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	<title>Festina lente &#187; Emilio Quadrelli</title>
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	<description>&#34;Più leggero è il bagaglio, più lontano si arriva.&#34; (R. Kapuscinski)</description>
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		<title>Raccontando il lavoro che cambia, tra produzione, (auto)disciplina e dignità</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 15:01:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[They&#8217;ll legalize any drug so long as that drug keeps you producing. Doug Stanhope Se l&#8217;azione dei ribelli raccontati da Emilio Quadrelli in Andare ai resti ha rappresentato uno degli ultimi colpi di coda su larga scala contro l&#8217;imposizione di un modello sociale unico, la normalizzazione di quella onda barbara (attraverso l&#8217;uso del carcere e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>They&#8217;ll legalize any drug so long as that drug keeps you producing</em>.<br />
Doug Stanhope</p>
<p>Se l&#8217;azione dei ribelli raccontati da <a href="http://festinalente.ztl.eu/tag/emilio-quadrelli/" target="_blank">Emilio Quadrelli</a> in <a href="http://www.deriveapprodi.org/estesa.php?id=78" target="_blank"><em>Andare ai resti</em></a> ha rappresentato uno degli ultimi colpi di coda su larga scala contro l&#8217;imposizione di un modello sociale unico, la normalizzazione di quella <em>onda barbara</em> (attraverso l&#8217;uso del carcere e il controllo dei corpi e delle vite) è stata una sperimentazione disciplinare poi allargata a tutta la società.</p>
<p>Non a caso, verso la fine del libro, Quadrelli concentra la sua analisi sui percorsi di rieducazione di chi sta in carcere e sul mondo del lavoro in cui man mano vengono reinseriti, per trovarsi di fronte a uno scenario completamente cambiato: quello in cui siamo immersi oggi.</p>
<p>Certo, in <em>Andare ai resti</em> il percorso parte dagli anni Settanta, dalle biografie di quei banditi, rapinatori e guerriglieri, nati nei quartieri operai del triangolo industriale, che hanno rappresentato una sfida radicale alle istituzioni, ma è proprio questo percorso sociale e storico che ci permette di capire quali paradigmi sono stati messi in atto nelle nostre società. Paradigmi di &#8220;un modo di governare finalizzato alla produzione di <em>corpi docili e disciplinati</em> facilmente incatenabili alla macchina produttiva&#8221;.</p>
<p><span id="more-841"></span>Per questo, quando si arriva a parlare del lavoro di fine anni Novanta, si ritrovano tutti gli elementi che caratterizzano l&#8217;attuale precarietà, nelle sue infinite declinazioni:</p>
<blockquote><p>un sostanziale isolamento sociale, la mancanza di un legame collettivo con gli altri individui/lavoratori, l&#8217;accanita competizione tra loro (&#8230;) e l&#8217;obbligatoria rinuncia a instaurare una qualunque forma di negoziazione conflittuale con i datori di lavoro.</p></blockquote>
<p>Quadrelli cita poi i &#8220;lavoratori autonomi di seconda generazione&#8221;, a cui <a href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaAutore?id_autore=167432" target="_blank">Sergio Bologna</a> e <a href="http://economia.unipv.it/pagp/pagine_personali/afuma/fumagalli.htm#an3" target="_blank">Andrea Fumagalli</a> hanno dedicato un testo (<em><a href="http://erewhon.ticonuno.it/arch/rivi/vita/bologna0.htm" target="_blank">Il lavoro autonomo di seconda generazione. Scenari del postfordismo in Italia</a></em>, Feltrinelli, 1997), sottolineando come a uno status formale da imprenditori si accompagni una condizione reale di dipendenti ferocemente (auto)disciplinati.</p>
<p>Ed è proprio Sergio Bologna, in un recente articolo, <a href="http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=12370" target="_blank"><em>Il lavoro cambia. E allora che si fa?</em></a>, a ricordare i passaggi che hanno portato il mondo del lavoro alle condizioni attuali e il percorso di analisi critica che li ha accompagnati (e contrastati). Spostare lo sguardo dai colletti bianchi ai lavoratori cognitivi è stato il primo passo. Ora emergono forme collettive di aggregazione e riflessione che cercano di costruire un percorso concreto, come il <a href="http://www.actainrete.it/chi-siamo/il-nostro-manifesto/" target="_blank">Manifesto del lavoro autonomo di seconda generazione</a> di <a href="http://www.actainrete.it/" target="_blank">Acta</a>.</p>
