&#8217;Italia, con più di 300 km pedalati (e qualcuno in treno) in forma di <a href="http://storify.com/kappazeta/dallemilia-romagna-alle-langhe-in-bicicletta-con-u" target="_blank">Storify</a>.</p>
<p><span id="more-1179"></span><br />
<script src="http://storify.com/kappazeta/dallemilia-romagna-alle-langhe-in-bicicletta-con-u.js"></script><noscript><a href="http://storify.com/kappazeta/dallemilia-romagna-alle-langhe-in-bicicletta-con-u" target="_blank">View &#8220;Dall&#8217;Emilia Romagna alle Langhe in bicicletta (con un po&#8217; di treno)&#8221; on Storify</a></noscript></p>
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		<title>Capistrello festeggia i 15 anni di Arzibanda</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 14:23:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella del 2011 è un&#8217;edizione speciale dell&#8217;Arzibanda, quattro giorni di musica, teatro e arte varia che ogni estate riempie di persone, suoni e colori le vie del centro di Capistrello, sulle montagne abruzzesi. Un&#8217;edizione speciale perché Arzibanda compie 15 anni, traguardo davvero importante per questo festival che continua a crescere. E importanti sono anche i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.arzibanda.it"><img class="alignleft size-full wp-image-1156" title="Arzibanda" src="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2011/07/arzibanda.png" alt="arzibanda Capistrello festeggia i 15 anni di Arzibanda" width="138" height="368" /></a>Quella del 2011 è un&#8217;edizione speciale dell&#8217;<a href="http://festinalente.ztl.eu/tag/arzibanda/">Arzibanda</a>, quattro giorni di musica, teatro e arte varia che ogni estate riempie di persone, suoni e colori le vie del centro di <a href="http://www.comune.capistrello.aq.it/" target="_blank">Capistrello</a>, sulle montagne abruzzesi.</p>
<p>Un&#8217;edizione speciale perché <strong>Arzibanda compie 15 anni</strong>, traguardo davvero importante per questo festival che continua a crescere.</p>
<p>E importanti sono anche i nomi di quest&#8217;anno: tra gli altri, <strong>Ascanio Celestini</strong>, <strong>Zastava Orkestar</strong> (venerdì 22 luglio), <strong>Franziska</strong> (23 luglio), <strong>Il Muro del Canto</strong> (24 luglio). Il programma completo è disponibile su <a href="http://www.arzibanda.it/" target="_blank">Arzibanda.it</a>.</p>
<p>Quest&#8217;anno c&#8217;è anche Arziware, laboratorio per la diffusione del <strong>software libero</strong> e il recupero di vecchi computer.</p>
<p>Gli spettacoli sono tutti gratuiti, l&#8217;atmosfera per le strade di Capistrello ti fa sentire a casa e loro, i pazzi che tengono in piedi questa cosa nonostante tutto, sono splendidi.</p>
<p>Non facciamo mistero che da queste parti all&#8217;Arzibanda siamo legati per affetto e stima. L&#8217;anno scorso <a href="http://festinalente.ztl.eu/2010/07/30/faenza-capistrello-bicicletta-appunti-viaggio-italia-spregiudicatezza/">sono anche sceso dalla Romagna all&#8217;Abruzzo in bicicletta</a>.</p>
<p>L&#8217;invito per tutti è a passare, anche solo per una serata e un bicchiere, e scoprire che ne vale davvero la pena.</p>
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		<title>Genova è una rabbia che si mantiene viva</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 01:12:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il caldo di questi giorni di luglio mi riporta a Genova. Io non c&#8217;ero, nel 2001. Il primo ricordo che ho di Genova è della prima volta che ci sono stato, per qualche giorno d&#8217;estate nel 2010, ospite da un&#8217;amica. Poche ore per scoprire una città difficile, l&#8217;affaccio sul porto e sul mare al risveglio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il caldo di questi giorni di luglio mi riporta a Genova. Io non c&#8217;ero, nel 2001. Il primo ricordo che ho di Genova è della prima volta che ci sono stato, per qualche giorno d&#8217;estate nel 2010, ospite da un&#8217;amica. Poche ore per scoprire una città difficile, l&#8217;affaccio sul porto e sul mare al risveglio, la curiosità dell&#8217;ascensore come trasporto urbano.</p>
