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	<title>Festina lente &#187; Italia</title>
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	<description>&#34;Più leggero è il bagaglio, più lontano si arriva.&#34; (R. Kapuscinski)</description>
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		<title>Tra giornalismo e tweet: contenuti, internet e il senso del mestiere</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 13:52:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Difficile tornare sulla realtà di questi giorni dopo avere tenuto questo blog in stallo per oltre un mesetto. Anche se i fatti del 15 ottobre meriterebbero qualche riflessione approfondita. Fortunatamente in tanti hanno detto e scritto cose intelligenti e lucide su quanto è successo e, soprattutto, su quello che si prospetta nei mesi a venire. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Difficile tornare sulla realtà di questi giorni dopo avere tenuto questo blog in stallo per oltre un mesetto. Anche se i fatti del 15 ottobre meriterebbero qualche riflessione approfondita. Fortunatamente in tanti hanno detto e scritto cose intelligenti e lucide su quanto è successo e, soprattutto, su quello che si prospetta nei mesi a venire. Cito solamente <a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5599" target="_blank">una discussione, sicuramente la più significativa e la più densa, che sta andando avanti da giorni su Giap</a>. Ormai sono più di 400 commenti, ma con pazienza e un po&#8217; di tempo vale la pena recuperarli tutti, link compresi.</p>
<p>Quanto a me e alle ragioni di questo prolungato silenzio, interrotto, per chi mi segue su Twitter, solo da qualche cinguettio quotidiano, sono tante e diverse. Prima di tutto <strong>una senso di fatica</strong>, che arriva a tratti, a seguire l&#8217;<strong>iper-produzione di contenuti della rete</strong>: fermarsi per un po&#8217; di tempo dà come la sensazione di scomparire, di rimanere fuori e indietro. Ci sono giornate in cui scelgo di non buttare l&#8217;occhio sui social network (Twitter, soprattutto), nemmeno dal telefonino, staccando dall&#8217;aggiornamento costante di persone, siti e argomenti, per poi ritrovarmi anche in affanno a recuperare quei temi, i cui echi continuano a rimbalzare, di cui mi sono sfuggiti gli elementi originari.</p>
<p>Chiaramente non sto parlando della necessità di una disintossicazione: la rete è parte del nostro quotidiano, non è una cosa a sé stante. Si può mettere in atto una dieta mediatica rigorosa, ma stare senza internet è una cosa che non considero praticabile. Solo che qualche domanda, ogni tanto, ci scappa.</p>
<p><span id="more-1204"></span>E allora mi chiedo se abbia senso seguire tutto, dove &#8220;tutto&#8221; è già una buona selezione sui tantissimi argomenti che mi interessano e che, anche come giornalista, cerco di seguire. La risposta non ce l&#8217;ho, ma anche la mia <strong>attività</strong> puramente <strong>giornalistica</strong> è calata negli ultimi mesi, però, in questo caso, ci sono altre ragioni a sovrapporsi: prima di tutto un problema di <strong>convinzione nell&#8217;affrontare questo mestiere</strong>, che non è legato solamente alla situazione di costante precarietà che si vive e alle condizioni in cui lo si fa, ma anche alla reale capacità di incidere sulla realtà che dovrebbe portare con sé il lavoro di ogni giorno.</p>
<p>Non apro nemmeno il discorso del sovraccarico informativo, della memoria, dell&#8217;approfondimento, che già lo conosciamo bene tutti e ci siamo comunque immersi fino al collo. Vorrei piuttosto sentir rispondere qualche collega alla domanda: <strong>che senso ha fare giornalismo oggi in Italia?</strong> Cosa resta del produrre ogni giorno articoli e servizi a parte i pochi spiccioli dei compensi? <strong>Si sta cercando di fare un lavoro culturale, prima ancora che politico, oppure si segue sempre il titolone, il clamore, il punto di vista immediato e superficiale su ciò che ci sta accadendo intorno?</strong> Perché io sto facendo sempre più fatica a seguire le notizie sui canali di stampa tradizionali (quotidiani &#8211; e relative edizioni online -, tele e radiogiornali). Perché ho la sensazione che le parole siano spesso vuote, che si continui ad abusare di frasi fatte e concetti bolliti, che <strong>non si riesca a esprimere qualcosa di nuovo, nemmeno nel linguaggio</strong>. Poi è chiaro che la realtà ci sfugge di mano, se non la sappiamo dire.</p>