<p>Un lavoro che è assolutamente necessario, per organizzarsi e migliorare le proprie condizioni agendo collettivamente (nello <a href="http://www.actainrete.it/chi-siamo/lo-statuto-acta/" target="_blank">statuto di Acta</a> si parla esplicitamente anche di &#8220;amicizia, collaborazione e solidarietà&#8221;), anziché continuare a subire  l&#8217;attuale frammentazione del mondo del lavoro.</p>
<p>Intanto c&#8217;è chi in questo mondo cerca di affacciarsi e racconta il suo viaggio nell&#8217;Italia che non lavora, tra Centri per l&#8217;impiego, dignità e pratiche di potere: è <a href="http://lapentoladoro.blogspot.com" target="_blank">La pentola d&#8217;oro</a>, un blog appena nato, che punta al luogo da cui sorge l&#8217;arcobaleno, ma probabilmente diffida del tesoro che lì potrebbe trovare.</p>
<p>Per chiudere e per evitare che sia l&#8217;amarezza il segno di questi discorsi, una pillola da <a href="http://www.comedysubs.org/2010/12/07/doug-stanhope-no-refunds-2007/" target="_blank"><em>No Refunds</em></a> di <a href="http://www.dougstanhope.com/" target="_blank">Doug Stanhope</a>, perché &#8211; anche se cerchiamo di viverci al meglio &#8211; qualche dubbio sulla bontà di questo sistema ce lo abbiamo. Eccome.</p>
<p><object width="498" height="310"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/zDBS0xDdgoQ?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="498" height="310" src="http://www.youtube.com/v/zDBS0xDdgoQ?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Evasioni e rivolte</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Oct 2007 17:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Agenzia X]]></category>
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		<description><![CDATA[Ormai non c&#8217;è più distinzione tra guerra interna e guerra esterna. Gli scenari sparsi sulla superficie del globo – periferie, fabbriche e cantieri, cpt nelle nostre città; i Balcani; il Medio Oriente; l&#8217;Africa – sono collegati da un doppio filo: il primo, rosso sangue, è la storia di disperazione di migranti e clandestini, degli schiavi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm">Ormai non c&#8217;è più distinzione tra guerra interna e guerra esterna. Gli scenari sparsi sulla superficie del globo – periferie, fabbriche e cantieri, cpt nelle nostre città; i Balcani; il Medio Oriente; l&#8217;Africa – sono collegati da un doppio filo: il primo, rosso sangue, è la storia di disperazione di migranti e clandestini, degli schiavi dell&#8217;ordine mondiale della globalizzazione, necessari per tenere in piedi il nostro tenore di vita, che viene comunque eroso ogni giorno; il secondo filo è nero, e spinato, percorso da scariche elettriche, ed è il filo del potere o, meglio, dei poteri, da quelli dello Stato che sancisce la clandestinità di un essere umano a quelli delle polizie (corrotte o meno) che si accaniscono tra margini e frontiere, per arrivare a quello dei trafficanti di uomini e dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mercenario" target="_blank">contractors</a>, mercenari di sicurezze private ad allargare l&#8217;anello della guerra permanente in ogni settore.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Questo è ciò che ci racconta <em><a href="http://www.agenziax.it/?pid=13&amp;sid=30" target="_blank">evasioni e rivolte</a></em>, di Emilio Quadrelli, di cui già più volte ho accennato qui sul blog. E ce lo racconta con ferocia, perché non fa sconti sulla verità.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Se grazie a testi come <a href="http://bur.rcslibri.corriere.it/sclibro.php?idlb=2999" target="_blank">Lager Italiani</a> di <a href="http://alderano.splinder.com/" target="_blank">Marco Rovelli</a> o <a href="http://www.booksblog.it/post/1947/mamadou-va-a-morire" target="_blank">Mamadou va a morire</a> di Gabriele Del Grande abbiamo potuto sentire i racconti dei migranti, dall&#8217;inizio dei loro viaggi colmi di speranza verso un futuro migliore alle esistenze all&#8217;interno dei cpt, nel testo di Quadrelli ci viene raccontato il dopo: dopo la rivolta all&#8217;interno dei centri, dopo la fuga, in esistenze ancora più estreme, assolutamente individuali e proprio per questo paradigma di modelli globali di cui stiamo vivendo solo la fase aurorale, come ci dice lo stesso Quadrelli nell&#8217;introduzione.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Cinque storie compongono il libro.