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	<title>Festina lente &#187; Babsi Jones</title>
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		<title>A trenta miglia di mare</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 18:01:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Si parte quasi sempre con un&#8217;idea addosso, per un viaggio, anche quando è breve e non preparato. E&#8217; successo ancora di più per questo transito nei Balcani, scelto per scrollarsi di dosso un anno pessimo, per condividere chilometri, parole e bicchieri con amici che sono famiglia. In testa avevo ricordi di infanzia vivi quasi fosse stata una folgorazione: una vacanza in un territorio unito, in cui si vedevano ovunque segni formali di un amore per <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Josip_Broz_Tito" target="_blank">Tito</a> che, agli occhi di un bambino, non aveva niente di sospetto; era la seconda metà degli anni &#8217;80, quando già le prime tensioni stavano per aprire il conflitto del decennio successivo. Avevo dentro anche le urla e i sorrisi dei bimbi bosniaci del campo profughi di Vič, periferia di Lubjana, in cui avevo trascorso alcune settimane di lavoro, nella seconda metà degli anni &#8217;90. Negli occhi le immagini viste ai tg, i roghi in <a href="http://www.youtube.com/watch?v=fikgO8dkU6o" target="_blank">cupe vampe</a>, i ponti crollati, il sangue, tutto dalla distanza rassicurante della tele in sala. E le parole di <a href="http://static.slmpds.net/index.html" target="_blank">Babsi Jones</a>.</p>
<p><a href="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/01/bosnia1small.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-330" style="margin-right: 3px;" title="Bosnia" src="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/01/bosnia1small-300x181.jpg" alt="bosnia1small 300x181 A trenta miglia di mare" width="300" height="181" /></a>Così attraversiamo in auto frontiere, partendo nel cuore della notte da Bologna, prima salendo a nord e poi scendendo a sud, dall&#8217;altra parte dell&#8217;Adriatico, lasciandoci alle spalle una Mitteleuropa che assorbe la Slovenia, scontrandoci poi con la nota affabilità dei poliziotti croati. Si guida e manca sonno quando arriviamo al confine con la Republika Srpska, territorio serbo di Bosnia. Attraversiamo l&#8217;ennesimo posto di polizia a Slavonski Brod-Bosanski Brod, in coda alla frontiera un pellegrinaggio di croati, si fermano quasi tutti poco oltre, dove anche noi scendiamo per muovere le gambe e fumare una sigaretta: comprano lumi per poi fare ancora qualche centinaio di metri fino al cimitero che sta poco più avanti, tra case sventrate e nuove costruzioni ancora con i mattoni a vista. La Bosnia ci accoglie così, con il cielo basso, resti di edifici, segni di proiettili sui muri, cimiteri ovunque. Penso a tutti gli anni che sono già passati dalla fine della guerra in queste zone, penso che questo viaggio avrei dovuto farlo molti anni fa e che avrebbe dovuto essere più lungo, più in profondità.</p>
<p><a href="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/01/bosnia2small.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-332" style="margin-left: 3px;" title="I martiri di Kovaci" src="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/01/bosnia2small-300x201.jpg" alt="bosnia2small 300x201 A trenta miglia di mare" width="300" height="201" /></a>Se non è successo prima è per strade e percorsi diversi, forse per distrazioni, per lavori e impegni, che non mi hanno fatto mai rispondere davvero a quel richiamo che sentivo arrivare dall&#8217;altra sponda dell&#8217;Adriatico. Ma non importa nemmeno troppo, adesso. Ora mi rendo conto che il mio occhio cerca segni, ovunque: mi aspettavo di vedere la traccia di una guerra feroce e me la sono trovata davanti, a cominciare dai nuovi confini. Poi case &#8211; distrutte, ferite, ricostruite -, muri segnati di colpi a sfregio, cimiteri a ogni giro di sguardo, ovunque, i ricordi di chi ha voglia di raccontare &#8211; in una combinazione strana di italiano, inglese, bosniaco-, le foto, i musei. Che è come guardare attraverso un filtro &#8211; che dovrei togliere -, che è come aspettare sempre qualcosa in più &#8211; e chissà cos&#8217;è.</p>