<p>Mi rendo conto che riflettere sul giornalismo è riflettere di politica e in Italia in questo momento ho l&#8217;impressione che siano due strade estremamente difficili e piene di ostacoli. Perché &#8220;<a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5802" target="_blank">la catastrofe c&#8217;è già stata</a>&#8221; e ormai non siamo più solamente <a href="http://festinalente.ztl.eu/2010/12/06/dentro-a-un-imbuto-trentenni-precari-immobili/">noi della generazione locked in</a> a essere chiusi in <a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5599&amp;cpage=5#comment-9002" target="_blank">guscio di solitudine reale</a>. Così si parte dal politico per parlare del privato e si finisce con il tornare, inesorabilmente, al politico. Vorrà pur dire qualcosa?</p>
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		<title>Dall&#8217;Emilia Romagna alle Langhe in bicicletta (con un po&#8217; di treno)</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 16:08:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa volta il racconto di viaggio arriva in una forma diversa, un po&#8217; per curiosità e un po&#8217; per il modo diverso in cui ho raccolto pensieri e appunti. In una settimana che dall&#8217;Emilia Romagna mi ha portato alle Langhe ho gustato il bello del muoversi lentamente, la fatica del pedalare per arrivare alla meta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa volta il racconto di viaggio arriva in una forma diversa, un po&#8217; per curiosità e un po&#8217; per il modo diverso in cui ho raccolto pensieri e appunti. In una settimana che dall&#8217;Emilia Romagna mi ha portato alle Langhe ho gustato il bello del muoversi lentamente, la fatica del pedalare per arrivare alla meta, il calore dell&#8217;ospitalità degli amici. Questo è un piccolo riassunto, una sorta di diario breve di una settimana passata in giro per l&#8217;Italia, con più di 300 km pedalati (e qualcuno in treno) in forma di <a href="http://storify.com/kappazeta/dallemilia-romagna-alle-langhe-in-bicicletta-con-u" target="_blank">Storify</a>.</p>
<p><span id="more-1179"></span><br />
<script src="http://storify.com/kappazeta/dallemilia-romagna-alle-langhe-in-bicicletta-con-u.js"></script><noscript><a href="http://storify.com/kappazeta/dallemilia-romagna-alle-langhe-in-bicicletta-con-u" target="_blank">View &#8220;Dall&#8217;Emilia Romagna alle Langhe in bicicletta (con un po&#8217; di treno)&#8221; on Storify</a></noscript></p>
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		<title>I segreti della casta di Montecitorio, tra dubbi e antipolitica</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 16:01:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;indignazione che cavalca è quella diffusa e antipolitica che vede scagliarsi tutti, genericamente, contro la casta che ci governa, che si posseggano o meno elementi provati per alimentare indignazione e rabbia. In più, si percepisce un po&#8217; la tendenza a ergere subito a paladino dell&#8217;informazione e dei diritti il sedicente precario licenziato dopo 15 anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;indignazione che cavalca è quella diffusa e antipolitica che vede scagliarsi tutti, genericamente, contro la casta che ci governa, che si posseggano o meno elementi provati per alimentare indignazione e rabbia. In più, si percepisce un po&#8217; la tendenza a ergere subito a paladino dell&#8217;informazione e dei diritti il sedicente precario licenziato dopo 15 anni di lavoro alla Camera, tanto che più di un giornalista ha scomodato Julian Assange.</p>
<p>Lo spazio per i dubbi c&#8217;è tutto, quindi, e non solo perché chi scrive sulla <a href="https://www.facebook.com/pages/I-segreti-della-casta-di-Montecitorio/232643153433351" target="_blank">pagina Facebook</a> e sul <a href="http://isegretidellacasta.blogspot.com/" target="_blank">blog</a> lo fa anonimamente e senza mettere fuori nomi e fatti verificabili, almeno per adesso. Le notizie che dà sono sostanzialmente già note e disponibili. Spider Truman, così si firma, ha aperto anche un <a href="https://twitter.com/#!/SpiderTruman" target="_blank">profilo su Twitter</a> che, con un solo messaggio all&#8217;attivo, ha già superato i 3.000 follower.</p>
<p><a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/07/17/i-segreti-della-casta-di-montecitorio-sequel-e-contro-sequel/" target="_blank">Giovanna Cosenza propone un&#8217;analisi del meccanismo mediatico</a> messo in atto da Spider Truman. <a href="http://ilnichilista.wordpress.com/2011/07/17/tre-cose-sui-%C2%ABsegreti-della-casta-di-montecitorio%C2%BB/" target="_blank">Il Nichilista mette qualche freno</a>, soprattutto per la reazione dei giornali italiani. Anche perché, dopo <a href="http://www.lsdi.it/2011/06/13/l-intelligenza-collettiva-della-rete/" target="_blank">il caso della blogger siriana</a> che aveva conquistato l&#8217;attenzione del mondo e si era poi scoperto essere un uomo americano, sulle rivelazioni di questo tipo forse è il caso di andarci con cautela e di mettere in moto l&#8217;intelligenza collettiva della rete, prima di far partire un&#8217;adesione immediata e acritica.</p>