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La prima è quella di un nomade, consegnato dal consiglio del suo campo alle autorità per evitare uno sgombero, che una volta evaso dal cpt si unisce a un&#8217;organizzazione criminale attiva nei Balcani che assalta banche e portavalori, vicina a territori e situazioni di guerra, in cui la criminalità è contigua all&#8217;azione militare vera e propria, quasi sempre mercenaria, e a traffici d&#8217;armi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La seconda è quella di un sudamericano che vive nel Nord Italia che aiuta il fratello finito in un cpt a evadere, raccontandoci della gestione del potere all&#8217;interno delle comunità nazionali e del rapporto ambiguo di queste con l&#8217;autorità; non solo, ci dice anche molto chiaramente della difficoltà di dialogo tra chi l&#8217;esperienza del cpt la vive e chi – italiano – la studia e la segue: quando la questione viene messa giù nell&#8217;unico termine possibile per i migranti, cioè l&#8217;evasione, gli italiani si tirano indietro, mascherandosi dietro il falso problema della legalità, che “solo chi ha i soldi può fare un discorso del genere”, dice il protagonista: è illegale cercare di sopravvivere?</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Il terzo testimone è un africano che in patria milita in un gruppo politico armato che si oppone al regime filoccidentale, scappa in Francia ma non ottiene lo status di rifugiato e arriva in Italia, come clandestino a lavorare sotto ricatto: la ribellione dei lavoratori come lui finisce nel cpt, mettendo il luce gli intrecci tra mercato, politica e gestione della sicurezza. Un&#8217;altra evasione e di nuovo una vita nell&#8217;illegalità criminale delle grandi città, e ci fa rendere conto che l&#8217;attraversamento del confine tra legale e illegale è molto più diffuso di quanto si pensi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La quarta vita che si racconta è quella di un ragazzo arabo con il miraggio dell&#8217;occidente che arriva in Italia solo per essere sfruttato e tenuto sotto ricatto da suoi connazionali, per lavorare tessuti per grandi firme della moda italiana con una paga da fame. Retata, cpt, evasione. Il copione è sempre simile, ma all&#8217;interno del centro il ragazzo conosce un <em>fedayin</em>, che lo riavvicina all&#8217;Islam e alla necessità della <em>piccola jihad</em>, ricostruendo un senso di comunità e un contesto in cui agire.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">L&#8217;ultima storia è quella di una ragazza albanese, strappata con la violenza alla propria casa per finire a lavorare nelle fabbriche occidentali in Albania e poi, con l&#8217;arrivo degli eserciti, chiusa in un bordello. Evade grazie a un&#8217;azione da commando e in commando rimane: è l&#8217;unico modo per garantirsi un&#8217;esistenza che non sia fatta di stupri, violenze e privazione di diritti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Storie che per la nostra tranquillità di vita forse non riusciamo nemmeno a capire davvero, che sentiamo talmente lontane da credere che non ci riguardino.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">E invece arriva l&#8217;ultimo capitolo a tirare tutti i fili, perché forse che le storie partano o passino dal nostro Paese e dai cpt non è un legame sufficiente. Ci sono allora le testimonianze di militari italiani in missione in Medio Oriente (Iraq e Afghanistan) e di contractors che hanno lavorato sia in aree di guerra che in Italia, come vigilanza dei lavoratori nei cantieri, per esempio.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Definire certi passaggi agghiaccianti non rende l&#8217;idea. L&#8217;altro &#8211; che sia migrante, iracheno, afghano poco importa – è sempre nemico e l&#8217;attività degli eserciti pubblici e privati è quella di garantire la sicurezza del nostro mondo dall&#8217;assalto di queste persone. Questo è ciò che ci dicono le testimonianze e le attività di contractors ed eserciti, stando alle informazioni che circolano e alle prassi che si stanno diffondendo, saranno sempre più importanti non solo in zone di guerra ma direttamente nelle nostre città. E queste persone continuano a considerarsi difensori della nostra civiltà, nutrendo un disprezzo senza pari per gli altri, considerati barbari quando va bene e bestie nella maggior parte dei casi.</p>