<p><a href="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/01/bosnia3small.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-334" style="margin-right: 3px;" title="Tunnel" src="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/01/bosnia3small-300x229.jpg" alt="bosnia3small 300x229 A trenta miglia di mare" width="300" height="229" /></a>Ma forse non era questo che avrei dovuto cercare, per le strade di Sarajevo (e di Mostar), e il tornare a esplodere dei petardi a salutare il 2010 in arrivo è un segno di una normalità quotidiana, dello sguardo rivolto al futuro delle nuove generazioni che non stanno crescendo più in un presente che crolla loro addosso. Ovunque minareti e canto di muezzin. E tombe. Giriamo la città, con occhi curiosi e a volte distratti, i ricordi di una ventina di anni fa mi tornano davanti agli occhi, e ne sorrido, anche se tanto è cambiato. Gustiamo piatti abbondanti di carni speziate e birre bosniache, andiamo fino al tunnel che passava sotto l&#8217;aeroporto durante l&#8217;assedio, beviamo una birra al caffè Tito sotto il museo della Bosnia-Erzegovina, camminiamo in assenza di mete per le strade di Sarajevo. E tutte le domande che vorrei fare alle persone che mi trovo di fronte e non faccio, la difficoltà di fotografare le case sventrate e i cimiteri, come la sensazione di un voyeurismo stanco che non sa più dove è meglio guardare, ma capisce che sicuramente non qui, non questo, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=LAVVk3zuv8Y" target="_blank">là dov&#8217;era la fine</a>.</p>
<p>Il 31 dicembre mangiamo seduti in strada, fa quasi caldo, e si brinda la mezzanotte a bicchierini di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rakija" target="_blank">rakia</a>, uno dopo l&#8217;altro, sempre in strada, per eccedere un passaggio che ha bisogno di lasciare indietro tanto. E forse non è un caso essere proprio qui, con la storia di queste geografie che scorre verso il passato di giorno in giorno, con i Balcani che sono sempre a farci cambiare lo sguardo e il pensiero, a depistare l&#8217;idea con cui li avvicini, a portarti altrove.</p>
<p><a href="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/01/bosnia4small.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-336" style="margin-left: 3px;" title="Mostar" src="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/01/bosnia4small-300x201.jpg" alt="bosnia4small 300x201 A trenta miglia di mare" width="300" height="201" /></a>Tornando ci fermiamo a Mostar &#8211; ancora segni e ferite, ma anche musica, dialoghi, passi &#8211; per poi tornare in Croazia, a Spalato, città bellissima ma fredda, già troppo europea e troppo turistica, per imbarcarci sulla nave che ci scarica in Italia, porto di Ancona, gustando il vento in faccia di notte sul ponte, il nero del mare e giochi, letture, parole (e conti che faticano a tornare!). Sarebbe stato bello arrivare fino a Belgrado e poi magari spingersi ancora a sud, per cercare altre tracce (e per farsene subito distogliere per uno sguardo più profondo) di altre bombe più recenti, umanitarie, per (non) chiudere un cerchio che ancora gira, una storia che crea ancora ferite, al di là dell&#8217;Adriatico, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ov4A6_d5Plg&amp;feature=youtube_gdata" target="_blank">a trenta miglia di mare</a>.</p>
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		<title>Tra assenze e (non) scritture</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 16:42:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi rendo conto del tempo che passa, senza esserne travolto, quando arrivo su queste pagine e vedo la data che segna l&#8217;ultima cosa scritta. Confesso che c&#8217;è una certa dose di pigrizia, in questo poco scrivere: un contratto lavorativo in chiusura e una frustrante assenza di prospettive concrete per il dopo non mi portano a riempire questi spazi di parole.</p>