<p><strong>Update</strong>: <a href="https://twitter.com/#!/doonie/statuses/92645389060161536" target="_blank">Dino Amenduni in un tweet</a> scommette che si tratti della campagna di lancio di un libro. Una <a href="http://www.valigiablu.it/doc/442/lo-strano-caso-del-precario-della-casta.htm" target="_blank">dettagliata analisi di Arianna Ciccone</a> sembra confermare questa ipotesi.</p>
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		<title>Ombre dell&#8217;estate</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 16:17:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre intorno a noi si disfanno gli imperi e le nazioni; mentre alcuni paesi bloccati nel proprio sviluppo da decenni di dittatura dimostrano in questi anni vitalità e capacità di creare progetti ambiziosi, come nel caso della Spagna; mentre, con drammaticità, il Sud del mondo preme sempre di più su quel fazzoletto di terra che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Mentre intorno a noi si disfanno gli imperi e le nazioni; mentre alcuni paesi bloccati nel proprio sviluppo da decenni di dittatura dimostrano in questi anni vitalità e capacità di creare progetti ambiziosi, come nel caso della Spagna; mentre, con drammaticità, il Sud del mondo preme sempre di più su quel fazzoletto di terra che è in proporzione l&#8217;Europa Occidentale, il nostro paese chiacchiera, la classe politica si diverte alle proprie battute e alla pseudoironia dei propri rappresentanti più in voga, i cronisti dei telegiornali tentano di riassumere, con effetti disastrosi, ciò che in definitiva non è riassumibile: &#8220;posizioni&#8221;, &#8220;auspici&#8221;, &#8220;distinguo&#8221;, &#8220;vaticini&#8221;, &#8220;giri di valzer&#8221;.</p>
<p>L&#8217;invadenza dei politici nell&#8217;informazione &#8211; e segnatamente sul teleschermo &#8211; è ormai inesorabile. E non credo che cambierà il prossimo autunno, oltre la confusione di questi mesi. Finché ci sarà qualcuno &#8211; e sono tantissimi &#8211; con i microfoni a inseguire un sottosegretario per farsi dire due stupidaggini, cosa dovremmo pretendere?</p></blockquote>
<p>Pier Vittorio Tondelli, 1991</p>
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		<title>Guardando al sud del Mediterraneo. Rivoluzioni arabe, guerra e occidente</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 11:44:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scrive Daniele Barbieri sul suo blog, in un intervento dal titolo Io che abito in Uccidente: Io ho la libertà, in Italia, di stare con Bersani, con Berlusconi, con Fini o con Casini. O con due-tre di questi per volta. O di scegliere quest’anno uno di loro e poi, fra 11 mesi, di votarne un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrive <a href="http://danielebarbieri.wordpress.com/" target="_blank">Daniele Barbieri</a> sul suo blog, in un intervento dal titolo <a href="http://danielebarbieri.wordpress.com/2011/03/28/uccidente-xxxxxxx/" target="_blank"><em>Io che abito in Uccidente</em></a>:</p>
<blockquote><p>Io ho la libertà, in Italia, di stare con  Bersani, con Berlusconi, con Fini o con Casini. O con due-tre di questi  per volta. O di scegliere quest’anno uno di loro e poi, fra 11 mesi, di  votarne un altro. Mi è però vietato di dire (o forse pensare) che  l’Italia potrebbe risanare il territorio oppure costruire scuole,  ospedali, case popolari con i soldi che spende in armi; i 4 detti prima  sono concordi nel non farmelo dire. Ancora più vietato è mettersi in  marcia verso la verità che Gunther Anders espresse così: “L’industria  non produce armi per le guerre ma guerre per le armi”.</p></blockquote>
<p>Barbieri sottolinea una prospettiva di cambiamento: smantellare l&#8217;Uccidente, l&#8217;occidente che uccide e continua a farlo, cioè la società in cui viviamo attualmente, per costruirne un&#8217;altra, secondo parametri diversi: ecologia, solidarietà, partecipazione&#8230; Ed è la prospettiva che, partendo da altre premesse e procedendo su toni diversi, attraversa anche un<a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=3568" target="_blank"> intervento di Wu Ming 4 e Wu Ming 5 su Giap</a>.</p>
