<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Festina lente</title>
	<atom:link href="http://festinalente.ztl.eu/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://festinalente.ztl.eu</link>
	<description>&#34;Più leggero è il bagaglio, più lontano si arriva.&#34; (R. Kapuscinski)</description>
	<lastBuildDate>Sun, 08 Aug 2010 09:27:38 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.1</generator>
		<item>
		<title>Bologna chiama casa: riflessioni semiserie sull&#8217;abitare, passeggiando per la città</title>
		<link>http://festinalente.ztl.eu/2010/08/08/bologna-chiama-casa-riflessioni-abitare-citta/</link>
		<comments>http://festinalente.ztl.eu/2010/08/08/bologna-chiama-casa-riflessioni-abitare-citta/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 09:26:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Me myself & I]]></category>
		<category><![CDATA[abitare]]></category>
		<category><![CDATA[affitti]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[precarietà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://festinalente.ztl.eu/?p=679</guid>
		<description><![CDATA[Avevo scritto questo pezzo qualche anno fa, me l&#8217;aveva chiesto lui per il progetto di una rivista di cui poi non si è fatto nulla. Si parlava di casa e mi chiedeva di raccontare qualcosa su Bologna e il problema dell&#8217;abitare. La rivista non è partita, e l&#8217;articolo è rimasto &#8220;a prendere polvere&#8221; in una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Avevo scritto questo pezzo qualche anno fa, me l&#8217;aveva chiesto <a href="http://www.darisdiego.com/" target="_blank">lui</a> per il progetto di una rivista di cui poi non si è fatto nulla. Si parlava di casa e mi chiedeva di raccontare qualcosa su Bologna e il problema dell&#8217;abitare. La rivista non è partita, e l&#8217;articolo è rimasto &#8220;a prendere polvere&#8221; in una cartella di un hard disk esterno. Qualche giorno fa, passeggiando per Bologna, se ne parlava ancora, di casa, di affitti, di possibilità e ci è tornato in mente quell&#8217;articolo. L&#8217;ho riletto e mi sono accorto che è ancora più che attuale, nel 2010, che <a href="http://www.zic.it/tag/casa/" target="_blank">a Bologna il problema della casa rimane grave</a>, per non parlare di chi, quasi sempre migrante, è costretto ad accamparsi all&#8217;aperto, in spazi lontani dagli occhi ma non dagli sgomberi della polizia. Sarà che tra poco, qui, si deve cercare un nuovo tetto e non è facile trovare una soluzione accettabile in questa precarietà: ho deciso di pubblicare queste riflessioni, con la certezza che saranno in tanti a ritrovarcisi.<br />
</em></p>
<p><strong>Bologna chiama casa</strong></p>
<p>Bologna, Italia, 2007. Zoom: strada.</p>
<blockquote><p>Monolocale signorilissimo ampio e molto luminoso, zona Piazza Malpighi, libero da subito, no studenti, no fumatori, 600 euro al mese.</p></blockquote>
<p>Cani, bancarelle, studenti, vigili e punkabbestia. Muri. Muri pieni appiccicati di annunci attaccati dal tramonto all&#8217;alba e al sorgere del sole già a terra, stracciati. Bestemmie. Un posto letto. Una camera decente. Una casa dignitosa.</p>
<blockquote><p>Posto letto in ampia e luminosa doppia con lavatrice fastweb posto bici a ragazza seria e non violenta, a due passi dell&#8217;università, NO ERASMUS!, 249,50 euro spese escluse.</p></blockquote>
<p>Che l&#8217;Università ci prova anche, a mettere le bacheche apposta, in via Zamboni, ma la ricerca di casa deborda, s&#8217;attanaglia, s&#8217;appiccica in ogni spazio libero, muro, vetro, cartello stradale, cassonetto, fermata dell&#8217;autobus che di sicuro qualcuno ci guarda. Anche la bacheca dei Ds sotto la Provincia, le pagine de L&#8217;Unità strappate e sepolte sotto ricerche e offerte e posti letto e non fumatori e solo ragazzi seri, lavoratori, preferibilmente settimana corta, amanti degli animali, ma non bestie.</p>
<blockquote><p>Libero da subito per quattro mesi sottotetto abitabile, da condividere con coniglio di cui prendersi cura: subaffitto causa trasferimento improvviso, possibilmente a vegetariani non studenti di medicina. 397 euro spese escluse (basse).</p></blockquote>
<p><span id="more-679"></span>Niente da fare, la ricerca può durare settimane, mesi. Poi ci si adatta. Agli affitti assurdi, ai pagamenti in nero, alle case che cascano a pezzi e l&#8217;amministratore se ne frega, a dispetto del nome non amministra un bel niente, se non il suo portafogli, che si gonfia.</p>
<p>Perché sì, Bologna, 2007, è anche questo.</p>
<p>Bologna che espelle gli studenti come un corpo estraneo e virulento tra le sue mura, Bologna che senza i suoi studenti sarebbe morta, dentro e fuori – e viene il sospetto che lo sia già – eppure non c&#8217;è niente da fare: il fuorisede non vota, gli si tirano via più soldi possibili per l&#8217;affitto che per il resto la città è cara i negozi sono cari e ci pensano loro a finirgli i soldi in tasca. E poi non pretenda di bere la birra per la strada la sera, che non faccia casino, che chi vota ha diritto alla sua tranquillità.</p>
<p>Bologna che se non hai la macchina la sera allora che cosa puoi fare? Quando il servizio dei bus notturni è praticamente inesistente e i locali li stanno spostando sempre più fuori dal centro?</p>
<p>Bologna che tutti ce l&#8217;hanno ancora come miraggio, come utopia, ma che in realtà s&#8217;è già consumata tutta, quella magia, e ora non restano che cacche di cane per la strada, un&#8217;asocialità diffusa e un&#8217;aria tesa, inquinata, quasi irrespirabile. Bologna che ha settemila appartamenti sfitti, semplicemente perché a qualcuno fa comodo tenerli così. Anche se giurano che sono molti meno.</p>
<p>Bologna che sgombera se occupi. Sempre. Perché la legalità parte da qui, certo, non dagli affitti da rapina. Bologna che però sembra che il Comune faccia un bando per la casa per i precari, quelli che hanno il reddito troppo alto per le case popolari ma non arrivano a fine mese, e sono tanti, i precari, che si vedono dalle facce in giro sull&#8217;autobus o a piedi o su bici scassate e si leggono magari anche sui blog, e allora adesso aspettano, che magari riescono ad avere una casa decente, a un prezzo non disonesto.</p>
<p>Bologna che il sogno si consuma anche quando gli studenti fregano gli studenti, Bologna fratricida: entro primo in casa e faccio il mio prezzo, poi faccio pagare di più a te, che finché non ti lamenti va bene, anche se paghi il doppio e la tua camera è la metà. Che Bologna fosse un po&#8217; puttana ce l&#8217;aveva già detto Guccini. Che gli anni &#8217;70 sono finiti da un pezzo lo sappiamo già. E forse non ci interessa nemmeno tanto.</p>
<p>Che adesso poi, che mi scade l&#8217;ennesimo contratto breve e che da questa seconda casa in meno di un anno me ne devo ancora andare, io gli annunci li leggo bene e non rido solo perché so che è tutto vero. Quasi prendo un garage e lo subaffitto come monolocale, servizi all&#8217;esterno. Voglio vedere in quanti rispondono all&#8217;annuncio. E mi raccomando: <a href="http://195.90.108.139/programmi/musica.asp?id=154" target="_blank"><em>no Accademia, no Dams</em></a>.</p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 32px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;"><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Bologna chiama casa</strong></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT">
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Bologna, Italia, 2007. Zoom: strada. </span></span></span></p>
<p style="margin-left: 1.22cm; margin-right: 1.51cm; margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT">
<p style="margin-left: 1.22cm; margin-right: 1.51cm; margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Courier New,monospace;"><span style="font-size: small;">Monolocale signorilissimo ampio e molto luminoso, zona Piazza Malpighi, libero da subito, no studenti, no fumatori, 600 euro al mese.</span></span></span></p>
<p style="margin-left: 1.22cm; margin-right: 1.51cm; margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT">
<p style="margin-right: 0.03cm; margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cani, bancarelle, studenti, vigili e punkabbestia. Muri. Muri pieni appiccicati di annunci attaccati dal tramonto all&#8217;alba e al sorgere del sole già a terra, stracciati. Bestemmie.</span></span></span></p>
<p style="margin-right: 0.03cm; margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un posto letto. Una camera decente. Una casa dignitosa. </span></span></span></p>
<p style="margin-right: 0.03cm; margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT">
<p style="margin-left: 1.22cm; margin-right: 1.51cm; margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Courier New,monospace;"><span style="font-size: small;">Posto letto in ampia e luminosa doppia con lavatrice fastweb posto bici a ragazza seria e non violenta, a due passi dell&#8217;università, NO ERASMUS!, 249,50 euro spese escluse.</span></span></span></p>
<p style="margin-left: 1.22cm; margin-right: 1.51cm; margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT">
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Che l&#8217;Università ci prova anche, a mettere le bacheche apposta, in via Zamboni, ma la ricerca di casa deborda, s&#8217;attanaglia, s&#8217;appiccica in ogni spazio libero, muro, vetro, cartello stradale, cassonetto, fermata dell&#8217;autobus che di sicuro qualcuno ci guarda. </span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Anche la bacheca dei Ds sotto la Provincia, le pagine de L&#8217;Unità strappate e sepolte sotto ricerche e offerte e posti letto e non fumatori e solo ragazzi seri, lavoratori, preferibilmente settimana corta, amanti degli animali, ma non bestie.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT">
<p style="margin-left: 1.22cm; margin-right: 1.53cm; margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Courier New,monospace;"><span style="font-size: small;">Libero da subito per quattro mesi sottotetto abitabile, da condividere con coniglio di cui prendersi cura: subaffitto causa trasferimento improvviso, possibilmente a vegetariani non studenti di medicina. 397 euro spese escluse (basse).</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT">
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Niente da fare, la ricerca può durare settimane, mesi. Poi ci si adatta. Agli affitti assurdi, ai pagamenti in nero, alle case che cascano a pezzi e l&#8217;amministratore se ne frega, a dispetto del nome non amministra un bel niente, se non il suo portafogli, che si gonfia.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT">
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Perché sì, Bologna, 2007, è anche questo. </span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT">