<p>Scorro le bozze nella bacheca di WordPress e trovo un paio di recensioni di dischi mai finite, un abbozzo di analisi del lascito dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/CCCP_Fedeli_alla_linea" target="_blank">CCCP</a> (a pochi giorni dall&#8217;uscita dell&#8217;<a href="http://www.ibs.it/disco/0602527030708/pgr/ultime-notizie-di-cronaca.html" target="_blank">ultimo PGR</a>, pare) , un titolo, &#8220;Don&#8217;t clean up the blood&#8221;, che viene direttamente dai giorni di Genova, rivisto nel documentario <a href="http://lubenproduction.com/wp/?page_id=222" target="_blank"><em>Fare un golpe e farla franca</em></a> che come sempre quando si parla di Genova arriva dritto allo stomaco.</p>
<p>E mi rendo conto che di parole avrei potuto spenderne tante, forse anche significative. Non è che non manchino le occasioni: non ultime le pagine di <a href="http://www.ibs.it/code/9788811683124/magris-claudio/danubio" target="_blank"><em>Danubio</em></a>, di Magris, che mi aveva generato spunti e appunti di lettura sono finiti, in forma assolutamente embrionale, in una mail e non qui, non in qualcosa di più articolato.</p>
<p>Al fondo credo ci sia un rapporto ancora molto problematico con la scrittura, con la nascita dell&#8217;idea e la sua trasposizione in parola, con la necessità, in qualche modo, e forse anche per evitare il confronto con la pagina, del silenzio. (Come <a href="http://static.slmpds.net/index.html" target="_blank">Babsi Jones</a>, le cui parole mancano. Quotidianamente.)</p>
<p>Per sfuggire a questa totale assenza di concretezza (ma non di idee), un saluto a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/James_Graham_Ballard" target="_blank">Ballard</a>, che se n&#8217;è andato e la segnalazione di una serata dedicata a un altro, andato troppo presto: il 30 aprile a Roma, al <a href="http://acsimposio.blogspot.com" target="_blank">Simposio</a> (via dei Latini 11, San Lorenzo), a partire dalle 21, &#8220;Caro Pier&#8221;, appuntamento dedicato a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Vittorio_Tondelli" target="_blank">Pier Vittorio Tondelli</a> e alle sue pagine, tra letture, interventi e convivialità.</p>
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		<title>Da La Voce delle Voci: Sappiano le mie parole di sangue</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2007 15:02:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un aggiornamento più sostanzioso rispetto ai post degli ultimi tempi (ma qua ci sono un mare di cose da fare, pochi soldi e poca concretezza. Passerà): la recensione che ho scritto al libro di Babsi Jones, pubblicata sul numero di dicembre (come sempre ricco di inchieste e approfondimenti che vale davvero la pena leggere) de [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un aggiornamento più sostanzioso rispetto ai post degli ultimi tempi (ma qua ci sono un mare di cose da fare, pochi soldi e poca concretezza. Passerà)</em><em>: la recensione che ho scritto al libro di Babsi Jones, pubblicata sul numero di dicembre (come sempre ricco di inchieste e approfondimenti che vale davvero la pena leggere) de <a href="http://www.lavocedellacampania.it/" target="_blank">La Voce delle Voci</a></em>.<em> Eccola.</em></p>
<p>Abrasivo. T&#8217;incolla al testo per strapparti all&#8217;improvviso. A restare lì, con davanti tutto. <em>Tutto</em>. Non puoi scegliere nemmeno su quale dei tanti livelli di lettura decidere di seguire la traccia: non c&#8217;è tempo, cioè non c&#8217;è spazio. Questa pagine vanno oltre il letterario, vanno oltre la cronaca giornalistica, vanno oltre il linguaggio: sfondano muri di significati ormai inesistenti, ricostruendo macerie di senso. Non c&#8217;è una via d&#8217;accesso preferenziale, un punto saldo su cui fare leva per andare avanti, tutto deborda, la storia è Storia, la parola è proiettile e riprende il suo senso vero: sangue.</p>
<blockquote><p>Io non sto più patteggiando con aggettivi che accettano di declinarsi a stadi. (&#8230;) l&#8217;aggettivo da cui comincio ogni volta che aggiungo una pagina a questo 	reportage è morto, e non si può essere più morti né mortissimi.</p></blockquote>
<p>La guerra è il testo è la vita è la parola. Non arretra, non risparmia. Dove può – e può tanto, fino a scoppiare e far scoppiare – sfonda, dove non può si ferma: ci vorrebbe un&#8217;arma. Che non è tempo di umanitarismi, casse da morto decorate di belle parole e riempite di cadaveri, mercato nero, servilismo d&#8217;ambasciata.</p>