<blockquote><p>&#8230;Sembra lecito sostenere che, sulle popolazioni migranti, siano in atto modelli di gestione e controllo estendibili più o meno velocemente anche ai nativi. Ciò che le interviste ai vari operatori sicuritari hanno evidenziato non sono altro che anticipazioni di un modello di <em>governo dei viventi</em><span style="font-style: normal"> la cui posta in palio rimane il lavoro dei corpi (&#8230;) ed è qui che, con ogni probabilità, molti nodi vengono al pettine e l&#8217;anomalia a cui attualmente è soggetto il migrante tende piuttosto a farsi modello normativo dei nostri mondi.</span></p></blockquote>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span style="font-style: normal">E se è “dalla guerra che bisogna partire per spiegare il conflitto che attraversa anche le nostre metropoli”, lo scenario che abbiamo davanti agli occhi si fa ogni giorno più inquietante e cupo.</span></p>
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		<title>Migranti, terroristi e petrolieri</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Oct 2007 16:33:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questa domenica pomeriggio di lavoro, mi è arrivato da Agenzia X il file del libro di Emilio Quadrelli evasioni e rivolte, ne sto selezionando alcuni passaggi per proporli ai lettori di Informationguerrilla.org: si tratta di cose toste, come la testimonianza di contractors che hanno lavorato come sicurezza privata sia in Iraq e altrove all&#8217;estero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questa domenica pomeriggio di lavoro, mi è arrivato da <a href="http://www.agenziax.it/" target="_blank">Agenzia X</a> il file del libro di Emilio Quadrelli <a href="http://www.agenziax.it/?pid=13&amp;sid=30" target="_blank"><em>evasioni e rivolte</em></a>, ne sto selezionando alcuni passaggi per proporli ai lettori di <a href="http://www.informationguerrilla.org" target="_blank">Informationguerrilla.org</a>: si tratta di cose toste, come la testimonianza di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mercenario" target="_blank">contractors</a> che hanno lavorato come sicurezza privata sia in Iraq e altrove all&#8217;estero che in Italia. Lo scenario che ne emerge è davvero inquietante.</p>
<p>Intanto sto scrivendo un articolo per <a href="http://www.lavocedellacampania.it/" target="_blank">La Voce delle Voci</a> di novembre, di cui non vi posso svelare nulla, ma anche in questo caso c&#8217;è materiale molto interessante. E forse un po&#8217; troppo dimenticato.</p>
<p>Poi, come potete vedere nel widget &#8220;Io su Booksblog.it&#8221; nella colonna qui accanto, ho scritto una <a href="http://www.booksblog.it/post/1969/euroil" target="_blank">breve recensione di Euroil</a>, un libro che vale la pena leggere, soprattutto considerando il fatto che sull&#8217;Iran c&#8217;è <a href="http://www.aprileonline.info/4898/liran-nel-grande-gioco-geostrategico" target="_blank">chi si ostina a raccontarci che la questione verta sul nucleare</a>. Un po&#8217; come le armi di distruzione di massa per l&#8217;Iraq. Che questo sia insostenibile lo dimostra il fatto che l&#8217;amministrazione Bush ha abbandonato questa strategia e da tempo addita l&#8217;Iran come responsabile sia degli attacchi contro i soldati occidentali nella guerra irachena sia della fornitura di armi alle parti impegnate nel conflitto. Leggere <a href="http://www.newyorker.com/reporting/2007/10/08/071008fa_fact_hersh?printable=true" target="_blank">l&#8217;ultimo Seymour Hersh sul New Yorker</a> è un buon antidoto alle colpevoli lacune del giornalismo nostrano.</p>
<p>In ultimo, una segnalazione bloggaiola: ho aggiunto <a href="http://festinalente.ztl.eu/tra-virgolette">una pagina in cui raccolgo man mano le citazioni</a> che metto qui accanto in &#8220;Tra virgolette&#8221;. Non so, mi sembra un percorso interessante. E intanto dovrei passare a WordPress 2.3&#8230;</p>
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		<title>Conciliando l&#8217;incubo</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 23:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giorni stranamente frenetici, di una frenesia che non è propriamente tale, è come un accumulo di pensieri e suggestioni e immagini a livello mentale, spesso nemmeno troppo definiti. C&#8217;è un po&#8217; anche la sensazione di un riconoscimento di qualcosa che però rimane ancora sfuocato. Forse è solo l&#8217;autunno. Sicuramente le ultime letture incidono molto sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giorni stranamente frenetici, di una frenesia che non è propriamente tale, è come un accumulo di pensieri e suggestioni e immagini a livello mentale, spesso nemmeno troppo definiti. C&#8217;è un po&#8217; anche la sensazione di un riconoscimento di qualcosa che però rimane ancora sfuocato. Forse è solo l&#8217;autunno.</p>