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Bologna che espelle gli studenti come un corpo estraneo e virulento tra le sue mura, Bologna che senza i suoi studenti sarebbe morta, dentro e fuori – e viene il sospetto che lo sia già – eppure non c&#8217;è niente da fare: il fuorisede non vota, gli si tirano via più soldi possibili per l&#8217;affitto che per il resto la città è cara i negozi sono cari e ci pensano loro a finirgli i soldi in tasca. E poi non pretenda di bere la birra per la strada la sera, che non faccia casino, che chi vota ha diritto alla sua tranquillità.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Bologna che se non hai la macchina la sera allora che cosa puoi fare? Quando il servizio dei bus notturni è praticamente inesistente e i locali li stanno spostando sempre più fuori dal centro?</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Bologna che tutti ce l&#8217;hanno ancora come miraggio, come utopia, ma che in realtà s&#8217;è già consumata tutta, quella magia, e ora non restano che cacche di cane per la strada, un&#8217;asocialità diffusa e un&#8217;aria tesa, inquinata, quasi irrespirabile.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Bologna che ha settemila appartamenti sfitti, semplicemente perché a qualcuno fa comodo tenerli così. Anche se giurano che sono molti meno.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Bologna che sgombera se occupi. Sempre. Perché la legalità parte da qui, certo, non dagli affitti da rapina.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Bologna che però sembra che il Comune faccia un bando per la casa per i precari, quelli che hanno il reddito troppo alto per le case popolari ma non arrivano a fine mese, e sono tanti, i precari, che si vedono dalle facce in giro sull&#8217;autobus o a piedi o su bici scassate e si leggono magari anche sui blog, e allora adesso aspettano, che magari riescono ad avere una casa decente, a un prezzo non disonesto.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Bologna che il sogno si consuma anche quando gli studenti fregano gli studenti, Bologna fratricida: entro primo in casa e faccio il mio prezzo, poi faccio pagare di più a te, che finché non ti lamenti va bene, anche se paghi il doppio e la tua camera è la metà.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Che Bologna fosse un po&#8217; puttana ce l&#8217;aveva già detto Guccini.</span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Che gli anni &#8217;70 sono finiti da un pezzo lo sappiamo già. E forse non ci interessa nemmeno tanto. </span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Che adesso poi, che mi scade l&#8217;ennesimo contratto breve e che da questa seconda casa in meno di un anno me ne devo ancora andare, io gli annunci li leggo bene e non rido solo perché so che è tutto vero. Quasi prendo un garage e lo subaffitto come monolocale, servizi all&#8217;esterno. Voglio vedere in quanti rispondono all&#8217;annuncio. E mi raccomando: </span><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><em>no Accademia, no Dams</em></span><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT">
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://festinalente.ztl.eu/2010/08/08/bologna-chiama-casa-riflessioni-abitare-citta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Da Faenza a Capistrello in bicicletta: appunti di viaggio, Italia e spregiudicatezza</title>
		<link>http://festinalente.ztl.eu/2010/07/30/faenza-capistrello-bicicletta-appunti-viaggio-italia-spregiudicatezza/</link>
		<comments>http://festinalente.ztl.eu/2010/07/30/faenza-capistrello-bicicletta-appunti-viaggio-italia-spregiudicatezza/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 13:32:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Me myself & I]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Arzibanda]]></category>
		<category><![CDATA[bicicletta]]></category>
		<category><![CDATA[Capistrello]]></category>
		<category><![CDATA[Cazzirro]]></category>
		<category><![CDATA[Faenza]]></category>
		<category><![CDATA[Goriano Sicoli]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://festinalente.ztl.eu/?p=658</guid>
		<description><![CDATA[Cinque giorni sui pedali in solitaria e tre giorni di festa in compagnia, 510 km percorsi, arrosticini e Montepulciano impossibili da quantificare, soddisfazione (e pure un po&#8217; di fama, in quel di Capistrello!) e voglia di ripartire presto attraverso l&#8217;Italia. Questi sono appunti, raccolti in audio, su carta e in testa lungo il percorso. Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-664" style="margin-right: 3px;" title="Sulla bici" src="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/07/ombra_small-225x300.jpg" alt="ombra small 225x300 Da Faenza a Capistrello in bicicletta: appunti di viaggio, Italia e spregiudicatezza" width="225" height="300" /><em>Cinque giorni sui pedali in solitaria e tre giorni di festa in compagnia, 510 km percorsi, arrosticini e Montepulciano impossibili da quantificare, soddisfazione (e pure un po&#8217; di fama, in quel di Capistrello!) e voglia di ripartire presto attraverso l&#8217;Italia. Questi sono appunti, raccolti in audio, su carta e in testa lungo il percorso. Non sono esaustivi, qualcosa si dimentica, qualcosa resta in testa o detto a voce, perché funziona meglio così. E un grazie a tutti quelli che mi hanno dato una mano a mettermi in strada per questo viaggio: non vi nomino uno per uno, voi sapete chi siete. Buona lettura.<br />
</em></p>
<p>Ci ho ripensato mentre pedalavo, seguendo la linea della costa adriatica verso Sud, che quel pezzetto di strada che mi stava portando a Capistrello era parte di un viaggio più grande, ormai epico in mente, che quasi stava per essere dimenticato: le coste del Mediterraneo in bicicletta. Forse non a caso la lettura che mi accompagnava era proprio il <a href="http://www.anobii.com/books/Breviario_mediterraneo/9788811683100/0179129dd2d65ba5a1/" target="_blank"><em>Breviario mediterraneo </em>di Matvejevic</a>. E quel tratto fatto sulla costa è stato un assaggio parziale, un accenno della fatica e del gusto di pedalare tutto intorno al Mare nostrum, per raccoglierne gli odori, le abitudini e gli usi, i suoni e i sapori, tra differenze e tratti comuni. Per avvicinare distanze, al ritmo di una pedalata, che regala un&#8217;osservazione più lenta e partecipe, nutrita di attraversamenti e fiducie spontanee.</p>
<p>La prima differenza rispetto ai soliti giri, che sento già nei primi metri, passando per la piazza di Faenza deserta alle 6 di mattina, è che oggi non si torna a casa. Di solito, per quanto le uscite possano essere lunghe, hanno una circolarità costante: partono da casa e tornano a casa. Magari anche con la bici caricata sull&#8217;auto, oppure sul treno, per arrivare un po&#8217; più in là, ma, così come si è andati, si torna. Questa volta invece si va sempre avanti. E Faenza resta alle spalle, percorrendo la via Emilia verso sud, aria fresca e poco traffico, per attraversare il centro di Forlì mentre stanno tirando su i banchi del mercato. E oltre, Forlimpopoli, Cesena, a scendere verso Rimini, attraversando centri storici che ricordo distrattamente, indovinando a intuito le strade giuste quando svolte e sensi unici deviano dalla linearità dell&#8217;Emilia. A Rimini arrivo prima del previsto, sento l&#8217;odore del mare e cerco l&#8217;imbocco per l&#8217;Adriatica. Da qui in avanti, fin sotto Pescara, il mare sarà sempre alla mia sinistra, a volte nascosto da case e strade, quando la statale tira più verso l&#8217;interno, altre ancora quasi a portata di tuffo, e a tratti verrebbe da farlo, con la bicicletta, dritti nel mare.</p>
<p><span id="more-658"></span></p>
<p>Le ore passano e il traffico aumenta e sembra che per i mezzi a motore le biciclette non siano altro che intralcio. Macchine e camion non hanno quasi mai la minima consapevolezza delle necessità di spazio di chi si muove in bici: per quanto a lato strada uno possa stare, la distanza a cui ti sfrecciano accanto è sempre troppo poca per sentirsi in sicurezza. I camion ti spostano. Letteralmente. E di più: sembra che una volta chiuso in una scatola di latta l&#8217;essere umano perda ogni consapevolezza di quanto spostarsi così possa essere letale. Basta un niente, una minima distrazione. Passando così tante ore consecutive su strade trafficate con un mezzo vulnerabile, questo pensiero diventa costante. L&#8217;automobile appare quasi come una follia.</p>
<p>Arrivano le colline marchigiane, e quella verso Pesaro è la prima salita, panino e sosta in cima, per poi scendere verso la città. Torno a pensare al traffico, che me lo sento addosso, e a chi guida, soprattutto i Suv, sempre troppi, sempre e solo in cerca di spazio da invadere con la propria arrogante mole. Come se gli italiani volessero continuare a fare ancora gli americani. E qua, tra l&#8217;altro, le strade statunitensi non ce le abbiamo mica.</p>
<p>Arrivo a Marotta verso le due di pomeriggio, quasi 140 km nelle gambe. Prima sosta lunga, riposo, cibo e compagnia, grazie alla famiglia di Luigi, e al piccolo Francesco, che mi racconta tutte le sue imprese sportive.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-659" style="margin-right: 3px;" title="Conero" src="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/07/conero_small-300x225.jpg" alt="Conero" width="300" height="225" />All&#8217;alba riparto passando dal lungomare, che ha un sapore buono e aiuta a stendere i muscoli per prepararsi alla seconda tappa. È anche il mio compleanno e mi regalo la solitaria di un viaggio sui pedali, che proprio oggi spingo verso Ancona, il cui porto si sente nell&#8217;aria, nelle strade, nelle facce, e più su, verso il Conero, per fermarmi a Sirolo, guardando il mare dall&#8217;alto.</p>
<p>L&#8217;Italia sembra essere il Paese delle sagre. Ce n&#8217;è per qualsiasi cosa, e la maggior parte di quelle di cui ho visto traccia lungo la strada sono nate a partire dalla seconda metà degli anni Novanta: sembrano cose costruite un po&#8217; a tavolino, ecco. Dalla trippa (tra Rimini e Riccione, se non ricordo male) al basilico, dalla trebbiatura al pesce, passando per quella delle pennette alla ponterottese (che se si googla, non si trova nemmeno una ricetta ma solo articoli riferiti alla sagra) e altre che ho dimenticato o rimosso. Ci sarebbe da farne un censimento, e magari premiare la più improbabile.</p>
<p>All&#8217;alba, alla partenza delle tappe, incrocio tanti migranti a piedi o in bici per raggiungere il lavoro, e penso che io sono sulle stesse strade per scelta e per desiderio e quando alcune persone che incontro mi dicono che il mio viaggio è una faticaccia, penso che no, è un piacere, che la faticaccia è di quei tanti che si alzano all&#8217;alba per necessità e si vanno a spaccare la schiena tutto il giorno, magari in nero, non la mia.</p>
<p>Chilometro dopo chilometro, la percezione della discesa verso sud si fa più netta, cambiano, a lievi scostamenti, modi, accenti, e anche paesi e strade. Osservo case e architetture, signore che chiacchierano sui marciapiedi, sedute sulle sedie tirate fuori dalle cucine. Attraverso Porto Sant&#8217;Elpidio e pare di stare a Piazza Vittorio a Roma, tanto è pieno di botteghe di cinesi. Suona strano il contrasto con le città accanto, in cui questa presenza non è così forte o, perlomeno, così vistosa. Chissà perché.</p>
