<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Festina lente &#187; media</title>
	<atom:link href="http://festinalente.ztl.eu/tag/media/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://festinalente.ztl.eu</link>
	<description>&#34;Più leggero è il bagaglio, più lontano si arriva.&#34; (R. Kapuscinski)</description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 Feb 2012 13:29:22 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Libia, memoria e media. Per non perdere lucidità. (Do you remember Kosovo?)</title>
		<link>http://festinalente.ztl.eu/2011/02/24/libia-memoria-media-non-perdere-lucidita/</link>
		<comments>http://festinalente.ztl.eu/2011/02/24/libia-memoria-media-non-perdere-lucidita/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 21:33:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[armi chimiche]]></category>
		<category><![CDATA[Ceausescu]]></category>
		<category><![CDATA[Desert Storm]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[fosse comuni]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Gheddafi]]></category>
		<category><![CDATA[Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Kosovo]]></category>
		<category><![CDATA[Kuwait]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[Milosevic]]></category>
		<category><![CDATA[Serbia]]></category>
		<category><![CDATA[Timisoara]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://festinalente.ztl.eu/?p=830</guid>
		<description><![CDATA[Preoccupante, sì, non si sente più pensare. Preoccupante, sì, ricominciano a sparare! (Disciplinatha) Qualche traccia su ciò che sta accadendo in Libia e sulla memoria, che di questi tempi difetta sempre troppo. Geopolitica, media, spinte di popolo, interessi economici e strategici: ci sono talmente tanti elementi da far perdere la bussola. Bisogna tenere salde memoria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>Preoccupante, sì, non si sente più pensare. Preoccupante, sì, ricominciano a sparare! </em>(Disciplinatha)<em><br />
</em></p>
<p>Qualche traccia su ciò che sta accadendo in Libia e sulla memoria, che di questi tempi difetta sempre troppo. Geopolitica, media, spinte di popolo, interessi economici e strategici: ci sono talmente tanti elementi da far perdere la bussola. Bisogna tenere salde memoria e lucidità per evitare di finire nel gorgo divoratore dell&#8217;emozione.</p>
<p>Le spinte alla rivolta sono indubbiamente genuine, con le dovute differenze tra Tunisia, Egitto e Libia. Non è detto che però riescano a conservare questa genuinità sul lungo periodo.</p>
<p>La prima cosa da tenere in considerazione &#8211; ed è un&#8217;ovvietà &#8211; è che non esiste un evento isolato: ovunque esso avvenga è sempre inserito in un contesto geopolitico globale. La seconda, soprattutto dalla nostra posizione di osservatori, è il trattamento mediatico. Le differenze nel modo di trattare le rivolte in Egitto e Tunisia da una parte e Libia dall&#8217;altra sono evidenti.</p>
<p><span id="more-830"></span></p>
<p>Nel caso della Libia ci sono alcuni elementi che hanno allertato la memoria storica di tanti: il numero dei morti che cresce improvvisamente, le <a href="http://mazzetta.splinder.com/post/24184617/la-fossa-comune-della-ragione" target="_blank">voci sulle fosse comuni</a> &#8211; ormai appurate come false &#8211; e sugli stupri casa per casa, nonché la <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704520504576162820431712238.html" target="_blank">possibilità di utilizzo di armi chimiche</a> da parte dei fedeli di Gheddafi.</p>
<p>Questo tipo di trattamento mediatico dovrebbe riportare alla mente alcune cose, tra cui:</p>
<ul>
<li>le<a href="http://it.peacereporter.net/articolo/4343/Immagini+della+menzogna" target="_blank"> false fosse comuni di Timisoara</a> durante le rivolte che portarono alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ceausescu#Rivoluzione_e_collasso_del_regime" target="_blank">caduta di Ceausescu</a>;</li>
</ul>
<ul>