<blockquote><p>Per chi da questa sponda del Mediterraneo assiste a immense  autoconvocazioni di piazza che tengono occupato lo spazio pubblico fino  alla cacciata dei governanti corrotti – senza imam e partiti jihadisti a  reggere il moccolo del razzismo occidentale – è come guardarsi in uno  specchio deformato. E’ come scoprire la propria immagine, appena più  giovane, che dice: “Si può fare”. Ma anche: “Noi siamo la vostra crisi”.  Oppure: “Siete il Terzo Mondo di voi stessi”.</p></blockquote>
<p>Se il timore dei poteri occidentali, già messi alle strette dalla crisi (che, comunque, difficilmente sono loro a pagare), è che &#8220;l&#8217;onda della rivolta attraversi il Mediterraneo&#8221;, per far sì che questo timore si trasformi in realtà, occorre costruire ponti verso il Nord Africa le cui rivolte hanno di certo avuto il merito di abbattere i muri di pregiudizi oltre cui noi, da osservatori a nord, avevamo confinato la loro storia e le loro società.</p>
<p>Sono tracce e consigli di lettura: credo che la vicinanza di prospettive tra percorsi diversi sia un passaggio chiave per ragionare su quanto sta accadendo nel mondo arabo e nelle nostre società, così da continuare a raccontarne la complessità.</p>
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		<title>È tutta colpa dei social network. O della precarietà.</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 17:21:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un tempo andava di moda scusarsi per la latitanza dalle pagine del proprio blog. Adesso semplicemente ci si limita ad aggiornare quando si ha qualcosa di sensato da scrivere, sufficientemente incuranti delle stats in picchiata. Un tempo non c&#8217;erano i social network a cui dare la colpa, per di più. (Un tempo ancor più in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-825" style="margin-right: 3px;" title="Tempi moderni" src="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2011/02/tempi-moderni.jpg" alt="tempi moderni È tutta colpa dei social network. O della precarietà." width="300" height="226" />Un tempo andava di moda scusarsi per la latitanza dalle pagine del proprio blog. Adesso semplicemente ci si limita ad aggiornare quando si ha qualcosa di sensato da scrivere, sufficientemente incuranti delle stats in picchiata. Un tempo non c&#8217;erano i social network a cui dare la colpa, per di più. (Un tempo ancor più in là nel tempo non c&#8217;erano nemmeno i blog. E sembra già preistoria. Divago.)</p>
<p>In realtà, più che il tempo dedicato ai social network, che è comunque parte &#8211; compresenza &#8211; del tempo speso in rete (i SN non sono lo stare in rete, sono <em>intanto</em> che io sto in rete &#8211; se si capisce la frase), è più un <em>loop precario</em> che si innesta sui processi mentali, con la forte tendenza a isolarli, rallentarli, quello che mi tiene distante da Festina lente. Alla fine mi ritrovo a fare l&#8217;equilibrista sui frammenti con cui si lavora alla sopravvivenza. E parlare con i tanti che vivono le stesse condizioni è come guardarsi allo specchio: il viso che vedi riflesso non ha i tuoi lineamenti, ma è lo stesso un po&#8217; il tuo.</p>
<p>Questo continuo inseguire (lavori, committenti, minime possibilità&#8230;) ha i tratti del circolo vizioso e contiene in sé elementi esiziali (almeno a livello di vitalità cerebrale). La parola che più manca nei dialoghi precari è &#8220;progettualità&#8221;. Non dico niente di nuovo.</p>
<p><span id="more-823"></span></p>
<p>Qualche tempo fa, riprendevo una serie di <a href="http://festinalente.ztl.eu/2010/12/06/dentro-a-un-imbuto-trentenni-precari-immobili/" target="_blank">articoli che riflettevano sulla mia generazione</a>: trentenne, precaria e immobile. Ciò che sento come agghiacciante è che questo modo di vivere è ormai diventato un meccanismo totalizzante: continuo così perché continuo così perché continuo così. Nonostante le poche soddisfazioni professionali e le pochissime gratificazioni economiche che si mettono insieme su questo percorso. Questo meccanismo non si limita a una coazione a ripetere di cui noi diventiamo allo stesso tempo sia vittime che artefici, ma lavora anche a una costante individualizzazione, che ci trova sempre più isolati, a partire dalle battaglie sui diritti nel lavoro, in cui questa frammentazione è già una sconfitta.</p>
<p>Viviamo una versione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tempi_moderni" target="_blank"><em>Tempi moderni</em></a> da terzo millennio: lavoratori della conoscenza imprigionati non più in enormi ingranaggi industriali ma tra computer e campagne di comunicazione.</p>
<p>Mi rendo conto che a questo punto dovrei arrivare a delle conclusioni o almeno a un tentativo. Ma questo è anche il punto in cui ci si scontra sempre con il come. A partire dal chiedersi se inceppare questo meccanismo sia un atto individuale oppure necessariamente collettivo, e considerando che questa nostra condizione e la degenerazione politica dell&#8217;Italia a cui assistiamo quotidianamente sono parte di uno stesso, grande problema.</p>