<p>L&#8217;ultima tappa sulla costa mi fa attraversare anche il centro di Pescara, città natale del grande Flaiano, e poi salire a Francavilla, con Sara e Graziano che sono semplicemente splendidi, nella loro bellissima casetta che in un istante fanno diventare mia, e che mi regalano parole e pensieri e percorsi condivisi, del nostro vivere sempre troppo precario, e compagnia, un&#8217;ottima cenetta di pesce e bicchieri di vino e musica (grandi <a href="http://www.cazzirro.it/" target="_blank">Cazzirro</a>!). E non è solo per il riposo dopo la terza giornata, 120 km pedalati in mattinata, ma per lo stare bene, immediato e condiviso, che questa sosta a Francavilla è stata la più confortante, per la testa e l&#8217;umore, a farmi tornare in strada ancor più sereno e carico. Il ciclismo per me è anche questo, non solo tecnica e gambe.</p>
<p>Si comincia a salire verso l&#8217;entroterra abruzzese, ed ecco Chieti e poi Bucchianico, una piccola deviazione che pago in stanchezza, fermandomi per un paio d&#8217;ore al bar Kantiere di Piano d&#8217;Orta, con la barista che mi racconta che a ottobre salirà a Bologna a vedere Vasco e chiede consigli su città e mezzi. Quando riprendo a pedalare, arrivare a Popoli è un attimo e ringrazio la mia abitudine a curiosare negli angoli nascosti delle strade, che mi fa trovare una fontana d&#8217;acqua freschissima, che sa già di montagna.</p>
<p>A Raiano arrivo nel pomeriggio, chiedo agli anziani sulla piazza, trovando tra loro un ex impiegato comunale che conosce tutto e tutti e mi accompagna dritto al B&amp;b. Riposo, guardo alla tele la salita al Tourmalet, che Contador sarà pure bravo, ma continua a non piacermi troppo. Poi è il momento di mangiare, e mi aggrappo al bancone di El Encanto, pub cubano, e immagazzino zuccheri, carboidrati e proteine per l&#8217;ultima importante salita del giorno dopo, tra canzoni dei Guns n&#8217; Roses, chili di ottima cheesecake, birra e rum. <img class="alignright size-medium wp-image-662" style="margin-left: 3px;" title="Goriano" src="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/07/goriano_small-300x225.jpg" alt="goriano small 300x225 Da Faenza a Capistrello in bicicletta: appunti di viaggio, Italia e spregiudicatezza" width="300" height="225" />Al mattino, la colazione porta i consigli della signora del B&amp;b, che mi dice di passare da Goriano, così taglio un po&#8217; di km, anche se è tosta, e qualche anno fa l&#8217;hanno fatta al Giro d&#8217;Italia. Io salgo su per quei tratti al 13%, qualche centinaio di metri fatti a piedi, che tanto si va quasi alla stessa velocità. Visito Goriano, con un signore alla fontana, “che da quando c&#8217;è stato il terremoto non si capisce più niente”. E il terremoto si vede, intorno, nelle case e nelle chiese, nei cantieri tra le stradine.</p>
<p>Con Goriano alle spalle, arriva l&#8217;ultima salita, su una strada quasi sempre deserta, e i 1.100 metri di Forca Caruso mi fanno svalicare e scivolare senza fatica nella Piana del Fucino, con un ciclista in rosso e bianco che mi affianca e si chiacchiera un po&#8217;, di giri per l&#8217;Italia, di montagne abruzzesi, di allenamento e resta stupito quando gli dico che sono salito da Goriano. Ad Avezzano mi do il tempo per comprare frutta da mangiare negli ultimi km, poi Cese, e infine Capistrello con gli arzibanditi che mi arrivano incontro, concerto di clacson, braccia fuori dal finestrino e io, che quasi non ci credo mica che sono arrivato.</p>
<p>Dell&#8217;<a href="http://www.arzibanda.it/" target="_blank">Arzibanda</a>, poi, è difficile dire: bisogna viverla. Belli i concerti, ottimi vino e cucina, splendida l&#8217;atmosfera e la compagnia, bellissimi loro, che questa cosa la tengono in piedi da quattordici anni. E quest&#8217;anno sono pure finiti sul <a href="http://www.youtube.com/watch?v=tCEJIOj4Zzw" target="_blank">Tg della Rai</a>. E bastano meno di 24 ore per stravolgere i ritmi sani dei primi cinque giorni di viaggio, ma va benissimo così, che , in fondo, quella disciplina era calcolata giusta giusta per arrivare a godermi lo spettacolo di Capistrello invasa dalla spregiudicatezza dell&#8217;Arzibanda.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://festinalente.ztl.eu/2010/07/30/faenza-capistrello-bicicletta-appunti-viaggio-italia-spregiudicatezza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Arzibanda 2010: da Faenza a Capistrello in bicicletta</title>
		<link>http://festinalente.ztl.eu/2010/07/18/arzibanda-2010-faenza-capistrello-bicicletta/</link>
		<comments>http://festinalente.ztl.eu/2010/07/18/arzibanda-2010-faenza-capistrello-bicicletta/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 14:01:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Io sono il mio dj]]></category>
		<category><![CDATA[Me myself & I]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Mannarino]]></category>
		<category><![CDATA[Arzibanda]]></category>
		<category><![CDATA[bicicletta]]></category>
		<category><![CDATA[Capistrello]]></category>
		<category><![CDATA[Faenza]]></category>
		<category><![CDATA[Matrimia]]></category>
		<category><![CDATA[NoBraino]]></category>
		<category><![CDATA[Peppe Voltarelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://festinalente.ztl.eu/?p=644</guid>
		<description><![CDATA[Non c&#8217;è estate, ormai, senza Arzibanda, quest&#8217;anno alla sua quattordicesima edizione: dal 22 al 25 luglio, quattro giorni di musica, teatro, arte, buon vino e buona cucina per le strade di Capistrello. Qualche nome: Matrimia, Alessandro Mannarino, NoBraino, Peppe Voltarelli. Convivialità e cultura, con concerti, mostre e cantine aperte, per sfuggire al caldo delle città [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/07/Arzibanda2010.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-645" style="margin-right: 3px;" title="Arzibanda 2010" src="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/07/Arzibanda2010-210x300.jpg" alt="Arzibanda 2010" width="210" height="300" /></a>Non c&#8217;è estate, ormai, senza <a href="http://www.arzibanda.it/" target="_blank">Arzibanda</a>, quest&#8217;anno alla sua quattordicesima edizione: dal 22 al 25 luglio, quattro giorni di musica, teatro, arte, buon vino e buona cucina per le strade di Capistrello. Qualche nome: <a href="http://www.myspace.com/matrimia" target="_blank">Matrimia</a>, <a href="http://www.alessandromannarino.it/" target="_blank">Alessandro Mannarino</a>, <a href="http://www.nobraino.eu/" target="_blank">NoBraino</a>, <a href="http://www.peppevoltarelli.it/" target="_blank">Peppe Voltarelli</a>.</p>
<p>Convivialità e cultura, con concerti, mostre e cantine aperte, per sfuggire al caldo delle città e a lavori sempre troppo precari, ma anche per rallentare il ritmo e gustarsi uno scorrere del tempo che abbia il profumo dell&#8217;ozio e della compagnia.</p>
<p>A Capistrello ci si può arrivare in tanti modi, per il fine settimana di Arzibanda. Io, in un momento di insania di cui ancora non riesco a capacitarmi, ho deciso di arrivarci in bicicletta. Partirò all&#8217;alba di domani, per pedalare circa 450 km, in cinque tappe, e arrivare venerdì 23 a Capistrello.</p>
<p>Da Faenza &#8211; mia città natale (e, anche, città del <a href="http://www.meiweb.it/" target="_blank">Mei</a>, da cui i ragazzi di Arzibanda sono stati premiati l&#8217;anno scorso) &#8211; a Marotta la prima tappa, il secondo giorno si arriva fino a Civitanova Marche, poi Francavilla al Mare il terzo, Raiano il quarto e Capistrello l&#8217;ultimo giorno.</p>
<p><span id="more-644"></span></p>
<p>Le tappe sono rigorosamente flessibili, il treno corre sempre vicino, in caso di ko tecnico, il bagaglio è molto leggero, la bici è stata rimessa a nuovo (dalle mani di Gaetano della <a href="http://www.clinicadelciclo.it" target="_blank">Clinica del ciclo</a>) e battezzata (Nylon, detta Clarissa) con spruzzi di Barbera d&#8217;annata, in borsa anche il <a href="http://www.anobii.com/books/Breviario_mediterraneo/9788811683100/0179129dd2d65ba5a1/" target="_blank"><em>Breviario mediterraneo</em> di Matvejevic</a>, non un peso superfluo, ma una lettura che accompagnerà la mia discesa verso l&#8217;Abruzzo, con il mare Adriatico sempre accanto, prima di cominciare a salire verso l&#8217;entroterra.</p>
<p>Se riesco, scriverò qualche appunto di viaggio qui o su <a href="http://revelo.tumblr.com" target="_blank">Re:Vélo</a>, un progetto che io e <a href="http://www.darisdiego.com/" target="_blank">Daris</a> abbiamo pensato qualche tempo fa e concretizzato in una domenica d&#8217;afa milanese: il sottotitolo è <em>dialoghi qualsiasi di due ciclisti distratti</em>, sono pensieri in sella, suggestioni urbane e non, racconto in immagini e parole della possibilità di un movimento diverso.</p>
<p>E forse non c&#8217;è spazio spazio migliore di <a href="http://revelo.tumblr.com" target="_blank">Re:Vélo</a>, per raccontare questo viaggetto in solitaria, attraverso l&#8217;Italia centrale, con amici e ospitalità lungo il percorso e gli amici di Arzibanda, increduli ma molto fiduciosi, ad attendermi con in mano una bottiglia di buon Montepulciano!</p>
<p><em>Aggiornamento pedalante: siccome il mio telefono è preistorico e dopotutto un po&#8217; di stacco dalla tecnologia non è che mi faccia poi così male, sto &#8220;raccontando&#8221; viaggio e cazzeggio con qualche tweet; se volete seguirmi, <a href="http://twitter.com/kappazeta" target="_blank">su Twitter sono kappazeta</a>.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://festinalente.ztl.eu/2010/07/18/arzibanda-2010-faenza-capistrello-bicicletta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ustica e stazione di Bologna: dopo trent&#8217;anni, una campagna e un libro per continuare a chiedere la verità</title>
		<link>http://festinalente.ztl.eu/2010/07/04/ustica-stazione-bologna-trentennale-chiedere-verita/</link>
		<comments>http://festinalente.ztl.eu/2010/07/04/ustica-stazione-bologna-trentennale-chiedere-verita/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 20:17:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[2 agosto 1980]]></category>
		<category><![CDATA[27 giugno 1980]]></category>
		<category><![CDATA[Antonella Beccaria]]></category>
		<category><![CDATA[Bernard Valero]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Nunziata]]></category>
		<category><![CDATA[DC9 Itavia]]></category>
		<category><![CDATA[Erminio Amelio]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Monteleone]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Bolognesi]]></category>
		<category><![CDATA[Radio città del capo]]></category>
		<category><![CDATA[Riccardo Lenzi]]></category>
		<category><![CDATA[Socialmente editore]]></category>
		<category><![CDATA[Ustica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://festinalente.ztl.eu/?p=618</guid>
		<description><![CDATA[Quest&#8217;anno ci sono due anniversari &#8211; due trentennali &#8211; importanti per la città di Bologna e per l&#8217;Italia, quelli dell&#8217;abbattimento del DC9 dell&#8217;Itavia, il 27 giugno 1980 a Ustica, e la bomba alla stazione di Bologna, il 2 agosto dello stesso anno. Sono state messe in campo diverse iniziative, perché l&#8217;attenzione su queste vicende resti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno ci sono due anniversari &#8211; due trentennali &#8211; importanti per la città di Bologna e per l&#8217;Italia, quelli dell&#8217;abbattimento del DC9 dell&#8217;Itavia, il 27 giugno 1980 a Ustica, e la bomba alla stazione di Bologna, il 2 agosto dello stesso anno. Sono state messe in campo diverse iniziative, perché l&#8217;attenzione su queste vicende resti viva e perché la richiesta di verità continui a essere portata avanti, insieme alla memoria.</p>