<p>Genova non era una realtà fisica, per me. Genova erano nomi, immagini, racconti di amici. Genova era rabbia. E lo è ancora. Genova è una focaccia comprata al forno e mangiata poco distante, su una panchina di piazza Alimonda, le bottigliette d&#8217;acqua riempite alla fontana, a osservare lo scorrere normale di una città che non dimentica le sue ferite, a sovrapporre alla realtà che mi trovavo davanti ore di filmati e immagini che forse non si studieranno mai sui libri di storia.</p>
<p>Quando c&#8217;era il G8 e pensavo di partire, avevo dato un&#8217;occhiata al calendario degli esami. Ne mancavano pochi e la laurea era dietro l&#8217;angolo. C&#8217;era un appello il 24, Storia e istituzioni del vicino e medio Oriente, se ricordo bene la dicitura. Avevo deciso: ci provo, anche se è il quarto esame della sessione estiva. La smania di finire mi stava un po&#8217; addosso.</p>
<p><span id="more-1133"></span>Così Genova l&#8217;ho vista in rete, l&#8217;ho sentita raccontata al telefono dagli amici che stavano là. Genova è stata il mio compleanno con le lacrime agli occhi per la morte di Carlo, quello stesso giorno. La mia sensibilità sociale e politica era già viva da anni eppure Genova, anche se non ero lì, è stata un battesimo.</p>
<p>Un battesimo che mi ha portato a fermarmi proprio a piazza Alimonda la prima volta che sono riuscito ad andare a Genova. Un battesimo che, nel 2001, in Romagna, era un guardarsi in occhi straniti, tra amici, a chiedersi: e noi, da qua, cosa possiamo fare? La prima idea: volantini con i link di Indymedia, fotocopiati a mille e distribuiti fuori dai cinema, tra i tavoli dei chioschi delle piadine. “Quello che vi fanno vedere in tv non è vero, andate su questo sito per informarvi.” Un “become the media” crossmediale: se le persone non ci vanno proviamo a portarcele noi. E internet era un&#8217;altra cosa. Non esisteva YouTube, niente blog e i social network erano ancora lontani. La domenica, dopo l&#8217;assalto alla Diaz, addosso avevamo solo rabbia. E la sensazione che qualcosa di diverso si potesse fare.</p>
<p>Information Guerrilla è nata così. Qualcosa che partiva dallo stomaco. Un indirizzo internet, una newsletter con le testimonianze dirette di chi a Genova c&#8217;era stato e poi, a crescere, uno snodo per tutta l&#8217;informazione indipendente che passava in rete, un punto di riferimento per la prima metà di questi anni zero, <a href="http://festinalente.ztl.eu/2010/01/12/noi-guerriglieri-dellinformazione/">tanto da finire nel mirino dei servizi italiani</a>.</p>
<p>Information Guerrilla, adesso, non esiste più: il web è cambiato, il nostro lavoro anche. Ne sentiamo la mancanza, come sentiamo la mancanza di quelle persone che sapevano raccontarci la complessità del sistema in cui siamo immersi e che ora vediamo crollare. <a href="http://festinalente.ztl.eu/2008/04/30/a-sbancor-che-se-ne-andato/">Sbancor</a> sopra tutti, ci manca.</p>
<p>Oggi, Genova è una rabbia che si mantiene viva, un&#8217;ansia leggera quando ci sono troppe divise intorno, perché sappiamo che la tenuta della democrazia è qualcosa di estremamente fragile e <a href="http://festinalente.ztl.eu/2011/06/29/genova-2001-la-notte-della-democrazia-guadagnucci-una-ferita-ancora-aperta/">quello che è successo in questi dieci anni</a>, purtroppo, non riesce a farci essere ottimisti.</p>
<p><em>Questo è il mio racconto per il progetto <a href="http://ioricordogenova.altervista.org/blog/" target="_blank">#ioricordo Genova</a>, che raccoglie testimonianze di chi c&#8217;era e di chi era lontano, per costruire una narrazione collettiva delle giornate del G8, a dieci anni di distanza.<br />
</em></p>