<p>Tempo reale. Flashback. L&#8217;alternarsi cronologico di momenti che non si sovrappongono ma costruiscono una linea che dal passato si conficca direttamente nell&#8217;oggi, disegnano una mappa di geografie esplose, dimenticate, distratte. E fanno crollare quel poco che restava della domanda se sia letteratura quella che si occupa di queste cose. Lo è. Ma ne è di più, una versione senza sconti. Perché sconta anche la colpa di un giornalismo in tutti questi anni incapace di raccontarci, incapace di indagine e profondità, solo buono per coccolare il caldo delle nostre case e il vuoto della nostra coscienza manichea, buoni da una parte cattivi dall&#8217;altra e noi tutti in fila ad aiutare le vittime, preventivamente assolti da un sistema mediatico che si è sostituito al nostro cervello.</p>
<p>Settantacinque centesimi, quello che costa un proiettile, quello che vale una vita. Questa scrittura che <em>in finzione</em> è reportage, il reportage lo supera e lo porta oltre, rompendo anche la struttura del romanzo che lo contiene. La testimonianza in prima persona, quegli occhi che vedono e raccontano non si lasciano mai imbrigliare da emozioni facili, da quelle empatie che spesso troviamo sui media e tra le persone, tutti persi nel magma di un&#8217;emergenza emozionale che distrae. Il racconto è lucido, lucidissimo, e consapevole, i fatti che ci troviamo davanti sono documentati, in nota, nel testo e alla fine del libro c&#8217;è tutto il materiale necessario per recuperare la memoria e conoscere quello che durante gli anni &#8217;90 e in seguito il giornalismo di casa nostra non ci hai mai voluto raccontare.</p>
<p>Delle milizie islamiche di Izetbegovic addestrate dall&#8217;<a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2003/06/000309.html" target="_blank">MPRI</a>, servizi di guerra sporca a marchio Cia; del passaporto bosniaco di Bin Laden gentilmente rilasciato dall&#8217;ambasciata di Bosnia-Erzegovina a Vienna; delle messe in scena di agenzie di comunicazione e ambasciate a uso e consumo della stampa (asservita) e delle masse (fregate), per inventare qualcosa che non c&#8217;è e giustificare un assalto ingiustificabile; della spartizione mafiosa degli aiuti umanitari (altra politica d&#8217;emergenza, altro scontato fallimento); di ogni singola tragedia vissuta nei Balcani; del fatto che tutto è collegato nello scenario globale, dagli Stati Uniti all&#8217;Iran passando proprio per <em>quei</em> Balcani, e che se continueranno a raccontarcelo a compartimenti stagni noi non capiremo mai nulla di quello che sta accadendo.</p>
<p>Tutto questo, e oltre, con una scrittura che è incisione sulla pelle e che dalle pagine stampate deborda in rete, in un <a href="http://www.slmpds.net/" target="_blank">sito-labirinto</a>, a costruire altri percorsi che entrano ed escono dal testo facendone altro, aggiungendo suoni, immagini, video in un esperimento che trascende la letteratura come fino a ora l&#8217;abbiamo intesa, legandosi alla rete, innestandovisi.</p>
<p>Per tutto questo, per altro che si sedimenta addosso e in testa, <em>Sappiano le mie parole di sangue</em> è un libro che non si può definire altro che: necessario.</p>
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		<title>Dicembre: tra radio, libri e carta stampata</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Dec 2007 14:49:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima settimana di programmazione di Mongolfiera è andata molto bene, tanti ascolti e complimenti e qualche critica costruttiva. Ci sono ancora questioni tecniche da sistemare e ottimizzare ma chi ben comincia, si sa. Vi anticipo che la prossima settimana si parlerà di nomadismo, come sempre vagando tra libri, cinema e realtà virtuali. Vi segnalo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La prima settimana di programmazione di Mongolfiera è andata molto bene, tanti ascolti e complimenti e qualche critica costruttiva. Ci sono ancora questioni tecniche da sistemare e ottimizzare ma chi ben comincia, si sa. Vi anticipo che la prossima settimana si parlerà di nomadismo, come sempre vagando tra libri, cinema e realtà virtuali. Vi segnalo anche un ottimo programma che ha preso il via sempre all&#8217;inizio di dicembre all&#8217;interno del palinsesto de <a href="http://www.lamanicatagliataradio.com/" target="_blank">La Manica Tagliata Radio</a>: <a href="http://www.monicamaggi.it/" target="_blank">Monica Maggi</a> conduce infatti <a href="http://www.lamanicatagliata.com/pages/cultura/dettaglio.cultura.asp?ID=1046" target="_blank">Free Press</a>, settimanale sui diritti umani (info su orari e repliche seguendo il link).</p>