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		<title>Mettere i libri al bando: a Venezia succede</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 15:03:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Raffaele Speranzon]]></category>

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		<description><![CDATA[Va bene che ormai in Italia non ci si stupisce più di niente e, a ogni ulteriore passo di imbarbarimento, verrebbe quasi da limitarsi a ridere, passando oltre. Ma sentire la frase &#8220;mettere al bando&#8221; riferita a libri e autori è una cosa che fa accapponare la pelle. Il pretesto è uno dei casi mediatico/politici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Va bene che ormai in Italia non ci si stupisce più di niente e, a ogni ulteriore passo di imbarbarimento, verrebbe quasi da limitarsi a ridere, passando oltre. Ma sentire la frase &#8220;mettere al bando&#8221; riferita a libri e autori è una cosa che fa accapponare la pelle.</p>
<p>Il pretesto è uno dei casi mediatico/politici degli ultimi tempi, su cui il grado di livore e falsità scatenato da apparati bipartisan è stato inenarrabile: <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2009/01/002924.html#002924">l&#8217;affaire Battisti</a>.</p>
<p>Comunque la si pensi sulla questione, la proposta di mettere al bando dalle biblioteche pubbliche della provincia di Venezia i libri dei firmatari di un appello nel 2004 per la scarcerazione di Battisti è un segnale più che preoccupante: oggi tocca a loro, domani a chi? Questo, purtroppo, è l&#8217;orizzonte di democrazia in cui ci troviamo quotidianamente sempre più costretti e a cui dobbiamo reagire.</p>
<p>I Wu Ming hanno lanciato una<a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=2572" target="_blank"> riflessione in progress e una serie di iniziative</a>, costantemente aggiornate, con tutti i dettagli del caso. C&#8217;è anche un <a href="http://mazzetta.splinder.com/post/23883211/via-i-libri-degli-amici-di-battisti-dalle-biblioteche" target="_blank">commento di Mazzetta</a>. Sul Gazzettino, invece, potete trovare <a href="http://www.gazzettino.it/articolo_app.php?id=35711&amp;sez=NORDEST&amp;npl&amp;desc_sez" target="_blank">la lista degli autori messi al bando</a>, secondo la proposta lanciata dall&#8217;assessore provinciale alla cultura (!?) Speranzon.</p>
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		<title>Dentro a un imbuto: trentenni, precari, immobili</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 11:56:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Lavorare stanca]]></category>
		<category><![CDATA[Christian Raimo]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Castelli]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Mancassola]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Perniola]]></category>
		<category><![CDATA[precarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre cercavo una forma da dare a questi primi appunti, ho iniziato a pensare a un imbuto. Un grande, gigantesco imbuto a cui mi sento dentro. E con me tutta la mia generazione e, in parte, anche qualcuno da quelle prima e quelle dopo. Siamo tutti lì dentro quell&#8217;imbuto, intoppati nella parte larga, a pressarci, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/auro/2458305382/"><img class="alignleft size-full wp-image-810" style="margin-right: 3px;" title="orgasmiprecari" src="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/12/orgasmiprecari.jpg" alt="orgasmiprecari Dentro a un imbuto: trentenni, precari, immobili" width="160" height="240" /></a>Mentre cercavo una forma da dare a questi primi appunti, ho iniziato a pensare a un imbuto. Un grande, gigantesco imbuto a cui mi sento dentro. E con me tutta la mia generazione e, in parte, anche qualcuno da quelle prima e quelle dopo. Siamo tutti lì dentro quell&#8217;imbuto, intoppati nella parte larga, a pressarci, a volte sgomitando, a volte abbracciandoci. Ma siamo tutti lì, chi ci si è tuffato con entusiasmo, chi si è trovato trascinato contro la sua volontà. Tutti lì, sempre più pressati ogni attimo che passa.</p>
<p>A parte la nostra presenza, l&#8217;imbuto è libero, il collo non è ostruito. Eppure nulla passa. Nessuno. Restiamo tutti quanti intoppati, cercando di muoverci, magari di avvicinarci a quel buco che ci farebbe scivolare giù, garantendoci così una condizione più tranquilla. O almeno un passaggio. Ma siamo troppi e alla fine anche chi riesce a metterci i piedi quasi sopra, all&#8217;apertura, pronto a farsi sparare fuori come da una posta pneumatica per gli umani, viene tirato via e ricomincia la sue manovre per tentare di riavvicinarsi.</p>