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		<title>Bologna 2011, uno sguardo dal Pilastro</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 16:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Le recenti elezioni bolognesi hanno riportato la città al centro delle riflessioni di chi la vive, non solo per la presenza di un candidato leghista a sindaco, prova di forza della Lega nella coalizione, certo, ma anche sintomo della storia che dalla mitizzata Bologna di un tempo ha fatto risvegliare qualcuno nella (brutta?) città di oggi.</p>
<p>Un lungo e partecipato confronto è nato dai Wu Ming, che hanno lanciato un invito ad &#8220;<a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=4024" target="_blank">abbandonare le illusioni su Bologna</a>&#8220;, per &#8220;immaginare un tempo nuovo&#8221;:</p>
<blockquote><p>Per troppo tempo la storia di Bologna è servita come tappabuchi, velo per nascondere ogni nefandezza, nella convinzione che <em>qui siamo diversi</em>.<br />
Ci sono monumenti che si erigono e si venerano <em>contro</em> il passato, fingendo di celebrarlo.<br />
Un passato fatto anche di battaglie per la liberazione delle classi  subalterne, di grandi imprese collettive che in un giorno come questo,  di sciopero generale, dovrebbero ricordarci che la lotta paga.<br />
Si riparte da qui, non per ripetere, ma per ritentare in forme nuove.<br />
E si riparte dal basso.</p></blockquote>
<p><span id="more-1088"></span>Vale la pena prendersi un po&#8217; di tempo per leggere anche i più di 200 commenti all&#8217;intervento, anche per farsi un&#8217;idea degli umori che attraversano la città. Città che io da qualche tempo vivo dalla periferia, Pilastro precisamente. E proprio il quartiere del Pilastro, che è noto ai non bolognesi soprattutto per l&#8217;<a href="http://antonella.beccaria.org/2011/01/04/4-gennaio-1991-uno-bianca-a-ventanni-dalleccidio-del-pilastro/" target="_blank">eccidio dei Carabinieri per mano della banda della Uno bianca</a>, è stato oggetto di un interessante <a href="http://www.doppiozero.com/dossier/disunita-italiana/bologna-pilastro-paesi-e-citta" target="_blank">intervento a firma di Pietro Babina su Doppiozero</a>, all&#8217;interno del dossier <a href="http://www.doppiozero.com/dossier/disunita-italiana" target="_blank"><em>Unità e disunità d&#8217;Italia</em></a>.</p>
<p>Il Pilastro ha una storia lunga, fatta anche di migrazioni e criminalità. I<a href="https://www.facebook.com/notes/mery-de-franceschi/pilastro/10150187400974632" target="_blank">l Pilastro, una volta, faceva paura</a>. Ora è un quartiere di periferia che tutti continuano a percepire come irrimediabilmente staccato dal resto della città. Anche per accorciare questa distanza, sabato sarà attraversato dalla <em><a href="https://www.facebook.com/event.php?eid=111905782231174" target="_blank">Pilastrada</a></em>, una parata di carri, musica e arte di strada frutto di laboratori che si sono svolti all&#8217;interno del quartiere e a Borgo Panigale.</p>
<p>Intanto, a proposito delle idee e delle forze che attraversano Bologna, da una decina di giorni va avanti il presidio dei cosiddetti &#8220;indignados&#8221; a piazza Nettuno, tra l&#8217;appoggio alle lotte già presenti sul territorio e il tentativo di costruire nuovi percorsi di confronto e partecipazione. Ho raccontato (parte di) quello che accade al presidio in un <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/indignados-in-piazza-anche-a-bologna/" target="_blank">articolo su MicroMega</a>.</p>