<p>Oggi è arrivata in edicola <a href="http://www.lavocedellacampania.it/" target="_blank">La Voce delle Voci</a> di dicembre, con il mio pezzo sulla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Net_neutrality" target="_blank">Net neutrality</a> e la mia recensione di <a href="http://www.slmpds.net" target="_blank"><em>Sappiano le mie parole di sangue</em></a> di Babsi Jones.</p>
<p>Questo fine settimana, invece, vede in programma una visita a <a href="http://www.piulibripiuliberi.it" target="_blank">Più libri Più liberi</a>, fiera della piccola e media editoria e, finalmente, un po&#8217; di riposo.</p>
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		<title>La reinvenzione del silenzio</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Oct 2007 19:39:04 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://slmpds.net/babsi/2007/10/22/la-reinvenzione-del-silenzio-post-di-commiato/" target="_blank">Oggi succede questo</a>.</p>
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		<title>Conciliando l&#8217;incubo</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 23:05:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Giorni stranamente frenetici, di una frenesia che non è propriamente tale, è come un accumulo di pensieri e suggestioni e immagini a livello mentale, spesso nemmeno troppo definiti. C&#8217;è un po&#8217; anche la sensazione di un riconoscimento di qualcosa che però rimane ancora sfuocato. Forse è solo l&#8217;autunno. Sicuramente le ultime letture incidono molto sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giorni stranamente frenetici, di una frenesia che non è propriamente tale, è come un accumulo di pensieri e suggestioni e immagini a livello mentale, spesso nemmeno troppo definiti. C&#8217;è un po&#8217; anche la sensazione di un riconoscimento di qualcosa che però rimane ancora sfuocato. Forse è solo l&#8217;autunno.</p>
<p>Sicuramente le ultime letture incidono molto sul mio stato mentale. Libri belli, forti, devastanti. Alcuni legati a <a href="http://festinalente.ztl.eu/2007/09/05/qui-e-altrove-di-parole-e-non-solo/">ciò che sto scrivendo da quasi un paio di mesi</a>, altri no, ma che in qualche modo vanno anch&#8217;essi a disegnare uno scenario globale, macro, che picchia duro sul mio desiderio di futuro. Di alcuni ho scritto, di altri lo sto facendo o lo farò.</p>
<p>In ordine sparso.</p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2007/03/002190.html" target="_blank"><em>Come un&#8217;onda che sale e che scende</em></a>, il volume di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/William_vollman" target="_blank">Vollman</a> sulla violenza. Pesante, pieno di percorsi e spunti cui perdersi e che a volte fanno un po&#8217; perdere il filo (Napoleone, l&#8217;organizzazione sociale delle formiche&#8230;) tese a descrivere, catalogare la violenza umana, come e quando possa essere giustificata. Una lettura che mi accompagna già da qualche tempo, quasi sempre notturna, forse, inconsciamente, per conciliare incubi. Forse per farmi sentire fragile in mezzo a un mondo che non risparmia quanto a ferocia, spietatezza, arbitrio impazzito. Vorrei scriverne approfonditamente, ma per adesso leggo e un po&#8217; mi ci perdo.</p>
<p>Poi è arrivato, <a href="http://festinalente.ztl.eu/2007/09/12/sappiano-le-mie-parole-di-sangue/">attesissimo</a> e devastante, <a href="http://slmpds.net/" target="_blank"><em>Sappiano le mie parole di sangue</em></a>, di <a href="http://slmpds.net/babsi/" target="_blank">Babsi Jones</a>. Oggi forse ho finito di scriverne, ma non so ancora dove pubblicherò, in ogni caso il pezzo apparirà anche qui. Il libro, leggetelo. Assolutamente.</p>