<p>Quest&#8217;immagine si è fatta largo nella mia testa mentre parlavo con un amico, online. Si parlava di comunicazione e giornalismo, di musica e di parole che siano in grado di dire davvero, citando <a href="http://www.ztl.eu/?pag=iti&amp;id=84" target="_blank">Lester Bangs</a> e <a href="http://festinalente.ztl.eu/tag/pier-vittorio-tondelli/" target="_blank">Tondelli</a>, pensando all&#8217;oggi ma guardando indietro che il futuro, vederlo, sarebbe già qualcosa.</p>
<p><span id="more-790"></span></p>
<p>Sarà per questa immagine dell&#8217;imbuto che in testa oggi ho anche un&#8217;altra idea, un&#8217;ipotesi di reazione: sottrarre, sottrarsi. A questa pressione che ci schiaccia insieme, a questa immersione nella comunicazione che ci lascia impoveriti e storditi, in mezzo a repliche ridondanti di qualsiasi messaggio. Sono andato a ripescare tra gli scatoloni, che ormai non disfo nemmeno più, un libro di <a href="http://www.marioperniola.it/site/index.asp" target="_blank">Mario Perniola</a>, <em>Contro la comunicazione.</em> Lo sto rileggendo, che c&#8217;è da farne tesoro. E conto di tornarci su, perché può essere una bussola.</p>
<p>Perché in realtà partivo ancora da un&#8217;altra parte. Sto cercando di mettere insieme dei frammenti. Pezzi di un discorso collettivo, ragionamenti che vorrebbero contribuire a costruire un orizzonte condiviso, in cui poter(si) comprendere, in cui poter(si) parlare.</p>
<p>Un punto di partenza sono state <a href="http://www.minimaetmoralia.it/?p=3118" target="_blank">le parole di Christian Raimo</a>:</p>
<blockquote><p>questa schizofrenia non è soltanto un sintomo di una versione estrema del capitalismo del terziario avanzato. La schizofrenia è esattamente, precisamente, <em>il</em> modello dei rapporti di lavoro che ci interessano. La schizofrenia è il sostituto psicotico del conflitto di classe. Lavoratori dipendenti e autonomi, partite iva e contratti atipici, dottorandi e docenti precari, trentenni depressi e sessantenni che continuano a finanziare la vita dei figli sperando che un giorno questi li ricompenseranno.</p></blockquote>
<p>E quelle di <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=703643664#!/note.php?note_id=462792578685" target="_blank">Marco Mancassola</a>:</p>
<blockquote><p>Perché un popolo di trentenni precari e sottopagati, de-realizzati, senza prospettive su alcun piano, si limita a soffrire ognuno per conto suo, nel chiuso ermetico della propria esistenza?</p></blockquote>
<p>E ancora, <a href="http://cabaldixit.blogspot.com/2010/11/la-generazione-sbagliata.html" target="_blank">Luca Castelli</a>:</p>
<blockquote><p>Siamo una generazione sbagliata. Paranoica. Depressa. Delusa. Eppure geneticamente paralizzata. Persino quando vediamo un errore su Wikipedia mica lo correggiamo, però ce ne lamentiamo. Ci sentiamo talmente fragili e stanchi che sugli autobus i posti dovrebbero riservarli a noi, non ai settantenni.</p></blockquote>
<p>Sono tracce: domande e consapevolezze. Come a segnare il tracciato, a definire il territorio su cui si sta muovendo il mio ragionamento. Quindi cito ancora, <a href="http://www.molecoleonline.it/2010/10/29/ecco-chi-sono-i-lavoratori-della-conoscenza-sono-un-intervista-a-sergio-bologna/" target="_blank">un&#8217;intervista a Sergio Bologna</a>:</p>
<blockquote><p>il valore di mercato delle competenze dei lavoratori della conoscenza sta crollando. Il valore del loro lavoro si è svalutato molto di più di quello manuale. Prendete le tariffe orarie dell’uno e dell’altro e lo vedrete. In Italia chi ha una competenza dà fastidio. Quello che si cerca è una flessibilità esasperata che impone pagamenti inverosimili. Se finora questa situazione è stata sopportata senza eccessive proteste è perché la situazione di mercato era tollerabile. E’ facile prevedere che la crisi attuale, provocata da quella che Galbraith ha chiamato “economia della truffa”, porterà a situazioni di esasperazione e di totale sfiducia nelle istituzioni.</p></blockquote>
<p>C&#8217;è poi chi racconta <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/99406/perche-essere-precari-stanca/" target="_blank">la stanchezza dell&#8217;essere precari</a>, e uno <a href="http://www.mantellini.it/?p=10123#comment-68335" target="_blank">sfogo</a> (mio, sull&#8217;essere sfinito dal lavorare in Italia, in un commento a una ennesima storia di qualcuno che ha passato il confine).</p>
<p>E&#8217; un inizio di appunti, un tentativo di collegare, collegarsi.</p>