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		<title>Schegge di liberazione: antologia (e outtakes) sulla Resistenza</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 08:58:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Schegge di liberazione è un&#8217;antologia sulla Resistenza, quella di quasi sessant&#8217;anni fa, che non se ne perda la memoria, e quella quotidiana di ogni giorno, che oggi più che mai è necessaria. Contiene racconti, saggi, poesie, fotografie. L&#8217;idea è nata dal manipolo di valorosi di Barabba, che l&#8217;anno scorso hanno realizzato un primo ebook. Nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-1049" style="margin-right: 3px;" title="Schegge di liberazione" src="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2011/05/schegge_makkox_piccola.jpg" alt="schegge makkox piccola Schegge di liberazione: antologia (e outtakes) sulla Resistenza" width="100" height="137" />Schegge di liberazione</em> è un&#8217;antologia sulla Resistenza, quella di quasi sessant&#8217;anni fa, che non se ne perda la memoria, e quella quotidiana di ogni giorno, che oggi più che mai è necessaria. Contiene racconti, saggi, poesie, fotografie.</p>
<p>L&#8217;idea è nata dal manipolo di valorosi di <a href="http://barabba-log.blogspot.com/" target="_blank">Barabba</a>, che l&#8217;anno scorso hanno realizzato un primo <a href="http://scheggediliberazione.wordpress.com/info/" target="_blank">ebook</a>. Nel 2011 hanno avuto la bella idea di replicare, facendo qualcosa in più.</p>
<p>L&#8217;edizione 2011 di <em>Schegge di liberazione</em> è infatti ancora un ebook, disponibile <a href="http://scheggediliberazione.wordpress.com/info/" target="_blank">gratuitamente in vari formati</a>, ma è anche un <a href="http://scheggediliberazione.wordpress.com/2011/04/25/schegge-di-liberazione-un-libro/" target="_blank">libro cartaceo</a>, che si può ordinare via internet o comprare alle presentazioni (la prossima è il <a href="http://scheggediliberazione.wordpress.com/2011/04/28/scheggiamo-la-mole/" target="_blank">14 maggio a Torino</a>) e che, tra l&#8217;altro, ha la copertina disegnata da <a href="http://makkox.it/" target="_blank">Makkox</a>. È stato presentato in occasione del 25 aprile. <img class="alignright size-full wp-image-1050" style="margin-left: 3px;" title="Schegge di liberazione outtakes" src="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2011/05/copertinaouttakespiccola.jpg" alt="copertinaouttakespiccola Schegge di liberazione: antologia (e outtakes) sulla Resistenza" width="100" height="137" /></p>
<p>Quest&#8217;anno, però, quelli di Barabba hanno lavorato instancabilmente e ieri hanno fatto uscire anche un secondo ebook, <a href="http://scheggediliberazione.wordpress.com/2011/05/09/schegge-di-liberazione-outtakes/" target="_blank"><em>Schegge di liberazione: outtakes</em></a>, che contiene una serie di interventi che non sono potuti entrare nella versione cartacea.</p>
<p>Tra questi, e qui mi faccio un po&#8217; di pubblicità, c&#8217;è anche un mio racconto: si intitola <em>In fuga</em>, ed è la storia di una salita solitaria in montagna, spingendo sui pedali, tra violenza e possibilità di futuro.</p>
<p>Leggetele tutte, le <em>Schegge di liberazione</em>, che ne vale la pena, di &#8216;sti tempi un po&#8217; bui.</p>
<div id="_mcePaste" class="mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 101px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">
<p style="margin-bottom: 0cm;"><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana,Arial,Helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><span style="font-style: normal;">È</span></span></span></span></em></p>
</div>
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		<title>Iran. Sguardi sotterranei. La seconda edizione oggi a Roma.</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 10:18:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalla mia trasferta romana, segnalo, anche se un po&#8217; all&#8217;ultimo momento, la seconda edizione di Iran. Sguardi sotterranei, evento multimediale dedicato all&#8217;arte underground iraniana. Si terrà oggi, alla biblioteca Guglielmo Marconi di Roma, a partire dalle 17. Si inizia con la proiezione del film I gatti persiani di Bahman Ghobadi, alle 17, per poi proseguire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romamultietnica.it/it/news/biblioteche-di-roma/item/7520-iran-sguardi-sotterranei-%E2%80%93-ii-edizione.html"><img