<p>La prima iniziativa è la <a href="http://campagnaustica.rcdc.it/" target="_blank">campagna &#8220;Ustica, chi sa parli&#8221;</a> di <a href="http://radio.rcdc.it" target="_blank">Radio Città del Capo di Bologna</a>, che si è conclusa oggi. Con circa 4.000 euro (comprese tutte le spese necessarie) sono stati acquistati spazi sui quotidiani francesi online <a href="http://www.liberation.fr/" target="_blank">liberation.fr</a> e <a href="http://www.slate.fr/" target="_blank">slate.fr</a> per chiedere direttamente al Presidente francese Nicolas Sarkozy di pronunciarsi sulle responsabilità francesi nell’abbattimento del DC9.</p>
<p>Qualche giorno prima del trentennale della strage, Bernard Valero, portavoce del Ministero degli esteri francese, <a href="http://radio.rcdc.it/archives/ustica-la-francia-pronta-a-cooperare-55616/" target="_blank">ha dichiarato</a> la piena disponibilità a collaborare alla ricerca della verità su quanto avvenuto nei cieli di Ustica il 27 giugno 1980. Nel frattempo, il ministro Alfano ha firmato quattro rogatorie internazionali, chieste dalla Procura della repubblica di Roma nelle persone dei pm Erminio Amelio e Maria Monteleone, che hanno aperto una nuova inchiesta sul caso. I destinatari sono Stati Uniti, Belgio, Francia e Germania.</p>
<p><span id="more-618"></span></p>
<p><a href="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/07/scheggecontrolademocrazia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-633" style="margin-right: 3px;" title="scheggecontrolademocrazia" src="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/07/scheggecontrolademocrazia-188x300.jpg" alt="Schegge contro la democrazia" width="119" height="189" /></a>Intanto si avvicina il secondo anniversario, quello della bomba alla stazione di Bologna, il 2 agosto. E sono di ieri le dichiarazioni di Paolo Bolognesi, presidente dell&#8217;<a href="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/07/scheggecontrolademocrazia.jpg">Associazione familiari delle vittime</a>, che <a href="http://radio.rcdc.it/archives/pochi-soldi-per-ricordare-la-strage-di-bologna-prossimi-anniversari-a-rischio-56456/" target="_blank">ha denunciato</a> che i prossimi anniversari della strage sono a rischio, perché l&#8217;associazione non ha più soldi mentre le istituzioni tengono &#8220;un basso profilo che ha dell&#8217;incredibile&#8221;.</p>
<p>In occasione dell&#8217;anniversario della strage, è in uscita per <a href="http://www.socialmente.name/" target="_blank">Socialmente</a> un testo realizzato a quattro mani da <a href="http://antonella.beccaria.org" target="_blank">Antonella Beccaria</a> e <a href="http://www.riccardolenzi.info/" target="_blank">Riccardo Lenzi</a> (e con la prefazione di <a href="http://domani.arcoiris.tv/?author=141" target="_blank">Claudio Nunziata</a>), dal titolo <a href="http://antonella.beccaria.org/2010/07/03/schegge-contro-la-democrazia-2-agosto-1980-le-ragioni-di-una-strage-nei-piu-recenti-atti-giudiziari/" target="_blank"><em>Schegge contro la democrazia &#8211; 2 agosto 1980: le ragioni di una strage nei più recenti atti giudiziari</em></a>.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è la ricostruzione delle vicende processuali sulla strage, contro ogni tentativo di revisionismo e per tenere viva la memoria di questi tragici passaggi della storia d&#8217;Italia, su cui sembra impossibile riuscire a fare piena luce, soprattutto quando si comincia a parlare di mandanti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://festinalente.ztl.eu/2010/07/04/ustica-stazione-bologna-trentennale-chiedere-verita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Servizi segreti: Giannuli li racconta, ma gli italiani non li conoscono</title>
		<link>http://festinalente.ztl.eu/2010/06/30/servizi-segreti-giannuli-italiani/</link>
		<comments>http://festinalente.ztl.eu/2010/06/30/servizi-segreti-giannuli-italiani/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 15:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Aise]]></category>
		<category><![CDATA[Aisi]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Giannuli]]></category>
		<category><![CDATA[Come funzionano i servizi segreti]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Icsa]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[P.K. Dick]]></category>
		<category><![CDATA[Ponte alle grazie]]></category>
		<category><![CDATA[servizi segreti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://festinalente.ztl.eu/?p=599</guid>
		<description><![CDATA[Di cosa si occupano Aisi e Aise? Quali sono le priorità di azione dei servizi segreti, in particolare nel nostro Paese? Sembra che a domande come queste gli italiani non siano del tutto in grado di rispondere, secondo quanto emerge da un recente sondaggio (pdf) della Fondazione Icsa. La figura dell&#8217;agente segreto individuata dalle risposte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di cosa si occupano <a href="http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/sicurezza/Servizio_per_le_Informazioni_e_la_Sicurezza_Democratica_S_I_S_D_e.html" target="_blank">Aisi</a> e <a href="http://www.sicurezzanazionale.gov.it/web.nsf/pagine/aise" target="_blank">Aise</a>? Quali sono le priorità di azione dei servizi segreti, in particolare nel nostro Paese? Sembra che a domande come queste gli italiani non siano del tutto in grado di rispondere, secondo quanto emerge da un <a href="http://www.fondazioneicsa.it/UserFiles/File/sondaggioicsa.pdf" target="_blank">recente sondaggio</a> (pdf) della <a href="http://www.fondazioneicsa.it" target="_blank">Fondazione Icsa</a>.</p>
<p>La figura dell&#8217;agente segreto individuata dalle risposte degli intervistati sembra un po&#8217; quella romantica, cara a letteratura e cinema, che vive di misteri e intrighi internazionali, sottolineata anche dalle motivazioni che potrebbero spingere i giovani a lavorare nella sicurezza nazionale: oltre alla volontà di servire il proprio Paese, c&#8217;è tanto spazio anche per il fascino di mistero e segretezza e per lo spirito di avventura.</p>
<p>Per quanto riguarda, invece, gli ambiti operativi dei servizi, l&#8217;elemento più sottovalutato è sicuramente l&#8217;intervento in campo economico &#8211; oggi, snodo centrale dell&#8217;attività di intelligence sullo scenario globale &#8211; insieme al ruolo dei servizi nel controllo (sia esso filtro o manipolazione) dell&#8217;informazione.</p>
<p>Torna subito in mente una lettura piuttosto recente, e fondamentale: <a href="http://www.ponteallegrazie.it/scheda.asp?editore=Ponte%20alle%20Grazie&amp;idlibro=6783&amp;titolo=COME+FUNZIONANO+I+SERVIZI+SEGRETI" target="_blank"><em>Come funzionano i servizi segreti</em></a> di <a href="http://www.aldogiannuli.it/" target="_blank">Aldo Giannuli</a> (Ponte alle grazie, 2009), che racconta il lavoro reale delle spie e delle strutture al cui interno esse operano. Se gli intervistati dal sondaggio avessero letto questo testo, forse la loro visione sarebbe un po&#8217; più cinica ma probabilmente più realistica (e il tasso di fiducia piuttosto alto nei nostri servizi forse subirebbe una flessione).</p>
<p><span id="more-599"></span></p>
<p>Il testo di Giannuli ha il pregio di raccontare con molta chiarezza &#8211; e anche con nomi ed esempi &#8211; la realtà dell&#8217;intelligence del terzo millennio e i campi e gli scenari di azione, e riesce a centrare pienamente uno degli obiettivi che si propone: mutare, nel lettore, il modo di leggere i giornali e, più in generale, di percepire la realtà.</p>
<p>Dalle rivoluzioni colorate dei Paesi dell&#8217;Est (&#8220;autentici movimenti spontanei di massa così come il parmesan è un autentico formaggio parmigiano&#8221;) all&#8217;&#8221;eterodirezione di flussi migrativi clandestini&#8221;, dalle nuove forme di intervento (anche militare e coperto) all&#8217;emergere di servizi privati di intelligence e sicurezza, sono tanti gli aspetti trattati in profondità, con particolare attenzione al ruolo dell&#8217;informazione:</p>
<blockquote><p>Tutto sommato, non è azzardato stimare che un buon terzo delle notizie di maggiore rilievo politico, economico o militare hanno questa origine <em>[ambienti dei servizi]</em> o ne sono contaminate.</p></blockquote>
<p>E ancora:</p>
<blockquote><p>Non è possibile fare una storia della cultura di massa e dell&#8217;industria culturale negli ultimi sessant&#8217;anni senza considerare il ruolo avuto in esse dai servizi segreti.</p></blockquote>
<p>Dopo la lettura del libro di Giannuli (che sul suo sito si occupa di questi argomenti nella rubrica <a href="http://www.aldogiannuli.it/?cat=375" target="_blank"><em>Cappuccino, brioche e intelligence</em></a>), citare una celebre frase di P.K. Dick è un attimo: &#8220;Il punto non è chiederci se siamo paranoici, ma se siamo abbastanza paranoici.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://festinalente.ztl.eu/2010/06/30/servizi-segreti-giannuli-italiani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Occhio alla crisi: il numero di Mumble: di giugno è in distribuzione (con un mio miniracconto)</title>
		<link>http://festinalente.ztl.eu/2010/06/21/crisi-mumble-giugno-distribuzione/</link>
		<comments>http://festinalente.ztl.eu/2010/06/21/crisi-mumble-giugno-distribuzione/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 07:03:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Letteraria mente]]></category>
		<category><![CDATA[Me myself & I]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Fuochi fatui]]></category>
		<category><![CDATA[Mumble]]></category>
		<category><![CDATA[Sbancor]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://festinalente.ztl.eu/?p=584</guid>
		<description><![CDATA[Si intitola Occhio alla crisi il numero di giugno di Mumble:, mensile a gratis, distribuito a Modena, Bologna, Reggio Emilia, Ferrara, Finale Emilia e Camposanto. Lo fa, da un po&#8217; di tempo, un manipolo molto attivo di volenterosi; per questo numero, che si occupa di crisi, mi hanno chiesto un piccolo contributo narrativo. Io ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si intitola <em>Occhio alla crisi</em> il numero di giugno di <a href="http://www.mumbleduepunti.it/site/" target="_blank">Mumble:</a>, mensile a gratis, distribuito a Modena, Bologna, Reggio Emilia, Ferrara, Finale Emilia e Camposanto. Lo fa, da un po&#8217; di tempo, un manipolo molto attivo di volenterosi; per questo numero, che si occupa di crisi, mi hanno chiesto un piccolo contributo narrativo.</p>
<p>Io ci ho messo un po&#8217;, ma ce l&#8217;ho fatta, a scrivere un miniracconto. Che trovate pubblicato qui sotto. Quanto a Mumble:, lo potete <a href="http://issuu.com/mumbleduepunti/docs/14_mumbledgiu" target="_blank">sfogliare digitalmente qui</a>, oppure <a href="http://www.mumbleduepunti.it/site/wp-content/uploads/2009/11/14_MUMBLEDGiu.pdf" target="_blank">scaricare in pdf qua</a>. E se proprio lo volete di carta, le città in cui cercarlo ve le ho elencate qui sopra.</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-584"></span></p>