<li>l&#8217;invenzione della <a href="http://www.911review.com/precedent/decade/incubators.html" target="_blank">notizia dei bambini kuwaitiani strappati dalle incubatrici</a> e lasciati morire dai soldati iracheni, una perfetta operazione di PR per caricare l&#8217;opinione pubblica prima dell&#8217;operazione <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_del_Golfo" target="_blank">Desert Storm</a>;</li>
</ul>
<ul>
<li>la <a href="http://www.resistenze.org/sito/te/po/se/pose4n17.htm" target="_blank">costruzione mediatica del feroce nemico serbo</a> agli ordini di Milosevic, a suon di notizie (false) di pulizia etnica, fosse comuni e stupri di massa ai danni delle popolazioni kosovare.</li>
</ul>
<p>Questo per tenere allenata la memoria. Non è detto che per la Libia stia accadendo lo stesso, ma occorre essere attenti e tenere ben presente quali possono essere gli interessi in ballo.</p>
<p>Su Militant Blog c&#8217;è un<a href="http://www.militant-blog.org/?p=4110" target="_blank"> interessante thread</a>, con anche parecchi interventi di <a href="http://www.wumingfoundation.com/" target="_blank">Wu Ming 1</a> che riflettono sulla questione, raccogliendo diverse prospettive e vari spunti, oltre che un po&#8217; di link, per cercare di farsi un&#8217;idea che non sia viziata dalla nostra posizione occidentale a cui, forse, viene spesso troppo spontaneo identificarsi acriticamente con le sollevazioni di popoli oppressi. Badate bene: non si tratta di stare con Gheddafi, non fraintendete, se no non si va avanti. Si tratti di essere lucidi guardando in ogni direzione. Soprattutto se iniziano a girare <a href="http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_24/libia-cronaca-giornata_f95a1e8a-3fdc-11e0-9e6f-a362a9c0857e.shtml" target="_blank">voci di un intervento militare &#8220;umanitario&#8221;</a>. Ché sembra un copione già ben visto e rodato.</p>
<p>Suggerisco anche la lettura degli ultimi <a href="http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/" target="_blank">interventi di Pietro Ancona</a> in tema, soprattutto per allargare un po&#8217; le prospettive, che si condividano o meno le tesi che sostiene, così come la lettura di <a href="http://fulviogrimaldi.blogspot.com/2011/02/occhio-la-libia-e-unaltra-cosa.html" target="_blank">Occhio, la Libia è un&#8217;altra cosa</a>, di Fulvio Grimaldi.</p>
<p>Per chi invece volesse approfondire il tema dei movimenti di popolo eterodiretti può leggere questo <a href="http://www.globalresearch.ca/articles/MOW502A.html" target="_blank">articolo di Jonathan Mowat</a>, tradotto <a href="http://www.resistenze.org/sito/os/mp/osmp8c20.htm" target="_blank">in italiano qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://festinalente.ztl.eu/2011/02/24/libia-memoria-media-non-perdere-lucidita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il silenzio degli innocenti: media e razzismo</title>
		<link>http://festinalente.ztl.eu/2009/03/05/media-razzismo/</link>
		<comments>http://festinalente.ztl.eu/2009/03/05/media-razzismo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 17:06:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Faso]]></category>
		<category><![CDATA[lingua italiana]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://festinalente.ztl.eu/?p=207</guid>
		<description><![CDATA[In genere potremmo essere portati a pensare che l&#8217;istigazione razzista, il primo conato da cui parte la caccia al diverso (che dai quotidiani gesti di insofferenza e disprezzo arriva fino ai roghi dei campi e alle feroci aggressioni ai migranti) provenga da capipopolo dichiaratamente xenofobi e violenti, se non nei fatti, nel linguaggio. Utilizzando l&#8217;espressione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In genere potremmo essere portati a pensare che l&#8217;istigazione razzista, il primo conato da cui parte la caccia al diverso (che dai quotidiani gesti di insofferenza e disprezzo arriva fino ai roghi dei campi e alle feroci aggressioni ai migranti) provenga da capipopolo dichiaratamente xenofobi e violenti, se non nei fatti, nel linguaggio.</p>