class="alignleft size-full wp-image-1015" style="margin-right: 3px;" title="Iran. Sguardi sotterranei" src="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2011/05/iran.jpg" alt="iran Iran. Sguardi sotterranei. La seconda edizione oggi a Roma." width="200" height="277" /></a>Dalla mia trasferta romana, segnalo, anche se un po&#8217; all&#8217;ultimo momento, la seconda edizione di <a href="http://festinalente.ztl.eu/tag/iran-sguardi-sotterranei/" target="_blank"><em>Iran. Sguardi sotterranei</em></a>, evento multimediale dedicato all&#8217;arte underground iraniana. Si terrà oggi, alla <a href="http://www.comune.roma.it/wps/portal/pcr?jp_pagecode=biblioteca_guglielmo_marconi.wp&amp;ahew=jp_pagecode" target="_blank">biblioteca Guglielmo Marconi</a> di Roma, a partire dalle 17.</p>
<p>Si inizia con la proiezione del film <em>I gatti persiani</em> di Bahman Ghobadi, alle 17, per poi proseguire con l&#8217;inaugurazione della mostra di pittura e illustrazioni di <a href="http://festinalente.ztl.eu/tag/ehsan-mehrbakhsh/" target="_blank">Ehsan Mehrbakhsh</a>, e sculture di Arash Sharifnejad e Solmaz Vilkiji, preceduta dal saluto di Francesco Antonelli, presidente Istituzione Biblioteche di Roma.</p>
<p>Dalle 20, proiezione di cortometraggi di Elham Dousthaghighi, Ehsan Mehrbakhsh, Hamed Momeni e Morteza Rokhsatpanah e di video musicali dalla scena underground iraniana.</p>
<p>Intervengono Antonello Sacchetti (autore del libro <a href="http://www.infinitoedizioni.it/prodotto.php?tid=28" target="_blank"><em>I ragazzi di Teheran</em></a>),  Ahmad Rafat (giornalista di Voice of America), Ehsan Mehrbakhsh (illustratore/video artista) e Valerio del Vasto (critico musicale).</p>
<p>Il testo che ho scritto per presentare l&#8217;evento lo pubblicherò qui domani.</p>
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		<title>Online l&#8217;edizione dell&#8217;Emilia Romagna del Fatto Quotidiano</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 19:25:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
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		<category><![CDATA[criminalità organizzata]]></category>
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		<category><![CDATA[Radio Castel Bolognese]]></category>

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		<description><![CDATA[Parte oggi l&#8217;edizione dell&#8217;Emilia Romagna del Fatto Quotidiano. Io ho raccontato la protesta dei lavoratori di Radio Castel Bolognese, a rischio chiusura per la probabile vendita delle frequenze a un network. Segnalo anche un interessante articolo di Antonella Beccaria che traccia una mappa della criminalità organizzata in regione: non c&#8217;è da stare tranquilli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-913" title="logo-emilia_romagna" src="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2011/03/logo-emilia_romagna.gif" alt="logo emilia romagna Online ledizione dellEmilia Romagna del Fatto Quotidiano" width="346" height="109" /></p>
<p>Parte oggi l&#8217;<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/edizione-locale/emiliaromagna/" target="_blank">edizione dell&#8217;Emilia Romagna</a> del <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/" target="_blank">Fatto Quotidiano</a>. Io ho raccontato la <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/17/rischia-di-chiudere-lultima-radio-privata/98356/" target="_blank">protesta dei lavoratori di Radio Castel Bolognese</a>, a rischio chiusura per la probabile vendita delle frequenze a un network. Segnalo anche un interessante articolo di <a href="http://antonella.beccaria.org/" target="_blank">Antonella Beccaria</a> che traccia una <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/17/ndrangheta-e-camorra-la-mappa-del-potere-criminale/98014/" target="_blank">mappa della criminalità organizzata</a> in regione: non c&#8217;è da stare tranquilli.</p>
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