<p><strong>Fuochi fatui</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>A <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2008/04/002624.html" target="_blank">Sbancor</a>, che ci faceva capire la realtà</em></p>
<p>Un primo botto, poi un altro e un terzo, in rapida sequenza. Non abbastanza per svegliarlo dal suo sonnecchiare, seduto sulla piccola poltrona, libro aperto sulla pancia. Alcune pagine di <em>Guerreros</em> si sono piegate, scivolando, quando il sonno è arrivato. La giornata, da parecchi mesi, inizia e finisce così: stanchezza. Ormai passare le ore a cercare un lavoro che non si trova è diventato un cliché. Troppo qualificato, poco qualificato, nessuna retribuzione prevista, nessuna posizione aperta. Così via. Sequenza da ripetere, ricominciando da capo. Ripetere ancora. E ancora.</p>
<p>Ha iniziato a leggere il romanzo di Gibson la mattina, in un’uscita al parco, tra una ricerca e l’altra. Sulla scrivania scassata, lo schermo del pc con troppe pagine aperte e, a fianco, <em>Il canto della missione</em> di John Le Carré e <em>Hitler</em> di Giuseppe Genna. Legge molto, mentre non trova lavoro. Fuori, i botti continuano e riescono a svegliarlo, con un sentore di paranoia addosso. Allunga lo sguardo oltre il vetro della finestra socchiusa. Sulla parabola installata sul tetto della casa di fronte, con le esplosioni, lampeggiano bagliori. Per un attimo, ancora intorpidito, spera che si tratti di scontri, poi mette a fuoco. Fuochi artificiali. E tanti. Da qualche parte, dietro al suo piccolo appartamento di cui, questo mese, non sa come pagare l’affitto, qualcuno fa festa. Una grande festa.</p>
<p>Apre la finestra, si affaccia, per strada passano poche persone. Botti, lampi. Guarda in alto, intorno. Attraversa la camera e va all&#8217;altra finestra, in corridoio, per guardare da un secondo lato. Botti. Non si vede niente. Il cielo è vagamente nuvoloso, questa notte. Resta affacciato, guardando fuori. Continuano i botti. Gli sembra di sentire musica, ma forse è una sua proiezione. Si chiede chi festeggi, e cosa. Leggera ansia. Che non sono fuochi di quelli professionali, quelli che vedeva da bambino alle Feste dell&#8217;Unità di paese. Però sono fuochi grossi.</p>
<p>Ritorna alla finestra della stanza. Botti e bagliori. È parecchio, ormai. Cammina sempre più frenetico attraverso l&#8217;appartamento. Finestra del corridoio, ancora a guardare fuori. Ansia. Apre la porta, s&#8217;affaccia sul pianerottolo: l&#8217;unica finestra che dà sulle prime colline è lì. Bagliori nel cielo. Botti. Corridoio. Camera. Fuori. Ancora corridoio. Ma quei maledetti fuochi non riesce a vederli. Sbatte la porta, si butta in poltrona, a cercare la pagina, e riprende a leggere.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://festinalente.ztl.eu/2010/06/21/crisi-mumble-giugno-distribuzione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Trasmigrazioni 0.1 &#8211; odio memoria convivenza, in scena a Bologna il 26 giugno</title>
		<link>http://festinalente.ztl.eu/2010/06/18/trasmigrazioni-odio-memoria-convivenza-bologna-26-giugno/</link>
		<comments>http://festinalente.ztl.eu/2010/06/18/trasmigrazioni-odio-memoria-convivenza-bologna-26-giugno/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 14:39:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Io sono il mio dj]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia-Romagna Terra d'asilo]]></category>
		<category><![CDATA[Ethnicus]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata mondiale del rifugiato]]></category>
		<category><![CDATA[La Scuderia]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Pensamentus]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>
		<category><![CDATA[Rocco de Rosa]]></category>
		<category><![CDATA[Trasmigrazioni 0.1]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://festinalente.ztl.eu/?p=573</guid>
		<description><![CDATA[In occasione della Giornata mondiale del rifugiato, il 26 giugno alle 21, negli spazi de La Scuderia di Piazza Verdi, arriva a Bologna Trasmigrazioni 0.1 &#8211; odio memoria convivenza, uno spettacolo fatto di musica, parole, immagini, danze, nato nel settembre 2009 a Castiadas durante Ethnicus, quinto Festival delle culture migranti. Trasmigrazioni 0.1 arriva a Bologna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/06/TrasmigrazioniLocandina.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-575" style="margin-right: 3px;" title="Trasmigrazioni 0.1 odio memoria convivenza" src="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/06/TrasmigrazioniLocandina-209x300.jpg" alt="Trasmigrazioni 0.1 odio memoria convivenza" width="209" height="300" /></a>In occasione della <a href="http://www.unhcr.it/news/dir/84/giornata-mondiale-del-rifugiato.html" target="_blank">Giornata mondiale del rifugiato</a>, il 26 giugno alle 21, negli spazi de <a href="http://www.lascuderia.bo.it/" target="_blank">La Scuderia</a> di Piazza Verdi, arriva a Bologna <em>Trasmigrazioni 0.1 &#8211; odio memoria convivenza</em>, uno spettacolo fatto di musica, parole, immagini, danze, nato nel settembre 2009 a Castiadas durante <a href="http://www.youtube.com/watch?v=FT5sSbpjokE" target="_blank">Ethnicus, quinto Festival delle culture migranti</a>.</p>
<p>Trasmigrazioni 0.1 arriva a Bologna nell’ambito del Progetto Regionale <a href="http://www.emiliaromagnasociale.it/wcm/emiliaromagnasociale/news/2010/gennaio/11_terrasilo.htm" target="_blank">Emilia-Romagna Terra d’Asilo</a> e grazie al prezioso contributo delle Associazioni Il Temporale e Quartieri in movimento, di Provincia e Comune di Bologna, Regione Emilia-Romagna, Arci Emilia-Romagna, Asp Poveri vergognosi, Sprar e Anci.</p>
<p>Si tratta di un concerto multimediale, multietnico, multiarte, prodotto da <a href="http://www.myspace.com/pensamentus" target="_blank">Pensamentus</a> e curato da <a href="http://www.roccoderosa.com/" target="_blank">Rocco De Rosa</a>, che, partendo da <a href="http://musica.ilmanifesto.it/catalogo/cd/cd2u/159/cd2ltt/T/" target="_blank"><em>Trasmigrazioni</em></a>, il progetto musicale pubblicato nel ‘96 (a cura di Rocco de Rosa, Daniele Sepe e Paolo Fresu), ha raccolto intorno a sé persone di diversa provenienza geografica e artistica. In quattro giorni di condivisione e jam session è nato questo spettacolo, che, utilizzando diversi linguaggi, riflette e fa riflettere sulla condizione del migrante, di chi è costretto ad abbandonare la propria casa e il proprio Paese per cercare rifugio altrove.</p>
<p><span id="more-573"></span>Questi gli artisti che saranno sul palco: Rocco De Rosa, pianoforte; Licio Esposito, visioni di sabbia; Natalia Bonanese e Sara De Fanis, danze e coreografie; Alberto Cabiddu, percussioni e cori; Madya Diebate, kora; Pasquale Laino, fiati; Baba Sissoko, tamani, grand ngoni, petit ngoni e voce; Gabriella Ghermandi e Tanino De Rosa, voci narranti; Silvia Giulietti, immagini video. Hanno partecipato alla creazione ed alle precedenti rappresentazioni di questa opera anche: Badara Seck, Giuseppe Boy, Andrea Pisu, Saba Anglana e Pino Pecorelli.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://festinalente.ztl.eu/2010/06/18/trasmigrazioni-odio-memoria-convivenza-bologna-26-giugno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Letteratura (di genere) e realtà: su Mary Terror e il rapimento di neonati</title>
		<link>http://festinalente.ztl.eu/2010/06/10/letteratura-di-genere-e-realta-su-mary-terror-e-il-rapimento-di-neonati/</link>
		<comments>http://festinalente.ztl.eu/2010/06/10/letteratura-di-genere-e-realta-su-mary-terror-e-il-rapimento-di-neonati/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 11:05:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Letteraria mente]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Barbieri]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Nicoletti]]></category>
		<category><![CDATA[horror]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Cioffi]]></category>
		<category><![CDATA[Mary Terror]]></category>
		<category><![CDATA[maternità]]></category>
		<category><![CDATA[Melog 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[rapimento]]></category>
		<category><![CDATA[Robert McCammon]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://festinalente.ztl.eu/?p=557</guid>
		<description><![CDATA[Devo ammettere che ho sentito come un cortocircuito, quando ho letto la notizia di Luca Cioffi, il neonato rapito a Nocera Inferiore: è stato come vedere Mary Terror uscire dalle pagine del romanzo di McCammon, squarciando il confine tra finzione e realtà, e mettere in atto il rapimento nel mondo reale. Ora che i fatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Devo ammettere che ho sentito come un cortocircuito, quando ho letto la notizia di <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/06/07/news/si_finge_infermiera_e_rapisce_un_neonato_l_identikit_e_italiana_giovane_1_75m-4653295/index.html?ref=search" target="_blank">Luca Cioffi, il neonato rapito a Nocera Inferiore</a>: è stato come vedere <a href="http://festinalente.ztl.eu/2010/05/26/mary-terror-rivolta-impossibile-ricerca-riscatto/" target="_self">Mary Terror</a> uscire dalle pagine del romanzo di McCammon, squarciando il confine tra finzione e realtà, e mettere in atto il rapimento nel mondo reale. Ora che i fatti si sono conclusi, si possono tentare alcune considerazioni fuori dall&#8217;emotività del momento.</p>
<p>A colpire, soprattutto la similitudine così forte nelle modalità, il travestimento, la sicurezza nel gesto e poi l&#8217;allontanamento in auto. Questi elementi, raccontati dai testimoni sotto i riflettori dei media nazionali, hanno richiamato gli stessi elementi della finzione. E quando sono venute alla luce <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/06/08/news/l_ho_rapito_per_simulare_il_parto_avrei_restituto_luca_stamattina-4657597/" target="_blank">le motivazioni della rapitrice</a>, le connessioni con il testo si sono fatte più forti. Tralasciando (dal libro) gli elementi più horror e il discorso sul terrorismo, sulla rielaborazione (violenta) di un passato (altrettanto violento) che schiaccia ogni possibile presente, ciò che resta, il fulcro a cui anche i fatti reali ruotano intorno, è la questione della maternità.</p>
<p>Mary Terror e la donna di Nocera devono portare un bambino al loro uomo (che sia reale oppure idealizzato dalla distanza temporale e spaziale), entrambe dopo una gravidanza interrotta contro la loro volontà, perché così si ristabiliranno degli equilibri che loro cercano.</p>
<p><span id="more-557"></span>Ancora, Mary Terror si convince che quello che ha rapito sia il suo bambino, mentre nei fatti di attualità sembra che il rapimento sia stato messo in atto per simulare il parto di una gravidanza che non c&#8217;era più. Queste ragioni, reali o possibili che siano, ci dicono qualcosa di un rapporto insano con la maternità e anche con il bambino, che si trova a essere usato per ragioni altre dall&#8217;amore che dovrebbe essere la base di una relazione di maternità (e paternità).</p>