<p>E ancora: <em><a href="http://www.agenziax.it/?pid=13&amp;sid=30" target="_blank">evasioni e rivolte</a></em>, di Emilio Quadrelli.   Divorato sull&#8217;eurostar Roma-Bologna e su quello che mi riportava di nuovo a casa. Ne scriverò. Intanto abbiamo chiesto alcuni estratti da pubblicare su <a href="http://www.informationguerrilla.org" target="_blank">Informationguerrilla.org</a>, che i contenuti sono così forti che devono arrivare a più persone possibili. E soprattutto ci mostra in modo chiarissimo che tutto è collegato, dall&#8217;occupazione in Iraq ai quartieri delle nostre città, dai Cpt all&#8217;Afghanistan. E il futuro non sarà bello.</p>
<p>Ultimo arrivato in questa piccola stanza in cui non so più dove mettere i libri è <a href="http://www.fazieditore.it/statistiche.aspx?Url=scheda_Libro.aspx?l=1032&amp;l=1032" target="_blank"><em>Euroil</em></a>, di Paolo C. Conti ed Elido Fazi, che racconta del progetto di una borsa iraniana del petrolio e delle possibilità di crollo del valore del dollaro e della guerra ormai imminente, in cui ovviamente il nucleare non c&#8217;entra nulla. <a href="http://www.informationguerrilla.org/rd.php/prisonplanet.com/articles/september2007/210907_about_oil.htm" target="_blank">L&#8217;ha già detto anche Kissinger</a>. Ma non solo petrolio, no, si tratta di difendere la supremazia del dollaro. Senza quella &#8211; mantenuta, da impero, attraverso politiche economiche prive di etica e guerre &#8211; gli Stati Uniti potrebbero crollare. E, anche in questo caso, le immagini di futuro si fanno sempre più cupe.</p>
<p>A togliere ogni illusione c&#8217;è <a href="http://www.emi.it/schede.asp?nisbn=1000-8&amp;valore=1&amp;ext=1" target="_blank"><em>L&#8217;illusione umanitaria. La trappola degli aiuti e le prospettive della solidarietà internazionale</em></a>, che ci mostra come l&#8217;emergenza umanitaria sia un business che fa gola a molti e su cui molti vogliono mettere le mani, mafie comprese. Le truppe umanitarie sono solo l&#8217;altra faccia degli eserciti. Una lettura frammentata in percorsi in autobus attraverso la capitale, percorsi su gomma che collegano luoghi e percorsi mentali che partono da presupposti diversi, da esigenze diverse, da idee diverse, ma che aggiungono un poco alla volta elementi a un solo, terribile quadro generale.</p>
<p>Riusciremo a scappare da questo futuro?</p>
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		<title>Sappiano le mie parole di sangue</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Sep 2007 00:48:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Letteraria mente]]></category>
		<category><![CDATA[Babsi Jones]]></category>
		<category><![CDATA[Sappiano le mie parole di sangue]]></category>

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		<description><![CDATA[Era da mesi che lo stavo aspettando. Ora ce l&#8217;ho qui davanti. Acquistato alla Feltrinelli di via Libia con ciò che rimaneva del regalo dei miei ex colleghi. Babsi Jones, Sappiano le mie parole di sangue. Dell&#8217;uscita del libro e del sito-labirinto ho scritto per Booksblog.it. Quasi le tre di notte, probabilmente l&#8217;ora giusta per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ztl.eu/upload/settesere/2007-04-21.png" target="_blank">Era da mesi che lo stavo aspettando</a>. Ora ce l&#8217;ho qui davanti. Acquistato alla Feltrinelli di via Libia con ciò che rimaneva del regalo dei <a href="http://www.provincia.bologna.it/pls/provbo/consultazione.mostra_pagina?id_pagina=221" target="_blank">miei ex colleghi</a>. <a href="http://slmpds.net/babsi/" target="_blank"></a></p>
<p><a href="http://slmpds.net/babsi/" target="_blank">Babsi Jones</a>, <a href="http://slmpds.net/" target="_blank"><em>Sappiano le mie parole di sangue</em></a>.</p>
<p>Dell&#8217;uscita del libro e del sito-labirinto <a href="http://www.booksblog.it/post/1822/babsi-jones-libro-e-sito-labirinto" target="_blank">ho scritto per Booksblog.it</a>.</p>
<p>Quasi le tre di notte, probabilmente l&#8217;ora giusta per cominciare questa lettura. Ancora un fremito di attesa e quasi timore per buttarmi sulle pagine, pronto a lasciarmi segnare scalfire colpire. Allo stomaco.</p>
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