<p>Sicuramente le ultime letture incidono molto sul mio stato mentale. Libri belli, forti, devastanti. Alcuni legati a <a href="http://festinalente.ztl.eu/2007/09/05/qui-e-altrove-di-parole-e-non-solo/">ciò che sto scrivendo da quasi un paio di mesi</a>, altri no, ma che in qualche modo vanno anch&#8217;essi a disegnare uno scenario globale, macro, che picchia duro sul mio desiderio di futuro. Di alcuni ho scritto, di altri lo sto facendo o lo farò.</p>
<p>In ordine sparso.</p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2007/03/002190.html" target="_blank"><em>Come un&#8217;onda che sale e che scende</em></a>, il volume di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/William_vollman" target="_blank">Vollman</a> sulla violenza. Pesante, pieno di percorsi e spunti cui perdersi e che a volte fanno un po&#8217; perdere il filo (Napoleone, l&#8217;organizzazione sociale delle formiche&#8230;) tese a descrivere, catalogare la violenza umana, come e quando possa essere giustificata. Una lettura che mi accompagna già da qualche tempo, quasi sempre notturna, forse, inconsciamente, per conciliare incubi. Forse per farmi sentire fragile in mezzo a un mondo che non risparmia quanto a ferocia, spietatezza, arbitrio impazzito. Vorrei scriverne approfonditamente, ma per adesso leggo e un po&#8217; mi ci perdo.</p>
<p>Poi è arrivato, <a href="http://festinalente.ztl.eu/2007/09/12/sappiano-le-mie-parole-di-sangue/">attesissimo</a> e devastante, <a href="http://slmpds.net/" target="_blank"><em>Sappiano le mie parole di sangue</em></a>, di <a href="http://slmpds.net/babsi/" target="_blank">Babsi Jones</a>. Oggi forse ho finito di scriverne, ma non so ancora dove pubblicherò, in ogni caso il pezzo apparirà anche qui. Il libro, leggetelo. Assolutamente.</p>
<p>E ancora: <em><a href="http://www.agenziax.it/?pid=13&amp;sid=30" target="_blank">evasioni e rivolte</a></em>, di Emilio Quadrelli.   Divorato sull&#8217;eurostar Roma-Bologna e su quello che mi riportava di nuovo a casa. Ne scriverò. Intanto abbiamo chiesto alcuni estratti da pubblicare su <a href="http://www.informationguerrilla.org" target="_blank">Informationguerrilla.org</a>, che i contenuti sono così forti che devono arrivare a più persone possibili. E soprattutto ci mostra in modo chiarissimo che tutto è collegato, dall&#8217;occupazione in Iraq ai quartieri delle nostre città, dai Cpt all&#8217;Afghanistan. E il futuro non sarà bello.</p>
<p>Ultimo arrivato in questa piccola stanza in cui non so più dove mettere i libri è <a href="http://www.fazieditore.it/statistiche.aspx?Url=scheda_Libro.aspx?l=1032&amp;l=1032" target="_blank"><em>Euroil</em></a>, di Paolo C. Conti ed Elido Fazi, che racconta del progetto di una borsa iraniana del petrolio e delle possibilità di crollo del valore del dollaro e della guerra ormai imminente, in cui ovviamente il nucleare non c&#8217;entra nulla. <a href="http://www.informationguerrilla.org/rd.php/prisonplanet.com/articles/september2007/210907_about_oil.htm" target="_blank">L&#8217;ha già detto anche Kissinger</a>. Ma non solo petrolio, no, si tratta di difendere la supremazia del dollaro. Senza quella &#8211; mantenuta, da impero, attraverso politiche economiche prive di etica e guerre &#8211; gli Stati Uniti potrebbero crollare. E, anche in questo caso, le immagini di futuro si fanno sempre più cupe.</p>
<p>A togliere ogni illusione c&#8217;è <a href="http://www.emi.it/schede.asp?nisbn=1000-8&amp;valore=1&amp;ext=1" target="_blank"><em>L&#8217;illusione umanitaria. La trappola degli aiuti e le prospettive della solidarietà internazionale</em></a>, che ci mostra come l&#8217;emergenza umanitaria sia un business che fa gola a molti e su cui molti vogliono mettere le mani, mafie comprese. Le truppe umanitarie sono solo l&#8217;altra faccia degli eserciti. Una lettura frammentata in percorsi in autobus attraverso la capitale, percorsi su gomma che collegano luoghi e percorsi mentali che partono da presupposti diversi, da esigenze diverse, da idee diverse, ma che aggiungono un poco alla volta elementi a un solo, terribile quadro generale.</p>
<p>Riusciremo a scappare da questo futuro?</p>
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