<p>Di questi argomenti, si è occupato <a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=minima-pedalia-due-ruote-bici-moto-pedalare-passione-sport" target="_blank">Gianluca Nicoletti nella puntata di Melog 2.0 dell&#8217;8 giugno</a> (cambiando tema all&#8217;ultimo minuto), prendendo suggestioni anche dai topoi letterari e insistendo sull&#8217;idea dei figli intesi come cose, strumenti e spesso anche armi in mano ai genitori. Una discussione interessante, che apre a una molteplicità di dubbi e domande.  Anche perché, in questi giorni, siamo stati in parecchi a rimanere colpiti dallo sconfinare della finzione nella realtà, con tutte le domande che questo ci ha rovesciato addosso, scambiando opinioni e dubbi via mail e <a href="http://angolonero.blogosfere.it/2010/06/mary-terror-di-robert-r-mccammon.html" target="_blank">scrivendone sui blog</a>. Ma l&#8217;argomento è tutt&#8217;altro che chiuso.</p>
<p>E per finire, una segnalazione, laterale rispetto al tema centrale di questo post, ma in qualche modo utile per tracciare altre suggestioni, siccome si tratta di letteratura di genere: <a href="http://danielebarbieri.wordpress.com/" target="_blank">Daniele Barbieri</a> ha pubblicato sul suo blog un testo illuminante e divertente, <a href="http://danielebarbieri.wordpress.com/2010/06/07/fantascienza-migranti-bb/" target="_blank"><em>Fantascienza, migranti, B&amp;B</em></a>, che tratta, appunto, di letteratura di genere e realtà, in questo caso il tema delle migrazioni e del razzismo e, tra le altre cose, ci dice:</p>
<blockquote><p>La fantascienza cos’è? E&#8217; uno dei possibili incroci fra il mondo cosiddetto reale e il fantasticare intorno al mescolarsi fra le scienze e la specie dominante del pianeta Terra, il cosiddetto <em>homo sapiens</em>.</p>
<p>Ovviamente le scienze possono essere hard, dure (fisica e astrofisica, chimica, biologia, ecc) o soft, più morbide (sociologia, economia, psicologia…).</p></blockquote>
<p>Se sostituiamo a &#8220;fantascienza&#8221; un&#8217;altra etichetta, in questo caso &#8220;horror&#8221;, ma potremmo metterne un&#8217;altra delle tante che si usano, siamo di nuovo al centro della questione, il rapporto tra letteratura e realtà, nelle sue infinite possibili sfaccettature.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://festinalente.ztl.eu/2010/06/10/letteratura-di-genere-e-realta-su-mary-terror-e-il-rapimento-di-neonati/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mary Terror, la rivolta impossibile alla ricerca di un riscatto</title>
		<link>http://festinalente.ztl.eu/2010/05/26/mary-terror-rivolta-impossibile-ricerca-riscatto/</link>
		<comments>http://festinalente.ztl.eu/2010/05/26/mary-terror-rivolta-impossibile-ricerca-riscatto/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 May 2010 23:49:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Letteraria mente]]></category>
		<category><![CDATA[Anni 80]]></category>
		<category><![CDATA[Antonella Beccaria]]></category>
		<category><![CDATA[Disoccupate le strade dai sogni]]></category>
		<category><![CDATA[Drive In]]></category>
		<category><![CDATA[Gargoyle Books]]></category>
		<category><![CDATA[Mary Terror]]></category>
		<category><![CDATA[Robert McCammon]]></category>
		<category><![CDATA[yuppies]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://festinalente.ztl.eu/?p=527</guid>
		<description><![CDATA[Idee che rimbalzano in testa, ultimamente, sui ruoli sociali. Come se fosse impossibile sfuggirvi davvero. Una prima immagine: concerto di una band di combat folk, militante, in una piazza. Anzitutto loro: musica e slogan, quella musica e quegli slogan. Che sono anche bravi, (mi) piacciono (anche se il combat folk, ecco, i suoi anni migliori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Idee che rimbalzano in testa, ultimamente, sui ruoli sociali. Come se fosse impossibile sfuggirvi davvero. Una prima immagine: concerto di una band di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Combat_folk_%28genere_musicale%29" target="_blank">combat folk</a>, militante, in una piazza. Anzitutto loro: musica e slogan, <em>quella</em> musica e <em>quegli</em> slogan. Che sono anche bravi, (mi) piacciono (anche se il combat folk, ecco, i suoi anni migliori già li ha visti). Comunque. I ragazzini che ballano e pogano sotto al palco, bevendo vodka dalla bottiglia. Vestiti esattamente come dovrebbero essere vestiti. Poi: i poliziotti che guardano, distanti, nelle loro divise, seduti nelle camionette o appoggiati ai Defender. Ancora: coppie di una certa età, passeggiano lontano, si fermano, guardano, passano oltre, con una giacchetta magari buttata sulla spalla, magari con la bici a mano. Fine dell&#8217;immagine: un concentrato di convenzioni sociali.</p>
<p>Non faccio sociologia (non è il mio campo, non mi permetterei): osservo. E, spesso, vedo questo. Un conformismo che sembra necessario. Ma dove sono le sue radici?</p>
<p>La seconda immagine è un libro. Anzi due, perché quello di cui voglio parlare me ne ha fatto tornare in mente un altro, di cui ho già parlato. E questi libri hanno qualcosa a che vedere con il tentativo di rintracciare le radici di un certo oggi, perché parlano di storie di alcuni anni fa. Il primo, <a href="http://festinalente.ztl.eu/2008/03/26/disoccupate-le-strade-dai-sogni-ovvero-delle-umane-sconfitte/" target="_blank">quello di cui ho già scritto</a>, racconta una storia vera, il terrorismo della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rote_Armee_Fraktion" target="_blank">RAF</a>, e il suo fallimento.</p>
<p><a href="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/05/MaryTerror-.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-531" style="margin-right: 3px;" title="Mary Terror" src="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/05/MaryTerror-.jpg" alt="MaryTerror  <em>Mary Terror</em>, la rivolta impossibile alla ricerca di un riscatto" width="158" height="235" /></a>Il secondo, <a href="http://www.gargoylebooks.it/site/content/mary-terror" target="_blank"><em>Mary Terror</em></a> di Robert McCammon (<a href="http://www.gargoylebooks.it/" target="_blank">Gargoyle Books</a>), è finzione, ma morde una realtà precisa: la morte del Sogno americano, scavallando la fine di quegli anni &#8217;80 targati USA, inghiottiti da yuppies, carte di credito, Ronald Reagan. In Italia, sulla tv commerciale, spopolava il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Drive_In_%28programma_televisivo%29" target="_blank"><em>Drive In</em></a> e basta guardarsi intorno per capire che le radici di questo nostro presente sono anche (e tanto) lì. <em>Mary Terror</em> parla di impossibilità, di fallimento, di conformismo. Anche di follia, una follia allucinata e assassina (utopia che si fa, necessariamente, distopica) che in questa sua degenerazione vorrebbe chiamare una forma di fuga dal conformismo, come se fosse l&#8217;unica uscita possibile. Cucito addosso sulle cicatrici (e sui cadaveri che si lascia dietro) il rigore cieco di un voto a un&#8217;ortodossia di cui non si vuole accettare l&#8217;inconsistenza, pena un ulteriore stadio di follia. Pena il fallimento di ogni possibilità di vita.</p>
<p><span id="more-527"></span></p>
<p>Ammetto: non so se mi sarei avvicinato a <em>Mary Terror</em> se non avessi letto l&#8217;<a href="http://antonella.beccaria.org/2010/04/20/mary-terror-e-la-morte-del-piu-genuino-sogno-americano/" target="_blank">introduzione di Antonella Beccaria</a>, illuminante. Probabilmente perché da Gargoyle Books mi sarei aspettato un testo dell&#8217;orrore, e non è il mio genere. Ma ho fatto bene a superare questa sorta di pregiudizio. Primo, perché <em>Mary Terror</em> non è propriamente un horror, ed è bene superare gli steccati in cui le etichette vogliono chiudere ogni genere. Secondo, perché è un bel libro (forse avrei alleggerito un po&#8217; solo qualche passaggio, ma credo che questo attenga più al gusto personale), un libro di quelli che ti tiene lì, che vuoi sapere in ogni istante cosa succede, e non solo come andrà a finire.</p>
<p>E&#8217; la storia di due donne e di due strade. Dal periodo della contestazione, che entrambe vivono, una scivola la china degli anni &#8217;80 in un&#8217;esistenza più che borghese, l&#8217;altra cade in una trappola psicotica di droga e terrorismo, per una vita in tutto e sempre clandestina, che la porterà a trascinare la prima, dopo averle rapito il bambino, in un <em>on the road</em> allucinato e violento attraverso gli Stati Uniti (anche questo: come un funerale di sangue per un&#8217;altra impossibile utopia americana, quella <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Beat_generation" target="_blank">beat</a>). Violenza e disperazione, e un&#8217;ansia che si schianta contro un vuoto pervasivo e opprimente. L&#8217;occhio di McCammon si posa senza pietà sulle luci e sulle ombre della società americana, e dubito che oggi potrebbe essere più tenero, in questa “contemporaneità dove il riscatto non è il denaro, come in qualsiasi caso di rapimento, ma la restituzione di un progetto di vita” (citando dall&#8217;introduzione).</p>
<p>Perché allora, se una via di sottrazione alla necessità dell&#8217;essere conformi è possibile, riscattarsi una strada realmente praticabile è la progettualità più difficile.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://festinalente.ztl.eu/2010/05/26/mary-terror-rivolta-impossibile-ricerca-riscatto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quando di carcere si muore: intervista a Luca Cardinalini, autore di Impìccati</title>
		<link>http://festinalente.ztl.eu/2010/05/21/quando-di-carcere-si-muore-intervista-a-luca-cardinalini-autore-di-impiccati/</link>
		<comments>http://festinalente.ztl.eu/2010/05/21/quando-di-carcere-si-muore-intervista-a-luca-cardinalini-autore-di-impiccati/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 May 2010 12:43:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[carceri]]></category>
		<category><![CDATA[DeriveApprodi]]></category>
		<category><![CDATA[Impìccati. Storie di morte nelle prigioni italiane]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Cardinalini]]></category>
		<category><![CDATA[MicroMega]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://festinalente.ztl.eu/?p=518</guid>