<p>Vivo in mezzo a tutto questo, riconosco le parole e le immagini raccontate da chi ho citato sopra. Ho bisogno di mettere insieme i frammenti. Qualcosa di più di tutte le storie che amici, conoscenti e colleghi mi raccontano a ogni incontro, con l&#8217;ennesimo bicchiere di vino in mano e gli occhi un po&#8217; svuotati. Perché come stiamo lo sappiamo. Quello che ci manca è uno sguardo avanti che ci faccia reagire.</p>
<p><em>La foto è di <a href="http://www.flickr.com/photos/auro/" target="_blank">[auro]</a> da Flickr</em>.<em> (Perché non si parla solo di lavoro, ma anche di desiderio)</em></p>
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		<title>Wikileaks, rivelazioni e complotti: un&#8217;operazione di intelligence?</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Nov 2010 12:26:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Giannuli]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Frattini]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Julian Assange]]></category>
		<category><![CDATA[servizi segreti]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Wikileaks]]></category>

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		<description><![CDATA[Premesso: che da Frattini non ci si può aspettare un&#8217;analisi della situazione di significativa rilevanza; che il governo Berlusconi è così vacillante che nemmeno le pezze che provano a mettere tengono minimamente (e questo, ma siamo OT, potrebbe rivelarsi pericoloso, non solo per l&#8217;uso già molto diffuso del manganello); che tra i tanti che difendono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Premesso:</p>
<ul>
<li>che da <a href="http://www.repubblica.it/politica/2010/11/26/news/wikileaks_rifiuti_pompei_finmeccanica_strategia_per_colpire_immagine_dell_italia-9537208/index.html?ref=search" target="_blank">Frattini</a> non ci si può aspettare un&#8217;analisi della situazione di significativa rilevanza;</li>
</ul>
<ul>
<li> che il governo Berlusconi è così vacillante che nemmeno le pezze che provano a mettere tengono minimamente (e questo, ma siamo OT, potrebbe rivelarsi pericoloso, non solo per l&#8217;uso già molto diffuso del manganello);</li>
</ul>
<ul>
<li> che tra i tanti che difendono a spada tratta <a href="http://www.wikileaks.org/" target="_blank">Wikileaks</a> e quelli che nutrono qualche dubbio, io sto più o meno in mezzo;</li>
</ul>
<ul>
<li> che sono memore di <a href="http://festinalente.ztl.eu/2010/01/12/noi-guerriglieri-dellinformazione/" target="_blank">sostanziosi interessamenti dei Servizi</a> per un&#8217;attività di informazione minore rispetto a quanto Assange e la sua squadra fanno uscire da tempo.</li>
</ul>
<p>Ritengo che l&#8217;<a href="http://www.aldogiannuli.it/?p=1263" target="_blank">intervento di Aldo Giannuli</a> in merito alle annunciate rivelazioni di Wikileaks sia il più ragionevole, soprattutto in questo passaggio:</p>
<blockquote><p>C’è abbastanza per capire che siamo di fronte ad una vera e propria operazione di intelligence, che parte dall’interno stesso dei servizi americani. Forse ai danni dei paesi alleati, forse si tratta di una polpetta avvelenata per destabilizzare l’Euro o per disinformare qualche paese terzo o forse addirittura di qualcosa contro lo stesso Presidente ed i vertici del servizio segreto da parte di una qualche frazione interna. Ne sappiamo troppo poco per sapere perché ciò avviene ma abbastanza per capire che si tratta di una operazione di vasto raggio nella quale può finire nel tritacarne più di un paese, fra cui anche l’Italia.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>E vai con la guerra! Le armi di derisione di massa di David Rees</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 12:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[L'archivio del venerdì]]></category>
		<category><![CDATA[Letteraria mente]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[David Rees]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Isbn edizioni]]></category>
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		<category><![CDATA[linguaggio]]></category>
		<category><![CDATA[U.S.A.]]></category>
		<category><![CDATA[Wikileaks]]></category>