<p>Utilizzando l&#8217;espressione <a href="http://festinalente.ztl.eu/2008/09/26/razzismo-democratico/" target="_blank">&#8220;razzismo democratico</a>&#8220;, Giuseppe Faso ci ha già dimostrato quanto sia fuorviante questa visione: spesso non è chi usa toni forti e frasi che incitano all&#8217;odio il principale responsabile della deriva razzista e intollerante di questo Paese, soprattutto perché si rivolge a una nicchia in cui certe idee sono già ben radicate, purtroppo. Il problema è quando sui media e in politica (e, di conseguenza, nella società) vengono utilizzate parole e concetti ambigui che contribuiscono ad allargare lo spazio per il razzismo in una fetta sempre più ampia di popolazione.</p>
<p>Le parole sono quindi linea di trincea su cui lavorare per riconquistare l&#8217;uso di un linguaggio corretto, ma rischia di essere un&#8217;impresa davvero difficile, se a istigare e mistificare, dando immagini volutamente distorte, sono giornalisti e testate verso le quali nessuno sarebbe portato a nutrire sospetti di razzismo e xenofobia. Eppure.</p>
<p>Sotto il titolo <em>Il silenzio degli innocenti &#8211; Materiali per la negoziazione di un&#8217;immagine meno infamante degli immigrati, dei rom e dei sinti</em>, è proprio Giuseppe Faso che, per Giornalisti contro il razzismo, raccoglie e analizza criticamente due esempi di questa tendenza: <a href="http://www.giornalismi.info/mediarom/articoli/art_1589.html" target="_blank">una risposta di Corrado Augias a una lettrice de la Repubblica</a> e <a href="http://www.giornalismi.info/mediarom/articoli/art_1590.html" target="_blank">un articolo di Luca Ricolfi su La Stampa a proposito di immigrati e criminalità</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://festinalente.ztl.eu/2009/03/05/media-razzismo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gaza, soluzione finale</title>
		<link>http://festinalente.ztl.eu/2008/12/31/gaza-soluzione-finale/</link>
		<comments>http://festinalente.ztl.eu/2008/12/31/gaza-soluzione-finale/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 2008 15:35:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[Patrizia Viglino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://festinalente.ztl.eu/?p=187</guid>
		<description><![CDATA[Pubblico questo articolo dell&#8217;amica giornalista Patrizia Viglino, che da anni si occupa di Medio Oriente, primo, perché è impossibile rimanere silenti davanti a quello che sta succedendo, secondo perché i media (soprattutto italiani, ma non solo, come ben analizzato dallo studio del Glasgow Media Group citato da McSilvan su Rekombinant) stanno, come sempre, raccontando un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblico questo articolo dell&#8217;amica giornalista Patrizia Viglino, che da anni si occupa di Medio Oriente, primo, perché è impossibile rimanere silenti davanti a quello che sta succedendo, secondo perché i media (soprattutto italiani, ma non solo, come ben analizzato dallo <a href="http://www.glasgowmediagroup.org/content/view/4/2/" target="_blank">studio del Glasgow Media Group</a> citato da <a href="http://liste.rekombinant.org/wws/arc/rekombinant/2008-12/msg00056.html" target="_blank">McSilvan su Rekombinant</a>) stanno, come sempre, raccontando un mare di falsità. Vi consiglio anche la lettura del <a href="http://guerrillaradio.iobloggo.com/" target="_blank">blog di Vittorio Arrigoni</a>, italiano a Gaza. E che il 2009 ci porti da un&#8217;altra parte, davvero. </em></p>
<p><strong>Gaza, soluzione finale</strong></p>
<p><em>di Patrizia Viglino</em></p>
<p>Cadaveri distesi per terra a mucchi, corpi dilaniati, volti esangui, le preghiere dei feriti in fin di vita. Bambini col cranio scoperchiato, grida di terrore, donne e uomini coperti di polvere, estratti dalle macerie degli edifici distrutti e tutto intorno quello che resta di vite umane spese nella sofferenza, nell’assedio, nella fame, nel sogno di vita e libertà che si trasforma in un fiume di sangue. Ospedali al collasso, privi di medicinali e di mezzi, corsie piene di cadaveri che giacciono fianco a fianco con i feriti, con i bambini che chiamano le madri sotto il flash delle macchine fotografiche.</p>
<p>Sanguina la Striscia di Gaza, sanguina e geme da tre lunghi giorni di furia omicida, aggredita da un esercito di sanguinari, sottoposta ad una pioggia di bombe che dal cielo e dal mare si abbatte sulla comunità di palestinesi rinchiusi nel più grande campo di concentramento del Mondo.</p>