		<description><![CDATA[Di carcere forse si parla spesso, ma nella maggior parte dei casi sono i numeri a essere al centro dell&#8217;attenzione, più che le storie dei singoli individui. Quando sono i nomi a trovare spazio nelle cronache, di solito è per episodi particolarmente drammatici, quando qualcuno muore e, quasi sempre grazie alla forza e al coraggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;">Di carcere forse si parla spesso, ma nella maggior parte dei casi sono i numeri a essere al centro dell&#8217;attenzione, più che le storie dei singoli individui. Quando sono i nomi a trovare spazio nelle cronache, di solito è per episodi particolarmente drammatici, quando qualcuno muore e, quasi sempre grazie alla forza e al coraggio dei familiari, la sua storia riesce a uscire dal silenzio. Altrimenti si trova forse una breve, in qualche pagina interna, poco più. Come avviene per i suicidi in carcere, già 26 dall&#8217;inizio di quest&#8217;anno.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">I numeri non dicono tutto, ma qualche dato, però, può aiutare a mettere a fuoco il problema. Al 30 aprile 2010, i detenuti delle carceri italiane erano 67.444 (Fonte: <a href="http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.wp?facetNode_1=3_1_6&amp;previsiousPage=mg_1_14&amp;contentId=SST164275" target="_blank">Dipartimento dell&#8217;amministrazione penitenziaria</a>), ovvero il 56% in più rispetto alla capienza delle strutture carcerarie (Fonte: <a href="http://www.santegidio.org/index.php?pageID=3&amp;id=3413&amp;idLng=1062" target="_blank">Comunità di Sant&#8217;Egidio</a>). Questa condizione fa sì che quasi nessun carcere italiano rispetti i criteri minimi indicati dall&#8217;art. 3 della Convenzione dei diritti dell&#8217;uomo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Che la situazione sia critica è sotto gli occhi di tutti, che la soluzione non possa essere esclusivamente la repressione e la detenzione in condizioni di forte disagio, non è però altrettanto chiaro. Anche perché la pena detentiva dovrebbe preparare un percorso di reinserimento per chi la sconta. E, intanto, di carcere si muore. Lo raccontano dal 2000, con il dossier annuale Morire di carcere, quelli di <a href="http://www.ristretti.it" target="_blank">Ristretti Orizzonti</a>, rivista nata all&#8217;interno della Casa di Reclusione di Padova e dall&#8217;Istituto di Pena Femminile della Giudecca.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">E lo racconta Luca Cardinalini in <a href="http://deriveapprodi.org/estesa.php?id=397&amp;stato=novita" target="_blank"><em>Impìccati. Storie di morte nelle prigioni italiane</em></a> (DeriveApprodi, 2010), libro che raccoglie le storie di otto persone, entrate vive in carcere ed uscite senza vita: Aldo Bianzino, Diana Blefari, Luigi Acquaviva, Sami Mbarka Ben Gargi, Stefano Frapporti, Camillo Valentini, Niki Aprile Gatti, Stefano Cucchi. Su queste storie e sulla situazione carceraria, l&#8217;autore ha risposto ad alcune domande.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span id="more-518"></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><em><strong>Le vite di cui nel tuo libro racconti la fine sono molto diverse: età, estrazione sociale, provenienza. Non sono un campione, hanno nomi e cognomi, ma sono paradigmatiche di un modo di intendere e gestire la pena detentiva, fatto troppo spesso di mancanza di umanità e pieno di errori e disattenzioni. E&#8217; così &#8220;facile&#8221; morire di carcere?</strong></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">In carcere si muore come fuori e per gli stessi motivi: suicidio, omicidio, overdose, malattia. Quello che non dovrebbe mai succedere è morire di carcere, per mano di chi ti ha in custodia o per negligenza di chi ti ha in cura. Le cifre non aiutano. Sapere che ogni anno circa 100 persone muoiono nelle carceri italiane, non rende l’idea. Intanto perché il numero è per difetto, molti vengono trasportati moribondi al pronto soccorso di un ospedale, lì muoiono e il numero resta in carico alla sanità pubblica e non all’istituzione penitenziaria. Certo la maggioranza sono suicidi, ma anche qui una riflessione va fatta. L’istinto a togliersi la vita è inversamente proporzionale alla speranza di libertà. A decidere per il gesto estremo – che nel triste linguaggio burocratico viene definito come “gesto anticonservativo” – non sono quasi mai gli ergastolani o detenuti con una lunga condanna da scontare, ma coloro che per età e posizione giudiziaria, potrebbero ragionevolmente sperare in una scarcerazione in tempi rapidi. Il numero dei suicidi tra i detenuti in attesa di giudizio è doppio rispetto a quello dei definitivi, il 60% si toglie la vita entro il primo anno di galera, il 20% entro la prima settimana. Quindi, spesso, non è nemmeno il carcere il sé a spingere verso la tragedia, ma il solo pensiero, l’impatto con una realtà sconosciuta e degradante. Oltre alla paura e alla vergogna, al rimorso per la libertà perduta e alle difficoltà di ritrovarsi a vivere in condizioni di precarietà e promiscuità mai sperimentate prima, c’è chi non riesce a mettere in atto delle vere e proprio strategie di sopravvivenza in una realtà che rimane oscura, con le sue regole, i suoi codici di comportamento, le sue gerarchie da rispettare.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><em><strong>Leggendo il libro, a tratti, viene da pensare che la violenza (verso se stessi e verso gli altri) sia quasi l&#8217;unico linguaggio all&#8217;interno delle carceri. Quanto è così e quanto (e come) è possibile spezzare questa logica?</strong></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">La violenza non è l’unico linguaggio del carcere, ma è un linguaggio presente, direi quasi universale e comprensibile da tutti, stranieri compresi visto che sono ormai una percentuale significativa della popolazione carceraria. Oltre a quella fisica fatta di botte, che ci sono, ne esistono altre fatte di prevaricazione, soggezione, umiliazione che restano completamente nell’ombra. Restiamo alla violenza fisica: perfino al peggior criminale di guerra è garantito un processo e l’incolumità fisica, mi chiedo come sia possibile che in Italia, nel 2010, ci siano persone che vengano picchiati in una caserma o muoiano in carcere senza che parenti e avvocati sappiano nulla, senza che un direttore o un ministro si dimetta un minuto dopo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong><em>Come nasce </em>Impìccati<em>, quale intenzione c&#8217;è alla base del libro?</em></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Lo scopo del libro non era quello di fare delle controinchieste su queste morti né di puntare il dito contro nessuno. Piuttosto quello di raccontare nella maniera più dettagliata possibile una vicenda che al massimo – con qualche eccezione – era stata riassunta in una breve di cronaca. Quindi prendendo e raccontando gli sviluppi giudiziari, le perizie, le testimonianza, gli interrogatori, le inchieste e, quando ci sono state, le condanne e le relative motivazioni. Senza omettere nulla, senza indicare una strada al lettore che, alla fine, è libero di farsi un’idea. Per dire della consapevolezza di cosa sia il carcere, basta ricordare il caso di Luigi Acquaviva, ergastolano, braccio destro di Cutolo, morto impiccato nel carcere di Nuoro ma dopo essere stato picchiato in maniera feroce da alcune guardie penitenziarie, al punto – scrivono i giudici – “che non c’erano dieci centimetri quadrati del suo corpo privi di ecchimosi o escoriazioni”. Le condanne sono state confermate dalla Cassazione, che pure ha concesso le attenuanti agli agenti condannati con la seguente motivazione: “perché per anni hanno prestato servizio negli istituti penitenziari con tutte le difficoltà e i disagi collegati a tale status”. Un supplemento di clemenza per aver semplicemente svolto il proprio lavoro e per essere in qualche modo sopravvissuti al carcere. Affermazione forte, che sa di resa e che la dice lunga su cosa sia il carcere oggi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong><em>C&#8217;è una questione etica che sottolinei in più passaggi del libro: perché in carcere si può morire per non essere stati alimentati a forza, nonostante le gravissime condizioni, mentre all&#8217;esterno si scatenano battaglie per non lasciare questa scelta a persone in stato vegetativo?</em></strong></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Il tunisino, spacciatore e violentatore, Sami Ben Gargi, protestando per una condanna che riteneva ingiusta sceglie di iniziare uno sciopero della fame e per 50 giorni va avanti. Nessuno si preoccupa di farlo desistere né lo alimenta forzatamente quando la situazione diventa disperata, tanto che due giorni dopo muore. Ho fatto il parallelo con la situazione di Eluana Englaro, pur nell’assoluta diversità delle situazioni. E mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse, lo dico senza alcuna malizia, perché davanti a una ragazza in coma da anni ci si mobilita, si fanno fiaccolate e decreti legge in nome del diritto alla vita mentre davanti alla decisione annunciata e costantemente perseguita di un extracomunitario, detenuto, colpevole e povero, tutto questo non vale. Anzi, come hanno detto medici e dirigenti del carcere di Pavia, “non potevamo andare contro la volontà del detenuto”. C’è qualcosa che non torna. Ma vale anche per il caso Cucchi. Il libro è stato chiuso subito dopo la presentazione della relazione da parte della commissione Marino, che ha individuato la causa del decesso non nelle botte ricevute da “uomini dello Stato”, ma nella disidratazione. Ora: se questa notizia fosse vera e confermata, a me sembra perfino più grave di un’ipotetica morte per lesioni. Non sono un esperto di medicina, ma se capisco il minimo indispensabile mi stanno dicendo che forse una flebo gli avrebbe salvato una vita. Morire disidratato può avvenire nel deserto del Sahara, ma non dopo cinque giorni di ricovero in ospedale, dove prima che detenuto sei un paziente malato che ha bisogno e che ha diritto di ricevere cure.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Una situazione complessa, che pone questioni diverse in differenti ambiti. Qualche traccia per cercare di superare le emergenze e per tentare di costruire un sistema detentivo diverso viene citata nella postfazione (a cura di Laura Baccaro e Francesco Morelli, di <a href="http://www.ristretti.it" target="_blank">Ristretti Orizzonti</a>). Si tratta di “buone pratiche” individuate da detenuti e operatori penitenziari, che possono essere messe in atto, in particolare per prevenire i suicidi: dare attenzione alla persona, sostenendo i detenuti nella rielaborazione dei reati commessi e nella costruzione di una progettualità; aumentare le possibilità di lavoro e formazione, diminuendo anche le ore che le persone trascorrono in cella; fare più formazione al personale che opera all&#8217;interno delle carceri; migliorare la comunicazione interna (soprattutto su esami diagnostici, possibili trasferimenti) e favorire le relazioni e il mantenimento dei rapporti con la famiglia.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><em>Intervista <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/quando-di-carcere-si-muore/" target="_blank">pubblicata su MicroMega online</a>. Uscirà una mia recensione del libro sul numero di giugno de <a href="http://www.lavocedellevoci.it" target="_blank">La Voce delle Voci</a>.