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		<description><![CDATA[All&#8217;indomani delle rivelazioni di Wikileaks all&#8217;Espresso sul ruolo degli italiani in Afghanistan, ripubblico la recensione a un libro di fumetti (pubblicata nel marzo 2008 sul settimanale Sette sere) per ricordare quanto sia importante rimanere lucidi e non farci sottrarre il senso più profondo del linguaggio, anche attraverso la ferocia della satira. Del resto, che quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-medium wp-image-771" title="David Rees" src="http://festinalente.ztl.eu/wp-content/uploads/2010/10/rees-300x258.jpg" alt="rees 300x258 <em>E vai con la guerra!</em> Le armi di derisione di massa di David Rees " width="300" height="258" />All&#8217;indomani delle <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/afghanistan-ecco-la-verita/2136377" target="_blank">rivelazioni di Wikileaks all&#8217;Espresso sul ruolo degli italiani in Afghanistan</a>, ripubblico la recensione a un libro di fumetti (pubblicata nel marzo 2008 sul settimanale Sette sere) per ricordare quanto sia importante rimanere lucidi e non farci sottrarre il senso più profondo del linguaggio, anche attraverso la ferocia della satira. Del resto, che quella in Afghanistan non sia una missione di pace, lo dicevamo in tanti, da subito.</em></p>
<p>Qualche tempo fa riflettevamo sull&#8217;utilizzo manipolatore del linguaggio o, meglio, sull&#8217;utilizzo di eufemismi che ci lasciano con una lingua svuotata di significato e con scelte politiche nocive: dire “termovalorizzatore” al posto di “inceneritore”, per esempio, o ancora le espressioni abusate dai media e che ormai abbiamo dimenticato come “guerra umanitaria”, “bombardamenti chirurgici” e “danni collaterali”. Ed è proprio la guerra il territorio forse più abusato per tutti quegli eufemismi e quegli ossimori &#8211; che farebbero impallidire Orwell &#8211; che la politica utilizza per imporre scelte osteggiate dalla maggioranza (dalle missioni militari agli inceneritori, per rimanere agli esempi citati) spesso attraverso l&#8217;uso di una retorica che lascia ancora più stremato il linguaggio che ci troviamo a parlare.</p>
<p>Difficile opporre barriere di significato che ridiano senso alle parole e al discorso politico, soprattutto in un Paese come il nostro che non ammette l&#8217;arma della satira nel ring del dibattito pubblico. Tocca allora affidarsi alle voci che arrivano dagli Stati Uniti, ancor più feroci di quanto potrebbero essere quelle di casa nostra, proprio perché gli USA sono il punto primo della retorica patriottica (e, purtroppo, anche dell&#8217;azione militare conseguente) che mette in scena questo fantomatico scontro tra forze del bene e forze del male.</p>
<p><span id="more-770"></span></p>
<p>Ecco che arrivano anche in Italia, per le Edizioni Isbn, le strisce di David Rees, <em><a href="http://isbnedizioni.it/catalogo/varia/e-vai-con-la-guerra/" target="_blank">E vai con la guerra!</a></em>, dal sottotitolo <em>Armi di derisione di massa</em>. Caustiche, dure e volgari, le vignette di Rees mettono in scena l&#8217;uomo medio americano, il lavoratore nel suo ufficio, sconvolto all&#8217;indomani dell&#8217;attentato alle Torri Gemelle e ormai cinicamente assuefatto alla realtà di guerra permanente che gli USA hanno portato in Medio Oriente.</p>
<p>Ed è proprio dal linguaggio che parte la riflessione dell&#8217;autore, che fa parlare ai suoi personaggi uno slang hip hop; dice nell&#8217;intervista che chiude il volume: “Ho usato lo slang e il turpiloquio fin dalle prime mie strisce, e ho pensato che avrebbero funzionato anche in questo libro. Quel linguaggio è come una maschera che nasconde ansia e insicurezza, come quelle che ho provato dopo gli attacchi dell&#8217;11 settembre. Ho anche pensato che usare così tante parolacce sarebbe stato un modo semplice per fare breccia nel linguaggio confuso e irreale che usano i media dopo gli attacchi”.</p>
<p>E provocato da una domanda degli editori (“Dovrebbe esistere un <em>E vai con la guerra!</em> anche per l&#8217;attuale linguaggio politico italiano. È assurdo, astratto, un contenuto per il niente.”), Reeves risponde “Quando la gente cerca di far diventare gli attacchi dell&#8217;11/9 una enorme, generazionale battaglia tra il bene e il male, per forza te ne devi venir fuori con qualche cazzata retorica”. Satira feroce per contrastare una lingua che non è più capace di dirci nulla, come quella dei media e dei politici.</p>
<p>L&#8217;umorismo è feroce e spesso macabro e commenta con una rabbia quasi allucinata non solo le guerre in Afghanistan e Iraq, ma anche la riduzione delle libertà civili nel Paese e i grandi scandali politici e finanziari come quello di Enron. Ma dietro la ferocia e la cupezza dei protagonisti delle strisce si respira come uno slancio di speranza, una spinta rabbiosa verso la necessità di una prospettiva migliore, anche se questa prospettiva è drammaticamente sepolta da tonnellate di bombe che continuano a cadere.</p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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