<p>Ai confini del Gaza-Campo, soldati israeliani che si preparano all’invasione di terra, truppe che cantano e ballano, che esultano per gli oltre 350 morti palestinesi. Quale orrore maggiore ci stiamo preparando a guardare attraverso lo schermo delle televisioni nelle prossime ore? Quale raziocinante retorica saremo pronti ancora a digerire?</p>
<p>E intanto sentiamo ripetere l’odioso mantra dei carnefici del popolo palestinese, dal ministro israeliano della difesa Barak a quello degli esteri Livni, che in clima di campagna elettorale dicono di non voler fermare questa macchina da guerra chiamata “Israele” fintanto che Gaza non sia riportata indietro di dieci anni, fintanto che non rimarrà in piedi un solo edificio di Hamas, fintanto che non verrà annientato l’eterno nemico che oggi si chiama Hamas, come ieri si chiamava al-Fatah, come in passato si è chiamato OLP e come da sempre si chiama Popolo Palestinese.</p>
<p>Un’ombra sta scendendo sul mondo intero, sui giornalisti che se pur impressionati per la carneficina in corso non possono fare a meno di ripetere che Israele è in guerra con Hamas e che “una pioggia di razzi Qassam” ha colpito il sud di Israele.</p>
<p>Un’ombra si è già allungata sui governi occidentali, deboli pedine dello scacchiere della guerra totale che la potenza statunitense ha coltivato e accudito dagli anni Novanta ad oggi. Non è difficile comprenderlo. Il neo-eletto Barak Obama non ha fatto altro che seguire la linea di Bush in materia di politica mediorientale. Se qualche illuso ha creduto che essere un afro-americano significasse essere sensibile ai temi della pace si è sbagliato di grosso. Le dichiarazioni di Obama su questa strage degli inermi sono perfettamente in linea con la condotta dell’amministrazione Bush che dopo due giorni di guerra totale a Gaza ha ribadito che con Hamas, con i “terroristi” non si tratta. Come sempre e prima di tutto vengono gli interessi di Israele e per questo Israele ha qualunque diritto sul popolo palestinese, anche il diritto di vita e di morte, di imporre prigionia, fame, freddo, oscurantismo, disperazione. Ogni opzione è aperta su Gaza, ogni soluzione è buona per annientare questo popolo che ha commesso il grande crimine di esistere.</p>
<p>3 miliardi di dollari americani all’anno in finanziamenti alla macchina da guerra israeliana che per dieci anni hanno attrezzato i criminali di guerra, stiamo certi continueranno anche nel 2009.</p>
<p>La propaganda israeliana si è mobilitata parallelamente alla macchina bellica. Il ministro degli esteri Livni si è detta impegnata in una campagna mediatica senza precedenti. Uno staff scelto prende contatti in tutte le lingue e verifica che questa operazione di distruzione su Gaza venga interpretata nel giusto modo, si assicura che si parli di “difesa” e non di attacco, che si metta in luce come il nemico sia Hamas e non i palestinesi.</p>
<p>Controllano che il linguaggio e la disinformazione siano appropriati in modo da poter opportunamente sostenere la menzogna che ad essere bombardati siano solo le infrastrutture del terrore, la catena di comando di Hamas. Nemmeno una parola sulle vittime civili, sui bambini trucidati, sulle centinaia di famiglie distrutte dovrà essere spesa, mentre le immagini più crude è meglio censurarle. I mezzi di informazione continuano a ripetere e a trasmettere l’ordine di Tel Aviv: è un’operazione militare chirurgica contro Hamas, contro il terrorismo, contro il pericolo mortale per Israele.</p>
<p>Ma sulle pagine di Ha’aretz Amira Hass scrive il contrario, scrive che non è un attacco contro Hamas ma contro tutto il popolo palestinese.</p>
<p>In queste ore di orrore e di terrore, nessun capo di stato dice che i palestinesi hanno il diritto di esistere, che questa sanguinaria occupazione militare deve finire. Il lungo embargo umanitario che hanno chiamato “tregua”, ha servito sul piatto d’argento il pretesto della carneficina a suon di bombe. Una volta cotto a puntino, il popolo di Gaza può affrontare inerme l’invasione dell’esercito israeliano che in modo codardo si prepara ad entrare e ad affrontare armi in pugno una popolazione ridotta allo stremo.</p>