</em></p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;"><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.35cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Di carcere forse si parla spesso, ma nella maggior parte dei casi sono i numeri a essere al centro dell&#8217;attenzione, più che le storie dei singoli individui. Quando sono i nomi a trovare spazio nelle cronache, di solito è per episodi particolarmente drammatici, quando qualcuno muore e, quasi sempre grazie alla forza e al coraggio dei familiari, la sua storia riesce a uscire dal silenzio. Altrimenti si trova forse una breve, in qualche pagina interna, poco più. Come avviene per i suicidi in carcere, già 26 dall&#8217;inizio di quest&#8217;anno. I numeri non dicono tutto, ma qualche dato, però, può aiutare a mettere a fuoco il problema. Al 30 aprile 2010, i detenuti delle carceri italiane erano 67.444 (Fonte: Dipartimento dell&#8217;amministrazione penitenziaria – <a class="linkification-ext" style="color: #993399;" title="Linkification: http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.wp?facetNode_1=3_1_6&amp;previsiousPage=mg_1_14&amp;contentId=SST164275" href="http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.wp?facetNode_1=3_1_6&amp;previsiousPage=mg_1_14&amp;contentId=SST164275">http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.wp?facetNode_1=3_1_6&amp;previsiousPage=mg_1_14&amp;contentId=SST164275</a>), ovvero il 56% in più rispetto alla capienza delle strutture carcerarie (Fonte: Comunità di Sant&#8217;Egidio – <a class="linkification-ext" style="color: #993399;" title="Linkification: http://www.santegidio.org/index.php?pageID=3&amp;id=3413&amp;idLng=1062" href="http://www.santegidio.org/index.php?pageID=3&amp;id=3413&amp;idLng=1062">http://www.santegidio.org/index.php?pageID=3&amp;id=3413&amp;idLng=1062</a>). Questa situazione fa sì che quasi nessun carcere italiano rispetti i criteri minimi indicati dall&#8217;art. 3 della Convenzione dei diritti dell&#8217;uomo. Che la situazione sia critica è sotto gli occhi di tutti, che la soluzione non possa essere esclusivamente la repressione e la detenzione in condizioni di forte disagio, non è però altrettanto chiaro. Anche perché la pena detentiva dovrebbe preparare un percorso di reinserimento per chi la sconta. E, intanto, di carcere si muore. Lo raccontano dal 2000, con il dossier annuale </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>Morire di carcere</em></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-style: normal;">, quelli</span></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> di Ristretti Orizzonti (<a class="linkification-ext" style="color: #993399;" title="Linkification: http://www.ristretti.it" href="http://www.ristretti.it">http://www.ristretti.it</a>), rivista nata all&#8217;interno della Casa di Reclusione di Padova e dall&#8217;Istituto di Pena Femminile della Giudecca. E lo racconta Luca Cardinalini in </span></span><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>Impìccati. Storie di morte nelle prigioni italiane</em></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;"> (DeriveApprodi, 2010), libro che raccoglie le storie di otto persone, entrate vive in carcere ed uscite senza vita. Su queste storie e sulla situazione carceraria, l&#8217;autore ha risposto ad alcune domande.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.35cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Le vite di cui nel tuo libro racconti la fine sono molto diverse: età, estrazione sociale, provenienza. Non sono un campione, hanno nomi e cognomi, ma sono paradigmatiche di un modo di intendere e gestire la pena detentiva, fatto troppo spesso di mancanza di umanità e pieno di errori e disattenzioni. E&#8217; così &#8220;facile&#8221; morire di carcere?</strong></em></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.35cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">In carcere si muore come fuori e per gli stessi motivi: suicidio, omicidio, overdose, malattia. Quello che non dovrebbe mai succedere è morire di carcere, per mano di chi ti ha in custodia o per negligenza di chi ti ha in cura. Le cifre non aiutano. Sapere che ogni anno circa 100 persone muoiono nelle carceri italiane, non rende l’idea. Intanto perché il numero è per difetto, molti vengono trasportati moribondi al pronto soccorso di un ospedale, lì muoiono e il numero resta in carico alla sanità pubblica e non all’istituzione penitenziaria. Certo la maggioranza sono suicidi, ma anche qui una riflessione va fatta. L’istinto a togliersi la vita è inversamente proporzionale alla speranza di libertà. A decidere per il gesto estremo – che nel triste linguaggio burocratico viene definito come “gesto anticonservativo” – non sono quasi mai gli ergastolani o detenuti con una lunga condanna da scontare, ma coloro che per età e posizione giudiziaria, potrebbero ragionevolmente sperare in una scarcerazione in tempi rapidi. Il numero dei suicidi tra i detenuti in attesa di giudizio è doppio rispetto a quello dei definitivi, il 60% si toglie la vita entro il primo anno di galera, il 20% entro la prima settimana. Quindi, spesso, non è nemmeno il carcere il sé a spingere verso la tragedia, ma il solo pensiero, l’impatto con una realtà sconosciuta e degradante. Oltre alla paura e alla vergogna, al rimorso per la libertà perduta e alle difficoltà di ritrovarsi a vivere in condizioni di precarietà e promiscuità mai sperimentate prima, c’è chi non riesce a mettere in atto delle vere e proprio strategie di sopravvivenza in una realtà che rimane oscura, con le sue regole, i suoi codici di comportamento, le sue gerarchie da rispettare. </span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.35cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Leggendo il libro, a tratti, viene da pensare che la violenza (verso se stessi e verso gli altri) sia quasi l&#8217;unico linguaggio all&#8217;interno delle carceri. Quanto è così e quanto (e come) è possibile spezzare questa logica?</strong></em></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.35cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La violenza non è l’unico linguaggio del carcere, ma è un linguaggio presente, direi quasi universale e comprensibile da tutti, stranieri compresi visto che sono ormai una percentuale significativa della popolazione carceraria. Oltre a quella fisica fatta di botte, che ci sono, ne esistono altre fatte di prevaricazione, soggezione, umiliazione che restano completamente nell’ombra. Restiamo alla violenza fisica: perfino al peggior criminale di guerra è garantito un processo e l’incolumità fisica, mi chiedo come sia possibile che in Italia, nel 2010, ci siano persone che vengano picchiati in una caserma o muoiano in carcere senza che parenti e avvocati sappiano nulla, senza che un direttore o un ministro si dimetta un minuto dopo.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.35cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Come nasce </strong></em></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-style: normal;"><strong>Impìccati</strong></span></span></span><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>, quale intenzione c&#8217;è alla base del libro?</strong></em></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.35cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Lo scopo del libro non era quello di fare delle controinchieste su queste morti né di puntare il dito contro nessuno. Piuttosto quello di raccontare nella maniera più dettagliata possibile una vicenda che al massimo – con qualche eccezione – era stata riassunta in una breve di cronaca. Quindi prendendo e raccontando gli sviluppi giudiziari, le perizie, le testimonianza, gli interrogatori, le inchieste e, quando ci sono state, le condanne e le relative motivazioni. Senza omettere nulla, senza indicare una strada al lettore che, alla fine, è libero di farsi un’idea. Per dire della consapevolezza di cosa sia il carcere, basta ricordare il caso di Luigi Acquaviva, ergastolano, braccio destro di Cutolo, morto impiccato nel carcere di Nuoro ma dopo essere stato picchiato in maniera feroce da alcune guardie penitenziarie, al punto – scrivono i giudici – “che non c’erano dieci centimetri quadrati del suo corpo privi di ecchimosi o escoriazioni”. Le condanne sono state confermate dalla Cassazione, che pure ha concesso le attenuanti agli agenti condannati con la seguente motivazione: “perché per anni hanno prestato servizio negli istituti penitenziari con tutte le difficoltà e i disagi collegati a tale status”. Un supplemento di clemenza per aver semplicemente svolto il proprio lavoro e per essere in qualche modo sopravvissuti al carcere. Affermazione forte, che sa di resa e che la dice lunga su cosa sia il carcere oggi.</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.35cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>C&#8217;è una questione etica che sottolinei in più passaggi del libro: perché in carcere si può morire per non essere stati alimentati a forza, nonostante le gravissime condizioni, mentre all&#8217;esterno si scatenano battaglie per non lasciare questa scelta a persone in stato vegetativo?</strong></em></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 0.35cm;"><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il tunisino, spacciatore e violentatore, Sami Ben Gargi, protestando per una condanna che riteneva ingiusta sceglie di iniziare uno sciopero della fame e per 50 giorni va avanti. Nessuno si preoccupa di farlo desistere né lo alimenta forzatamente quando la situazione diventa disperata, tanto che due giorni dopo muore. Ho fatto il parallelo con la situazione di Eluana Englaro, pur nell’assoluta diversità delle situazioni. E mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse, lo dico senza alcuna malizia, perché davanti a una ragazza in coma da anni ci si mobilita, si fanno fiaccolate e decreti legge in nome del diritto alla vita mentre davanti alla decisione annunciata e costantemente perseguita di un extracomunitario, detenuto, colpevole e povero, tutto questo non vale. Anzi, come hanno detto medici e dirigenti del carcere di Pavia, “non potevamo andare contro la volontà del detenuto”. C’è qualcosa che non torna. Ma vale anche per il caso Cucchi. Il libro è stato chiuso subito dopo la presentazione della relazione da parte della commissione Marino, che ha individuato la causa del decesso non nelle botte ricevute da “uomini dello Stato”, ma nella disidratazione. Ora: se questa notizia fosse vera e confermata, a me sembra perfino più grave di un’ipotetica morte per lesioni. Non sono un esperto di medicina, ma se capisco il minimo indispensabile mi stanno dicendo che forse una flebo gli avrebbe salvato una vita. Morire disidratato può avvenire nel deserto del Sahara, ma non dopo cinque giorni di ricovero in ospedale, dove prima che detenuto sei un paziente malato che ha bisogno e che ha diritto di ricevere cure. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Trebuchet MS,sans-serif;">Una situazione complessa, che pone questioni diverse in differenti ambiti. Qualche traccia per cercare di superare le emergenze e per tentare di costruire un sistema detentivo diverso viene citata nella postfazione (a cura di Laura Baccaro e Francesco Morelli, di Ristretti Orizzonti). Si tratta di “buone pratiche” individuate da detenuti e operatori penitenziari, che possono essere messe in atto, in particolare per prevenire i suicidi: dare attenzione alla persona, sostenendo i detenuti nella rielaborazione dei reati commessi e nella costruzione di una progettualità; aumentare le possibilità di lavoro e formazione, diminuendo anche le ore che le persone trascorrono in cella; fare più formazione al personale che opera all&#8217;interno delle carceri; migliorare la comunicazione interna (soprattutto su esami diagnostici, possibili trasferimenti) e favorire le relazioni e il mantenimento dei rapporti con la famiglia. </span></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://festinalente.ztl.eu/2010/05/21/quando-di-carcere-si-muore-intervista-a-luca-cardinalini-autore-di-impiccati/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic Page Served (once) in 0.631 seconds -->