<p>In tre giorni di ininterrotti bombardamenti la macchina da guerra israeliana ha colpito in mezzo alla popolazione civile, si è macchiata di crimini di guerra colpendo caserme, case, edifici pubblici, università, moschee, luoghi di culto, danneggiando ospedali e tutto questo lo chiamano “Hamas”.</p>
<p>Di fronte a questo orrore disgustoso anche il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen, in linea con Bush, ha chiamato tutto questo “Hamas” e ha dichiarato che la colpa è di Hamas per aver rotto la tregua unilaterale, obbligatoria solo per i palestinesi.</p>
<p>Le divisioni interne palestinesi si sono ormai sedimentate, sono state costruite con abilità, a tavolino dalle diplomazie internazionali e tutto questo l’hanno chiamato “piano di pace”.</p>
<p>Quando tutto questo sarà finito la stampa non si prenderà cura di raccontarci fino in fondo questo Genocidio. Un milione e trecentomila palestinesi rinchiusi nella Striscia di Gaza non hanno possibilità alcuna di scampare al massacro che colpirà nel mucchio, a caso.</p>
<p>Tutto il Mondo è in rivolta e sta urlando la sua rabbia ma questo non conta nulla quando il mondo è governato da una classe di inetti e corrotti che porta avanti la grande menzogna della civiltà, quando il nostro silenzio inattivo viene pagato con il controllo del benessere finanziario, quando siamo disposti a lasciare che altri paghino i disastri del capitalismo di guerra, i mancati proventi del petrolio iracheno, i licenziamenti alla General Motors, la crisi finanziaria mondiale.</p>
<p>Il modello diplomatico in corso è quello sperimentato durante l’attacco al Libano del 2006: diplomazie al lavoro per decidere nel modo più lento possibile e per lasciare aperta ad Israele quella finestra di tempo necessaria per scatenare il suo odio anti-palestinese, per dare fiato agli anti-arabi, ai razzisti (molti dei quali tuonano dalle pagine dei quotidiani nazionali), a tutti coloro che non spenderanno una sola lacrima per un bambino palestinese morto ammazzato. Eppure le immagini che arrivano da Gaza parlano chiaro, mostrano un crimine di guerra, uno sterminio di massa realizzato con i toni trionfalistici di chi sa, nel governo israeliano, che non esiste alcuna forza politica sufficientemente libera da interessi politici capace di dire basta, di rompere ogni relazione, politica, diplomatica, commerciale, con questo governo di assassini.</p>
<p>Qual è la distanza che separa la guerra totale contro il popolo palestinese dalla soluzione finale palestinese?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://festinalente.ztl.eu/2008/12/31/gaza-soluzione-finale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Razzismo democratico</title>
		<link>http://festinalente.ztl.eu/2008/09/26/razzismo-democratico/</link>
		<comments>http://festinalente.ztl.eu/2008/09/26/razzismo-democratico/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 07:58:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Bifo]]></category>
		<category><![CDATA[DeriveApprodi]]></category>
		<category><![CDATA[Gian Luigi Beccaria]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Faso]]></category>
		<category><![CDATA[Lessico del razzismo democratico]]></category>
		<category><![CDATA[lingua italiana]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Sette sere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://festinalente.ztl.eu/?p=140</guid>
		<description><![CDATA[Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti! (Nanni Moretti in Palombella rossa) Ci siamo ormai talmente abituati che non ci facciamo più caso, le sentiamo ogni giorno in televisione e sulla bocca di tutti mentre prendiamo il caffè o facciamo la spesa, le leggiamo quotidianamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti! (Nanni Moretti in </em>Palombella rossa<em>)</em></p>
<p>Ci siamo ormai talmente abituati che non ci facciamo più caso, le sentiamo ogni giorno in televisione e sulla bocca di tutti mentre prendiamo il caffè o facciamo la spesa, le leggiamo quotidianamente sui giornali e sono così entrate dentro di noi, nel nostro uso, individuale e collettivo, che nemmeno ci interroghiamo più sul loro reale significato e su quello che portano con sé.</p>
<p>Le parole. Le parole sbagliate per definire le cose e le situazioni, le parole sbagliate per raccontare un mondo che continua a cambiare sempre troppo in fretta rispetto alla nostra capacità di metabolizzazione. I media, ancora una volta, cassa di risonanza, standardizzazione del banale, del detto male, del superficiale, abusando di un linguaggio svuotato di significati, incapaci di sguardo critico. Siamo parlati da un linguaggio che non comprendiamo più, <a href="http://article.gmane.org/gmane.culture.internet.rekombinant/2222" target="_blank">scriveva Bifo in un suo intervento in rete</a>, e io aggiungerei che questa lingua è svuotata, abbruttita, incapace di dire, afasica: suoni e stereotipi che rimbalzano tra tv giornali e internet a veicolare immagini sempre identiche e categorie riduttive, semplicistiche.</p>
<p><a href="http://www.booksblog.it/post/1935/la-lingua-italiana-oggi" target="_blank">Gian Luigi Beccaria scriveva</a> che dobbiamo difenderci dall&#8217;abuso della lingua, dalle frasi fatte, dalle espressioni preconfenzionate a uso mediatico. Riguadagnare il silenzio e con esso il senso reale delle parole. Perché un linguaggio povero è sintomo di un pensiero povero. Non solo: ha conseguenze sociali.</p>
<p>Scrive Giuseppe Faso, a proposito dell&#8217;utilizzo (mediatico e politico) della parola &#8216;degrado&#8217;: “non è la prima volta che ci troviamo di fronte a un conflitto che per ridisegnare il mondo dei valori trasforma, impoverisce e mistifica l&#8217;uso delle parole. Sarebbe bene rendersene conto, decidere da che parte stare, e come contribuire alla negoziazione del linguaggio, visto che i suoi effetti ricadono sulla regolazione delle pratiche sociali”.</p>
<p>Queste frasi vengono da un libro importante per capire quello che sta succedendo, questo slittamento semantico che è anche slittamento sociale, politico, modificazione della realtà. Il testo si intitola <em>Lessico del razzismo democratico</em> ed è stato pubblicato da <a href="http://www.deriveapprodi.org/" target="_blank">DeriveApprodi</a> nel marzo di quest&#8217;anno. Tante voci, da &#8216;albanesi&#8217; a &#8216;vu cumprà&#8217;, passando per &#8216;badanti&#8217; e &#8216;democrazia&#8217;, &#8216;integrazione&#8217; e &#8216;politicamente corretto&#8217;.</p>
<p>Ma è più efficace affidarsi direttamente alle parole di Faso che, alla voce &#8216;sicurezza&#8217;, scrive: “Marcello Maneri ci ha mostrato come il panico morale (&#8230;) è un dispositivo che trasforma l&#8217;insicurezza di origine esistenziale (mancanza di &#8216;security&#8217;) e l&#8217;incertezza cognitiva (mancanza di &#8216;certainty&#8217;) in allarme per la mancanza di sicurezza personale (&#8216;safety&#8217;). Si tratta di un imbroglio, perché le fonti più oscure della nostra insicurezza vengono rimosse, e si dà un volto concreto al nemico-estraneo che (&#8230;) viene individuato come portatore di pericolo”. Parole usate con consapevole colpevolezza, quindi. E non solo da chi ha smanie autoritarie o repressive ma anche da chi, appunto, si definisce con convinzione <em>democratico</em>, mascherando dietro a scelte lessicali scorrette o irresponsabili il razzismo ormai non più latente della nostra società ogni giorno più chiusa e avvelenata.</p>
<p>Su Carmilla, <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2007/11/002440.html#002440" target="_blank">alcune</a> <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2008/03/002578.html#002578" target="_blank">voci</a> del libro e <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2008/06/002693.html#002693" target="_blank">un&#8217;intervista a Giuseppe Faso</a>.</p>
<p><em>Pubblicato sul settimanale <a href="http://www.settesere.it">Sette sere</a> del 26 settembre 2008</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://festinalente.ztl.eu/2008/09/26/razzismo-democratico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

